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domenica 12 febbraio 2012

Windy and Carl: We will always be




Il nuovo lavoro di Windy & Carl (Windy Weber e Carl Hultgren) "We will always be" riapre l'affannosa contraddizione che affligge molti gruppi cosiddetti "post-rock": la domanda che ci si pone è qual'è il livello di influenza che il rock/pop ha donato all'ambient music e nel caso specifico alla drone music; se è chiaro che inutile è un ragionamento impostato sulla prevalenza, più utile è riflettere sui risultati del connubio. Coloro che amano il rock e hanno amato anche il dream pop e lo shoegazer (genere trasognato dove il rallentamento del ritmo e delle cadenze musicali è cosa consolidata) tendono ad assegnare una valenza a quel tipo cantato bisbigliato, sussurato, volutamente leggero e fuori contesto. Gli stessi tenderanno ad avere un atteggiamento molto più riflessivo sull'attività dronistica valutandola spesso solo nel contesto delle sensazioni ricevute. Bene!, questi signori ameranno "Drawing of sound", primo disco del duo del Michigan, che si pone all'attenzione dei critici dei circuiti indie per i motivi appena citati. Subito dopo quell'episodio discografico, i due americani cambiano registro con "Antartica" mettendo in un angolino le miscelate situazioni canore alla 4AD, facendo risaltare tutto l'aspetto "musicale" della composizione: un viaggio nella regione in musica spettacolarmente calibrato in maniera efficiente sui suoni di chitarra in drone di Carl e sul basso di Windy, suoni ora intrisi di una carica minacciosa affascinante, ora pieni di riverberazioni cristalline, con un impressionante impronta subordinata ad un potere subliminale notevole. Gli amanti del dream pop/shoegazer sono un pò meno soddisfatti, ma personalmente Windy & Carl cercano di osare di più dalla loro musica e con piena coscienza di mezzi centrano il loro capolavoro: fantastico l'incedere sonoro di "Antartica", penso che mai un gruppo non proveniente specificatamente dall'ambient music abbia espresso una perfetta affinità con il tema (in verità gli episodi musicali più famosi dedicati all'Antartico sono stati la settima sinfonia di Vaughan Williams, coerentemente inserita nel contesto della sinfonia nordica anni cinquanta e una colonna sonora di Vangelis che rispetto all'opera di Windy & Carl riveste diversità nel carattere dell'elettronica usata per raggiungere risultati anche di natura cinematica). Ma anche i due restanti brani di "Antartica", cioè "Traveling" e "Sunrise" non permettono distrazioni: uno dei dischi più belli partoriti nell'ambient music. Questo disco, ancora sepolto nel mondo delle produzioni misconosciute, sarà il viatico per entrare a pieno titolo nella Kranky Records: i suoi effetti sono l'esordio "Depht" nel 1998, ancora costruito sulla scia di "Antartica" (un gradino sotto), e "Consciousness" nel 2001, che comunque non riesce a raggiungere la stessa omogeneità compositiva dei suoi predecessori. Dopo un'intensa attività discografica fatta di Ep, rarità e compilazioni, con "Songs for the broken hearted" il duo ritorna alla miscela ambient/dream degli esordi e questo percorso viene ribadito anche dal presente "We will always be", in cui il canto flebile ed emofiliaco di Windy costituisce spesso un elemento di disturbo, con la sensazione aggiuntiva che anche le esperienze in drones e i loro subliminali riferimenti si stiano appiattendo (fa eccezione "The smell old books"). Il caso di Windy & Carl è emblematico di come i processi ibridi abbiano una valenza in termini di idee e di tecniche per eseguirle, ma come sia difficile suscitare emozioni solo basandosi sulla contrapposizione di aspetti musicali appartenenti a generi diversi.

Discografia consigliata:
-Drawing of Sound (Icon, 1996)

-Antarctica (Darla, 1997)
-Depths (Kranky, 1998)
-Consciousness (Kranky, 2001)

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