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venerdì 17 febbraio 2012

Kaija Saariaho: D'om Le Vrai Sens




Gyorgy Ligeti diceva che quando andiamo in aereo subiamo il fascino del dettaglio del paesaggio che scompare e si fonde in un tutto che si compone di campi di colore che si estendono o si riducono (fino ad un punto nudo in lontananza) nella nostra sensazione visiva. Gli strumenti  possono far crescere e diminuire quel "paesaggio" di suoni fornendo quell'effetto illusione che è il significato principale dell'arte, presentimenti di un mondo che potrebbe essere reale. La compositrice finlandese Kajia Saariaho si intromise nella sperimentazione tra mondo elettroacustico ed elettronica live, proprio allo scopo di ricreare quelle sensazioni: figlia dell'approcio di Maderna, Stockhausen, Ligeti e poi degli spettralisti francesi, la Saariaho con uno studio spasmodico dell'elettronica dinamica e delle possibilità "armoniche" di alcuni strumenti (in particolare flauto e violoncello) è riuscita a creare un suo "prodotto" che meravigliosamente unisce toni, colori misteriosi con tessiture curate nei minimi particolari. La sua musica è un'evoluzione "mentale" che si trasferisce in musica: l'elemento elettronica è quasi sempre presente sia se si tratta di manipolazioni al computer che al sintetizzatore, anzi lei stessa tende a concepire l'orchestra come un enorme sintetizzatore; il risultato è che come in molte opere di Murail e Grisey o di alcune più prossime allo spettralismo di Ligeti (vedi quelle orchestrali con approccio multistrato) la musica ha il potere di portare alla deriva non solo l'ascoltatore, ma anche l'orchestra. Tuttavia la diversità di Saariaho sta nel fatto di essere nordica e di aver inserito nella composizione quelle istanze di attaccamento alla nostalgia e all'imprevedibilità del paesaggio. Un'artista completa, forse la migliore progressione che la musica classica contemporanea abbia raggiunto negli ultimi anni, amante della scrittura poetica (che spesso costituisce la fonte di ispirazione e in alcuni momenti viene addirittura condensata in brevi ed inoffensivi excursus vocali dei musicisti partecipanti ai progetti, nonchè delle arti visive (che le permettono una variabilità dei ritmi e delle forme in rapporto all'immaginazione derivante dalla struttura dei suoni).
La differenza tra uno Stockhausen o uno Xenakis risiede nel fatto che la sua musica non ha radici nella matematica o si proietta solo in una dimensione fisica per esprimere i rapporti con la tecnologia, la sua è una musica che ha anche un carattere di "naturalistico", è studio scientifico teso a creare una sorta di esperienza estetica dentro il ramo musicale (basti pensare intuitivamente alla nomenclatura delle sue composizioni che vanno da luci artiche a cristalli, da pianeti a gigli d'acqua) e se vi sembra che il caos organizzato da lei prodotto sia un caos, probabilmente non solo scoprirete di non avere un cuore ma anche di non aver una mente. "Verblendungen" (tradotto in tedesco deliri) la introduce splendidamente nel 1984 nel mondo della classica contemporanea che conta, ma quell'esperienza sarà solo il primo passo (per un ottima spiegazione delle opere vi consiglio di leggere i commenti sul sito www.chesternovello.com). Quello che mi preme sottolineare è come la Saariaho abbia trasferito questo suo intenso rapporto con la musica nell'ambito dell'opera, introducendo nuovi parametri che meritano un ripensamento teorico sullo stato di quel settore ("L'amour de loine" affascina anche per quel modo sommesso ed intrinsecamente "nordico" dei cantanti che sembrano  unire le loro voci in simbiosi con il "presagio" orchestrale) e la stessa abbia saputo districarsi con originalità anche senza la presenza dell'elettronica (molto valido è la riproposizione delle tematiche da camera che la Kairos ha raccolto in un suo volume) costruendo una carriera sapida e di altissimo livello con una fitta rete di argomenti da scoprire.
Ispirata da una serie di arazzi nel museo medievale di Parigi, "D'om Le vrai Sens", composizione orchestrale con clarinetto dominante per Kriikku, Kaija Saariaho prende in considerazione i cinque sensi (più il suo sesto "vero" senso) con un curioso cambio di posizione per il clarinettista, che gradualmente si sposta da dietro al pubblico seminascosto fino ad arrivare al suo posto centrale sul palco davanti all'orchestra: composizione affascinante per via di quell'incredibile climax di tensione (mista tra il mistero del non conoscibile e la paura dell'avverabile) è anche opera devota al simbolismo. Dopo aver messo sigillo su violini, flauto e violoncello è arrivato il momento del clarinetto. Completano il cd "Laterna magica", sempre orchestrale e che conferma l'attuale momento compositivo della finlandese diretto ad un'incremento della componente "estatica" e contemplativa del suo multistrato musicale e un ciclo di lied songs a sfondo di poesie di Eino Leino. 


Discografia consigliata:
-Meet the composer, 2 cds, Finlandia
-Du cristal....à la fumèe, Salonen/Kronos Quartet/Kartunen, Ondine
-Chateau de l'ame, Upshaw, Kremer, Sony
-L'amour de loine, Salonen/Upshaw, Deutsche Gramophone o Nagano, Harmonia Mundi
-Chamber Music, Wolpe Trio, Kairos
-Notes on light/Orion, Orchestre de Paris, Ondine
-L'aile du songe, Finnish Radio Symphony Orchestra, Disque Montaigne


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