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giovedì 12 gennaio 2012

Stefano Scodanibbio




Stefano Scodanibbio era l'incarnazione del contrabbasso nella musica colta contemporanea: era uno dei punti di riferimento di tutti i grandi compositori che avevano abbracciato la modernità musicale: da Cage a Ferneyhough, da Xenakis a Grisey, da Berio a Scelsi, Stefano aveva dato il suo contributo; ma non si caratterizzava solo per la parte "musicista" del personaggio (che comunque aveva le sue grandi soddisfazioni) ma anche per quella di "compositore" (aspetto invero piuttosto ridimensionato da certa critica pregiudizievole): sul web, le biografie e i riconoscimenti sono noti e non sarò io a ricordarvelo ulteriormente; quello che mi preme segnalare è che la morte ha privato il mondo di un musicista sincero, profondamente immerso nella sua arte e nelle sue passioni: Scodanibbio amava anche la letteratura, specie quella che si inseriva nei "suoi" pensieri musicali: la sua decisione di andare a trascorrere gli ultimi istanti della sua vita a Cuernavaca in Messico era la diretta conseguenza della sua indiretta approvazione delle profondità filosofiche di Malcolm Lowry e del suo precipitare "sotto il vulcano". Non a caso una delle sue migliori espressioni artistiche si fonda su una sua raccolta di poesie "Voyage that never ends", un lungo drone diviso in quattro parti simboliche in cui Stefano applica in maniera inconfutabile la tecnica dell'arco mobile e dove il suo contrabbasso in solitudine piena acquista una libertà ed un amalgama incredibile con la sua persona fisica, un itinerario fatto di silenzio, di riverberi acustici continui e di passaggi virtuosistici: un percorso di "armonici" che farebbe innamorare anche un neofita degli ascolti della musica contemporanea.
Scodanibbio ha praticamente cercato innovazione in tutte le frange della colta moderna: era in grado di suonare avantgarde, minimale o spettrale a seconda delle esigenze di composizione; si introduceva quasi "discretamente" nelle evoluzioni di colossi come Cage, Xenakis o Berio (che richiedevano una particolare capacità sensoriale di approccio allo strumento), così come in quelle dei minimalisti come Terry Riley (fornendo un suono perfettamente stilizzato in tema meditativo, "orientalizzato"  delle dinamiche descrittive, nelle sue due collaborazioni discografiche), e nella riscoperta del connubio tra recitazione accompagnata da contrabbasso (le tratte poetiche con Sanguineti e Vittorio Reta).
Stefano diceva, durante i concerti legati al periodo di "Voyage that never ends", che non stava sperimentando le tecniche, ma che le stava portando ad un'altro livello, ed era un livello totalmente sconosciuto, fatti di nuove combinazioni di suoni che trascinavano l'ascoltatore in un'altra dimensione (qualche critico parlava di ipotetici sonorità fiabesche da Mago di Oz). Si divideva tra registrazioni pseudo-accademiche e composizioni aperte all'interagire di altri strumenti: si pensi al "My new address" per la Stradivarius (per il cui approfondimento consiglio la recensione di Andrea Aguzzi su http://www.chitarraedintorni.eu/recensioni_my_new_address.htm) oppure in nuovi territori di esplorazione del contrabbasso, in una sorta di amplificazione trasversale determinata dall'utilizzo di basi registrate su nastro come nel recentissimo "Oltracuidansa" per la Mode (vedi la recensione di Daniel Barbiero su http://avantmusicnews.com/2011/12/22/stefano-scodanibbio-oltracuidansa/)
Senza dubbio, una prematura e grande perdita per la musica. 

Discografia consigliata: (come compositore)
1997 - Lazy Afternoon among the Crocodiles - Terry Riley & Stefano Scodanibbio (CD - Pierrot Lunaire)
1998 - Voyage That Never Ends (CD - New Albion)
2004 - My new address (CD - Stradivarius)
2005 - Diamond Fiddle Language - Terry Riley & Stefano Scodanibbio (CD - Magonza/Wergo)
2010 - Oltracuidansa (CD - Mode Records New York)



1 commento:

  1. ti ringrazio sinceramente per avermi citato nel tuo bell'articolo, R.i.p. Stefano Scodanibbio se ne è andato un gigante

    Andrea Aguzzi

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