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lunedì 30 gennaio 2012

Sofia Gubaidulina


Se nel mondo ancora oggi si cercano le fondamenta di una buona fede in Dio, la compositrice russa Sofia Gubaidulina sembra aver trovato da tempo le risposte giuste e le ha trovate nella musica. Nata in un clima chiaramente improntato alla repressione delle libertà individuali (la Russia di staliniana memoria), la ormai ottantenne compositrice si  liberò di quel fardello impegnandosi nella sua attività. Dopo aver assorbito come una voragine tutta la cultura classica sino alle sue ultime evoluzioni (Sofia ha composto anche un lavoro di elettronica ante-literam "Vivente-Non Vivente" nel '70), la russa prende seriamente in mano il mondo delle avanguardie e della contemporaneità russa e il suo apporto sarà fondamentale. Ad oggi, con una vena che sembra non inaridirsi affatto, Sofia può vantarsi del fatto di aver cristalizzato molte situazioni. Quali?
1) Su una lunghezza d'onda che va da Bach a Webern, la Gubaidulina ha fissato un suo standard che in qualche modo può considerarsi uno dei possibili sviluppi dei percorsi intrapresi dalla storia della musica classica: la stessa compositrice la concepisce come un albero con dei rami (lei presumibilmente è uno di quelli) che approfondiscono le intuizioni primarie. Sofia sarà già strabiliante con i saggi pianistici in sonata prima nel '65 e con un concerto "Introitus" poi nel '78, saggi virtuosi con clusters, ostinati, risonanze interne, che ristabiliscono da parte delle maestranze un reale ed effettivo interesse per quelle tipologie di composizione.
2) Non solo si limita ad una personale e direi "religiosa" elaborazione degli stilemi atonali, ma utilizza tutte quelle tecniche di estensione agli strumenti che gli permettono di esplorare le tonalità basse e di dargli una dimensione misteriosa o anche mistica, senza contare che in molte sue composizioni ritornano i concetti dei rapporti aurei o dei numeri di Fibonacci, che guidano lo spartito: Sofia ha sempre affermato che la sua serie di Fibonacci dev'essere basata sulle scale naturali e non sui sistemi temperati che ne costituiscono già un ordinamento, poichè libero è il rapporto dei suoni in natura così come liberi sono i tempi e i ritmi. (una sorta di riaffermazione della microtonalità e della just intonation)
3) E' certamente condivisibile la sua inclusione nel movimento minimalista religioso che si sviluppa nel Nord Europa, certo con caratteristiche diverse da quelle che contraddistinguevano Part o Gorecki, poichè la Gubaidulina tende ad esaltare la drammacità delle situazioni; non solo, ma personalmente penso che il suo inserimento debba essere anche rivalutato dopo l'esperienza della commessa della Passione di S.Giovanni, in cui la russa ha donato elementi di novità alla coralità, cercando un compromesso con la religione ortodossa, un tentativo alquanto difficile, nobile e rischioso dal punto di vista musicale, ma certamente frutto di una grande apertura mentale.
4) E' stata una delle prime compositrici a riservare alla musica classica nuovi abbinamenti tra gli strumenti, mettendo di fronte ad esempio sezioni di fiati inusuali con trii o quartetti a corde, oppure componendo concerti ibridi di archi e coro, o anche contrapponendo tromboni e percussioni; inoltre è innegabile che abbia contribuito a formare un patrimonio vergine di carattere contemporaneo a molti strumenti come la fisarmonica bayan (variante folklorica di quella ordinaria) o al fagotto, alla tromba, nonchè alle percussioni che da sempre costituiscono uno dei veicoli principali della Gubaidulina per accrescere la fisicità della composizione.
Fatte queste premesse, l'immensità di questa compositrice sta nella costruzione monumentale di suoni che si distinguono per una ricchezza ed un fascino irrimediabile, un libero crogiuolo di sonorità sempre presentate in perfetta suddivisione di spazi, silenzi, con un ricorso memorabile alle risonanze e ai vortici strumentali da una parte, ma anche fornendo sprazzi "classici" degni di un grande compositore del passato dall'altra: una delle pietre miliari della modernità, nonchè il suo capolavoro, è l'Offertorium, concerto per violino ed orchestra composto nel 1980 e dedicato a Gidon Kremer, che colpisce per la sua intensità espressiva e per il magnifico connubio che si crea tra il violino e il resto degli strumenti corposamente e rigorosamente "misteriosi" per tutto il percorso. Il bis la russa lo ha fatto nel 2007 donando il suo secondo concerto ad Anne Sophie Mutter, ma è innegabile che il suo nome lo si trova già da tempo in ogni rigagnolo della musica colta moderna. Molte ottime composizioni dell'ultimo decennio trascorse non sono ancora state registrate su cd (lo saranno probabilmente più in là), tra quelle registrate si distinguono quelle dedicate alla figlia morta Nadeyka nel 2004 in forma di trittico tra cui la world premiere "Lyre of the Orpheus" incisa da Kremer con la Kremerata Baltica per la Ecm N.S., che esaltando l'aspetto sensitivo dell'artista, probabilmente tenta di percorrere i corridoi dell'aldilà, attraverso un favoloso gioco di andirivieni strumentali. Le altre due world premieres recenti sono "Glorious Percussion", primo concerto per percussioni registrato dalla Lucerna Symphony Orchestra di Jonathan Nott per la Bis Records (che batte sul tempo le esecuzioni di Dudamel con la Berliner Philarmonica) e "Fachwerk" ulteriore contributo sul bayan per la Naxos; sarebbe ora, visto il numero dei lavori svolti sulle percussioni, che ci fosse una sistemazione di queste opere così come successo sul fagotto in moda da avere un volume unico sull'argomento: la Gubaidulina si è cimentata diverse volte sulla composizione allargata a più percussionisti (6 o 7 musicisti ognuno con il proprio tableaux di vibrafoni, cimbali etc.) da soli o in abbinamento con tromboni, sax o violini.

Discografia consigliata:
-Offertorium, Charles Dutoit, Boston Symphony Orchestra, Kremer, Deutsche Gramophone
-In tempus praesens, Anne Sophie Mutter, Deutsche Gramophone
-Complete piano works, Dian Baker, Stradivarius
-In the Mirror, Vladimir Kozhukhar, Kyiv Chambers Players, Bis
-The Canticle of the sun, Pahud, LSO London Voices, Rostropovich, Emi Classics
-"Stimmen...Verstummen", Symphony in 12 movements, Rozhdestvensky, Royal Stockolm P.O., Chandos
-Concerto for bassoon & low string, Lahti Chamber Ensemble, Vanska, Bis
-String quartets 1-3, String Trio, Danish String Quartet, Cpo
-Alleluja, Copenaghen Choir, Jorgensen, Chandos
-De Profundis, Et expecto, Farmer, Black Box
-Sonata for double bass and piano, Styffe, Simax
-The Deceitful face of hope and of despair/Sieben worte, Venzago, Gothenburg S.O., Bis
-Lyre of the Orpheus, Kremer, Ecm

 

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