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lunedì 16 gennaio 2012

Un possibile sviluppo dell'elettronica odierna: Alva Noto e Ryoji Ikeda



Alla fine del mio post "Considerazioni personali sul presunto stato di crisi dell'elettronica" dicevo...."Forse le migliori idee vengono dal “collage” che molti artisti stanno tentando di proporre, cioè cercare di attaccare pezzi musicali di vario genere tra cui non si escludono elementi persistenti di “rumore” (noise) per cercare una pozione musicalmente spendibile....": è venuto il momento di esplicitare parzialmente questo concetto.
Tenendo presente quello già detto a proposito dell'importanza storica rivestita da compositori come Stockhausen o Subotnick (vedi mio precedente posts su Robin Rimbaud alias "Scanner"), una schiera di musicisti/compositori sembra aver avviato un possibile sviluppo del futuro della musica, indirizzando i suoi sforzi ad un tipo di elettronica che io chiamo da "rielaborazione" del noise: non si tratta solo di un asfittico copia ed incolla immerso nella vasta gamma di suoni prodotti dall'ambiente, ma di un tentativo di dare una "presenza" a quei suoni che sono di dominio giornaliero ma che difficilmente si può pensare abbiano una propria voce. La pratica di costruire degli interi "edifici" sonori basati sull'elaborazione dei suoni delle macchine (sia nelle loro parti meccaniche che in quelle multimediali) è un esperimento che ha interessato alcuni musicisti europei ed americani che hanno provveduto ad aggiornare la lezione di Stockhausen; ed è un fenomeno che non riguarda solo musicisti di estrazione "ambient" o "dance", ma persino i giovani compositori classici che nella loro formazione inglobano quest'attività di elettronica (da sola o anche) abbinata agli strumenti (ultimamente un compositore che mi è capitato di ascoltare che utilizzava un tipo di elettronica simile è il francese Pierre Jodlowski). Alva Noto, Ryoji Ikeda, Scanner (di cui vi ho già parlato) Thomas Knak, Blixa Barged (in sostanza tutto il movimento creato nella dedicata etichetta discografica di Noto, la Rasten-Noton) e tutta la platea dei musicisti IDM (Intelligence Dance Music) sono i principali artefici di questo nuovo sviluppo della musica che consiste in un particolarissimo "collage" musicale.
L'attività significativa del tedesco Carsten Nicolai (in arte Alva Noto) si fonda nel 2000 con il suo glitch cibernetico grazie a "Prototypes" registrato per la nota etichetta Mille Plateaux: album chiaramente di riferimento generazionale, "Prototypes" segna uno sconcertante presa di coscienza dell'attività dell'uomo; quello che resta è una fredda rappresentazione dei simboli odierni, i cui campioni di suono vengono da lui manipolati cercando di fare emergere le combinazioni "sottili" o "sorde", risaltando di conseguenza le frequenze meno udibili e fornendo un spaccato isolazionista, ma terribilmente moderno della musica anticonvenzionale. Bip degli orologi digitali, esili battiti ritmici, suoni rinvenienti da scarti erratici dei computers, sibili fonici, programmazione anche causale alla Cage, costituiscono la materia organica di queste composizioni musicali che aprono la discussione su due fronti, quello di una nuova e settoriale comunicazione musicale verificata sugli oggetti e quella più intricata di un riposizionamento della musica su aspetti alquanto futuristici. Questi esperimenti sonici ripetuti in "Transform", vengono trattati in forma modulare con un evidente minimalismo construttivo (d'altronde il "modulo" con quelle caratteristiche inizia ad essere una nuova prerogativa nella composizione di brani da parte di molte frange oltranziste anche di altri generi (vedi nel jazz gli esperimenti espliciti di artisti come Nik Bartsch); l'aspetto inquietante è la nostra condizione di esseri rispetto alla dipendenza dalla tecnologia (computer, cellulari, etc.) vista in un inquadramento diverso rispetto a quello di teorie alternative come ad esempio quella della musica autogenerativa portata avanti da Eno e da molti altri musicisti che attraverso dei software interattivi sono in grado di comporre automaticamente dietro semplici input dell'utilizzatore (quest'ultimo verrebbe spogliato della figura del compositore, in quanto responsabile della proprietà dei brani sarebbe il computer); qui vi è più la volontà di dare un adeguato contenuto visivo ad argomenti di attualità che coinvolgono l'ascoltatore: se ci manteniamo in questa ottica, allora i risultati raggiunti sono strabilianti specie se consideriamo il lavoro di Noto, un lavoro figlio della contemporaneità musicale che molto deve all'evidenziazione della razionalità nella musica, nonchè alla spettacolarizzazione degli effetti visivi rinvenienti dalla presenza dal vivo conseguita attraverso opportune installazioni; più difficile è il risvolto puramente "musicale", quello che interessa il critico ascoltatore, che si trova di fronte al problema di dare un anima a quelle composizioni e di come la migliore parte della musica contemporanea (dalla classica all'ambient music) possa donare sul piano delle intenzioni subdole dell'autore: forse è sotto questo aspetto che andrebbe fatta una valutazione più aderente, e Alva Noto stesso avvertì il bisogno di integrare le criptiche visioni che forgiavano il suo stile con iniezioni di ambient music dronistica nei due volumi di "Xerrox" nei quali si è materializzata la sua prima svolta stilistica. L'altra dimensione molto pubblicizzata è stata quella delle collaborazioni con Sakamoto: nei cinque episodi collaborativi il lavoro di Noto deve ogni volta coordinarsi con quello del giapponese che alla fine si rivela elemento catalizzatore. L'obiettivo è quello di fornire un nuovo aspetto del filone "modern classical", ossia la classica di Erik Satie (poche note al piano evocative, talvolta archi minimali) con l'impianto di glitch e rielaborazioni al computer che costituiscono l'originale sfaccettatura sonora di Noto. E' inutile ribadire come sia già preso da queste contaminazioni anche il settore moderno della dance music (IDM), ma di questo se ne riparlerà in altra sede.
L'altro interessante portatore di questo sciame sonoro di elettronica "ricostruita" è il giapponese Ryoji Ikeda, artista comunque orbitante nell'area europea (vive a Parigi): nel suo caso è evidente l'appropriazione di un struttura musicale comunicativa che tende a privilegiare il linguaggio di ipotetiche macchine da ufficio o di un linguaggio "matematico" (con riferimenti che possono trovarsi anche nello spazio dedicato delle nostre case): Ikeda, emerge inizialmente con ritagli che viaggiano su un doppio binario (da una parte solo glitch, dall'altra elettronica manipolata in droni sibillanti) e in un senso parallelo a quelle di Noto per via dei rumori e toni utilizzati, nonchè per l'uso delle frequenze basse, ma già presenta una propria specificità per via dell'impiego di frammenti sonori provenienti da spezzoni televisivi o cinematografici, o che pescano nei retaggi comunicativi della Nasa (il miglior risultato viene prodotto nel notevole "Time and space" del 1998, dove il glitch è ben calibrato in quella indiretta volontà di raggiungere un risultato visivo della musica espressa). Poi, è con "Matrix", che si tuffa in un difficile percorso artistico teso a privilegiare la rappresentazione"musicale" delle matrici matematiche o delle macchine informatiche, forse troppo complicato in relazione agli obiettivi da raggiungere, ravvivato parzialmente dalle esperienze parallele che l'artista giapponese ha effettuato: In "Op." tenta un esperimento simile a quello fatto dal duo Noto-Sakamoto con l'introduzione di quartetti d'archi, mentre con Noto collabora nel progetto "Cyclo" che fornisce un'ottimo punto di convergenza delle attività artistiche dei due musicisti, finchè comunque non si immedesimerà prepotentemente nella materia sonora delle macchine elettrocontabili o dei suoni informatici che ne costituisce il suo originale e spiazzante verso stilistico.

Discografia consigliata:

Alva Noto:
Prototypes, Mille Plateaux 2000
Xerrox vol 1/Vol 2, Rasten-Noton 2007/2009
Vrioon, Rasten-Noton 2002 (con Sakamoto)
Ryoji Ikeda
Time and space, Stalplaat 2001
Op, Touch 2003
Dataplex, Rasten-Noton 2005
Noto/Ikeda:
-Cyclo, Raster-Noton 2001

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