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mercoledì 29 febbraio 2012

Il controverso Chick Corea: The Continents




Personaggio musicalmente eclettico, il pianista Chick Corea (di origini italiane) ha da sempre spaccato letteralmente il mondo degli appassionati del jazz: da una parte i jazzofili "tradizionali" lo hanno osannato, mentre quelli "avantgarde" hanno avuto pochi spunti per innamorarsene: al di là dell'annosa questione sul fatto di considerarlo o meno uno degli "originali" della musica jazz, dopo ormai decenni di onorata carriera, sembra imporsi un bilancio del musicista americano, anche alla luce delle nuove esperienze che il pianista sta cercando nel mondo della musica colta. Molta critica (forse a ben vedere) ritiene che i primi anni della carriera siano stati i migliori e senza mezzi termini irripetibili: l'esordio boppistico di "Tones for Joan's Bones" mette in evidenza un pianista jazz appartenente alla razza dei "velocissimi" con un stile a cascata già conosciuto nelle note dinamiche pianistiche di McCoy Tyner. "Now we sings now we sobs", il successivo disco in trio con Miroslav Vitous e Roy Haynes rappresenterà una sorta di embrionale e riassuntivo suggello dello stile di Corea: oltre alle consuete dinamiche tendenti alla modalità e a un frizzante neo-bop, quello che emerge sono gli accenti "latini"; non solo, nell'ultimo breve brano di quel disco (The Law of falling and catching up) è contenuta la sua prima svolta verso il free jazz e le avanguardie: infatti subito dopo fonda il gruppo dei Circle con Braxton e Holland e pubblica parecchi concerti che sostengono la sua prima vera incursione nel mondo accademico, e sebbene alla fine la sensazione è che quello stesso mondo possa appartenere solo a Braxton, il livello tecnico di Corea è elevato. Il free jazz viene ancora coltivato con un altro progetto forse meno cervellotico e più diretto, quello costituito con un sestetto composto da Holland, DeJohnette, Laws, Woody Shaw, Bennie Maupin, in cui emergono i due "Is" e "Sundance". Corea è molto motivato a far bene nel jazz e certamente la sua freschezza compositiva è un espediente di successo. Quello era il periodo in cui si faceva strada anche il pianismo eterogeneo di Jarrett e non vi è dubbio che fu facile fare confusione: in verità la differenza risiedeva nel tocco e nel periodo storico rappresentato; una forza soprannaturale nei polpastrelli per Jarrett molto addentrato nei tempi impressionisti, una fluttazione decisa e leggiadra per Corea, romantica quasi quanto Chopin. Corea ottiene anche il suo primo contratto con la Ecm Records che formalmente sancisce la seconda svolta: i due volumi di "Piano Improvisations" sono colorazioni del piano che risentono in maniera evidente dei riscontri classici dell'ottocento storico in una rincorsa a ritroso nel tempo che arriva quasi alla classicità di Mozart, ma sono anche frutto delle nuove tendenze pianistiche; è in queste improvvisazioni che si forma il suo futuro marchio distintivo che guadagnerà consensi grazie anche ad una melodicità frutto di una mediazione con il rock. La vicinanza al sound brasiliano di Flora Purim e Airto Moreira gli dà spunto per il progetto musicale migliore della sua vita artistica: sfruttando le conoscenze derivanti dall'uso delle nuove tastiere che funzionano a piano elettrico, già ampiamente esplorate in senso trasversale per Miles Davis, Corea tira fuori i Return of Forever, gruppo antesignano della fusion in generale (intesa come commistione con la ritmica del rock) e soprattutto di quella "latina", inventando una ordinata e sospensiva formula che media a meraviglia cantabilità e rigore artistico, cosa che si ripeterà in "Light of feathers" la cui unica differenza con l'omonimo esordio è quello di mancare della novità. Questa semplice ed esaltante formula che al jazz deve ancora molto e che rimane probabilmente la miglior espressione del pianista nel tempo a livello compositivo verrà gradualmente smantellata con gli innesti di Clarke, Di Meola, etc. a favore di un più accentuata dinamica ritmica, che spesso manda in crisi l'ascoltatore, perchè sembra di trovarsi ad un imbarazzante supergruppo di progressive rock. Con questi lavori si arresta però anche l'ispirazione: da quel momento in poi, Corea intraprenderà numerosi progetti in duo, trio, quartetto etc. oltre a progetti acustici ed elettrici simili a quello dei Return to Forever, ma i risultati appariranno sempre piuttosto scontati. Se si eccettua un quartetto con starring partner Michael Brecker (che forse deve il suo interesse più al modo di suonare dello straordinario sassofonista) e una bella esibizione con Hancock (altro paladino del modalismo pianistico), divisa in due cd ma condivisa su brani già pubblicati, si nota in tutto il resto della discografia tanto mestiere e poca magia. L'approcio di Corea alla colta viene segnalato dalla registrazione ufficiale dei suoi "Corea's Concerto" in cui il pianista tentava di inserire un trio di jazzisti nel contesto più ampio di un'orchestra: la nuova versione di "Spain" e un concerto per piano mostrano un personale tentativo di amalgama con gli ensembles più larghi, Corea è attento a non creare troppa sovrapposizione, mantenendo un possente controllo della partitura al piano. Comunque, sia per i rimandi storici importanti (l'orchestrazione è simile nell'incedere a quello fatto dai compositori sudamericani nel primo novecento), sia per la coerenza del tema e dei tocchi latini, viene evitata la monotonia di molta sua produzione. Con "The continents" per quintetto jazz ed orchestra, Corea ci riprova ma il risultato è nettamente inferiore: sia il concerto n. 2 (dedicato ai continenti), sia la seconda parte della raccolta dedicata agli standards di Kenny Dorham,  scorrono con quella ovvia semplicità  in un rapporto con la storia che è come scontrarsi con degli iceberg: Corea si inserisce in quella visuale vetusta di una presunta sensibilità artistica che è uno dei punti d'arrivo di molti musicisti amanti della latinità (vedi Rubalcaba, certe cose di Di Meola) ma che oggi ha bisogno di ripensamenti critici per suscitare più interesse. Più focalizzata invece è  la serie di miniature pianistiche che sorreggono la struttura dell'altra pubblicazione per la Deutsche Gramophone, "On two pianos" con lo scomparso Nicolas Economou, pianista specializzato in repertorio romantico, ripresi in concerto a Monaco nel 1981 e '82.


Discografia consigliata:
-Tones For Joan's Bones, Phantom 1966
-Now He Sings, Now He Sobs, Emi 1968
-Complete Is sessions, Blue Note 1969
-Circle 2: Gathering, Stretch R. 1971
Con i Return to Forever:
-Return To Forever, Polydor 1972
-Light as a Feather, Polydor 1973
-Where Have I Known You Before, Polydor 1974
 -An Evening With Chick Corea & Herbie Hancock In Concert, Columbia 1978
-Three Quartets, Universal 1981, con M.Brecker, S.Gadd, E.Gomez
-Corea Concerto, Sony 1999 



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