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martedì 13 marzo 2012

Alcune considerazioni sulle First Aid Kit


Cover (The Lion's Roar:First Aid Kit) 


Impossibile non analizzare il fenomeno di queste due ragazzine svedesi, le sorelle Johanna e Klara Soderberg, posto che questo fenomeno vada ad occupare le pagine migliori dei più rappresentativi giornali musicali del mondo: il recente "The Lion's Roar" è la loro seconda prova ufficiale e francamente potete trovare recensioni ed interviste sul web già in quantità industriali purtroppo spesso con molti errori di valutazione; ....leggo di un loro inserimento nel filone neo-folk di Joanna Newson o Fleet Foxes.....provo confusione.....i riferimenti sembrano solo testuali e non musicali..... ; innanzitutto ci troviamo di fronte a un duo di voci, adolescenziali, che solo per un fatto d'età escludono la loro partecipazione alle voci bianche della musica rock (Rickie Lee Jones, Nanci Griffith, etc.), ma le composizioni vengono trattate con gli stessi principi armonici che fecero indimenticabili le melodie di Paul Simon & Art Garfunkel, così come quelle di Crosby & Nash nei settanta; la musica è "americana" fino al midollo, spazia da una ben confezionata scrittura folk ad un country-pop che echeggia episodi di ugual peso commerciale in terra statunitense (si va dai capostipiti Gram Parsons e Emmylou Harris fino ai recenti slanci a sfondo reiterativo del passato di gruppi come le Dixie Chicks), sino alle tendenze malinconiche di una parte dell'alternative country (specie il Ryan Adams dei primi albums), senza disdegnare qualche elemento di spettralismo vocale alla Velvet Underground; quello però che colpisce è la scrittura delle canzoni: se da un lato non ci sono elementi per gridare ad un miracolo, dall'altro alcune canzoni sembrano indubbiamente uscite dalla penna di un scrittore di musica rock ben attempato: è vero che gruppi del genere, specie nei confini dell'indie rock, non sono una novità ma certamente è sorprendente come ragazze di 15 e 18 anni possano tirare fuori brani maturi come la title track o "To a poet". Se un termine di paragone fisico più immediato e consono mi sembra quello delle due inglesi Unthanks, quello che spesso non si riesce a tollerare è il saccheggio di un genere (quello "americana") che si è formato e risiede in altre parte del mondo; spesso mi sono chiesto perchè "risucchiare" aspetti già conosciuti altrove quando sia possibile costruire prodotti basandosi su una tradizione musicale del proprio paese che viene da lontano....Quando in Svezia arrivarono nei settanta gli Abba, ricordo che si parlava di pop europeo, ma la proposta del famoso quartetto pur essendo pop, aveva irrimediabilmente sempre una vena implicita che richiamava la "nordicità" di provenienza; da più di un quindicennio pare che l'uniformità sia dilagante in tutto il mondo e schiacci quelle differenze geografiche che dovrebbero essere preservate. Perchè fare del blues (replicante) in Italia se non abbiamo quella propensione sociale e storica... sarebbe meglio lasciarlo fare agli americani e magari di colore; ritornando al pop, gran parte del pop europeo di oggi è una miscela ad alta condensazione dove però si fa fatica a trovare termini di riferimento reali che possano far emergere personaggi con reali caratteri di novità ed originalità. E' una idea piuttosto severa quella proposta, ma è anche l'unica valida che conosco per dare un senso compiuto, nello spazio e nel tempo, a quello che ho di fronte mentre ascolto.
Si dice che Patti Smith abbia pianto di fronte alle perfomances delle due svedesi.... io spero sinceramente, che  fosse un pianto di commozione e non di dolore, per due adolescenti che si trovano ad affrontare una realtà vissuta troppo in anticipo...al di là delle considerazioni svolte "The lion's roar" è più maturo dell'esordio e in linea generale è un buon disco, ma la profondità degli argomenti trattati rispetto all'età delle due musicisti è il fattore che, a dire il vero, mi fa dubitare per il loro futuro.

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