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venerdì 20 gennaio 2012

Scandinavian Jazz 2011



Lo scenario jazz della Scandinavia non è mai stato così ricco di novità da un pò di tempo a questa parte: non c'è solo il jazz cosmopolita di tanti musicisti rientranti nel giro dell'Ecm Records di Eicher, vi è una vera frammentazione di genere delle urgenze espressive dei musicisti: mentre spesso quelli di casa "tedesca" percorrono il jazz guardando a tutti gli aspetti innovativi che lo possono modificare (e quindi si pongono in una situazione in cui l'interazione con altri generi "moderni" -segnatamente l'ambient music e le varie etnicità- rappresenta la via principale per costruire la propria formula sonora), altri tentano un aggiornamento dello stesso, mettendo assieme pezzi del passato, in una sorta di ricostruzione contemporanea e virtuosa di elementi diversi. Tutto questo contribuisce a fare della scena scandinava una delle più interessanti da tempo sia per l'eterogeneità delle proposte e sia per la perizia dei musicisti. Tutti cercano un potenziale futuro punto d'arrivo ed ognuno cerca di sfruttarlo secondo le proprie idee. Le principali etichette discografiche nelle quali militano i musicisti nordici (oltre alle tedesche Ecm e Act per le quali vi ho già segnalato parecchie cose) si sono organizzate per favorire questa espansione culturale del jazz e le principali protagoniste in materia (Jazzland Records, Rune Grammophone, Hubro Records, Ozella e Smalltown Supersound) sono spesso lanciate in progetti discografici che vanno anche oltre la proposizione di un certo jazz, abbracciando relazioni di tipo diverso: l'elettronica, naturalmente, è entrata di diritto nella composizione; la manipolazione dei suoni , il noise e altri elementi concreti hanno costruito l'esperienza del gruppo dei Supersilent; gli incroci con il free più aggressivo e sperimentale ha portato alla ribalta personaggi come Mats Gustaffson e i The Thing. Ma in Scandinavia c'è anche una corrente di pensiero (supportata da molta critica internazionale) che vede il futuro del jazz in una rielaborazione del "vecchio" patrimonio disponibile: gruppi in tal senso sono gli Atomic (gruppo che assembla musicisti di assoluto valore come il trombettista Magnus Broo, il pianista Havard Milk, il bassista Ingerbrigt Haker Flaten, Paal Nilssen-Love alla batteria e Fredrik Ljungkvist ai fiati) che hanno già una discografia ragguardevole e i Motif (sempre con Havard Milk al piano, Ole Morten Vagan al contrabbasso, Atle Nyro al sassofono, Eivind Lonning alla tromba e Hakon M.Johansen alla batteria) che stanno guadagnando sempre più consensi. Se per i primi siamo in presenza di musicisti che mettono assieme hard bop, free jazz (anche abrasivo), spirito blues, Miles Davis dei sessanta, scampoli di classicismo, infestazioni sonore tipo orchestra post-Ascension, per i secondi Davis rimane sempre un chiaro modello con un tantino di compostezza sonora in più. Il nuovo lavoro degli Atomic in particolare, "Here comes everybody", è fatto per gli amanti del tema (quel refrain che costituisce l'inizio e la fine del brano prima dell'improvvisazione); sa essere avanzato ed evocativo e rappresenta uno splendido esempio di mainstream jazz spinto alle sue vere estremità. I solisti dànno un apporto eccezionale al gruppo e hanno un affiatamento che farebbe invidia a qualsiasi formazione consolidata: gli Atomic sono una fresca riedizione del passato bop, una vitalità che è tipica degli episodi importanti e che spesso manca nei nostri ascolti. Inoltre il consiglio è di seguire anche la carriera parallela di Magnus Broo, che si è già imposto all'attenzione con un quartetto locale, nei progetti dei The Godforgottens e negli Angles ed anche con un suo progetto da solista.
Sempre per la Jazzland Records impossibile non menzionare il progetto orchestrale del violinista (e pluristrumentista) Ola Kvernberg, ossia "Liarbird", che rappresenta un'altra chiave di volta per affrontare in maniera originale la visione jazzistica: in questa prova, che costituisce una commissione in favore di un festival scandinavo, emerge quella ricerca del suono "emotivo", la capacità lirica degli strumenti che coniuga il semplice jazz con un evidente afflato nordico (che in questa incisione scava anche nel folklore scandinavo e nel gioco percussivo etnico); ma senza dubbio anche il sassofonista Hakon Kornstad, nelle sue "Symphonies in my head", è alla scoperta di quel suono che, se pure rimanda al tradizionalismo collegato ai timbri caldi di Coltrane e Henderson, attraverso una sapiente gioco di pause e con dei loop studiati di supporto sa provocare sensazioni di benessere armonico: il suo jazz universale, registrato con acustica perfetta nella chiesa Sofienberg di Oslo, trova nelle melodie tonali e negli evidenti stratificazioni musicali orientalizzate di alcuni brani, il suo punto di forza.
Se invece volete scoprire qualcosa di simile, ma organizzata in trio stile Jarrett passando per Stenson, vi segnalo il sensitivo trio del norvegese Helge Lien "Natsukashii": fantasia, profondità pianistica, cantabilità sono gli ingredienti reali della formula del trio scandinavo che registra per la Ozella Records, la quale quest'anno si distingue anche per la nuova incisione "Ossicles" del sassofonista Karl Seglem, nettamente rientrante nella sfera dei progetti di interfaccia etnica di Garbarek.
Tra le novità, invece, della Hubro Records vi segnalo soprattutto il cd di Mats Eilertsen "Skydive", (lo splendido contrabbassista contemplativo aggregato al trio di Tord Gustavsen), che si proietta come miglior prodotto "fusion" oriented; Eilertsen dimostra una notevole fantasia compositiva che si amalgama perfettamente con il gruppo prescelto per le registrazioni: Alexi Tuomarila alle tastiere, Olavi Louhivauri alla batteria (che ho avuto la fortuna di vedere nei concerti estivi di Tomasz Stanko), nonchè Tore Brumborg (sassofonista emergente già partner di musicisti come Ketil Bjornstaed, A.Jormin e tanti altri) garantiscono un risultato finale molto meno scontato di quello che si possa pensare.
Per la Rune Grammophone, invece, oltre alla delirante prova dei Fire! di "Unreleased" (vedi mio post precedente) un interessante esperimento è quello che il gruppo degli Humcrush (cioè del duo Stale Storlokken, già tastierista dei Supersilent e Thomas Stronen, batterista dei Food) ha effettuato con la cantante Sidsel Endresen nella registrazione "Ha!": un personalissimo linguaggio musicale, fatto di elettronica ricostruita in glitch e basi campionate che si unisce alla vocalità d'avanguardia della Endresen, che si districa in un linguaggio che sembra dialettale, costituendo uno dei connubi più originali ed avanzati degli ultimi tempi.



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