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lunedì 2 gennaio 2012

In the tradition of American Style: Schwantner e Torke





Uno dei compositori fondamentali per lo sviluppo di un certo tipo di musica classica senza confini negli Usa è stato Aaron Copland: gran parte del polistilismo americano di oggi è frutto delle sue intuizioni; se in Europa, negli anni trenta, era da tempo finito il revival del nazionalismo musicale, in Usa tale processo partì contemporaneamente alla formazione della grandeur sociale ed economica che il paese statunitense attraversò agli inizi del novecento. Ne prese gli aspetti realistici aderendo a quello che la storia gli stava riservando: innovazione alle stelle, approccio multietnico a prevalenza africana, folklore delle terre d'origine. I compositori americani si divisero in due gruppi, quelli con idee sperimentali e futuristiche e quelli che cercavano nuovi punti di arrivo partendo dalla materia disponibile. Ne conseguirà che il jazz e il folklore dei posti si affiancherà alla cultura post-romantica che i compositori americani avevano studiato in Europa e poi importato nel loro paese, creando una new thing che assomigliava tanto nella sostanza ai quei movimenti musicali nazionalisti che gli Europei avevano già sperimentato: Copland portò nelle orchestre non solo una tecnica (romantica o seriale del caso) ma l'idea che la musica potesse abbracciare qualsiasi elemento e rimanere nel contempo unica, originale, frutto della caratterizzazione del compositore che la crea. In sostanza pose le basi per la creazione di un patrimonio musicale strettamente imparentato con la sua nazione. 
E' stato grazie anche a lui che nel novecento la musica colta che arrivava dagli Usa assunse un peso notevole nella circostanza della riscoperta del settore sinfonico, del concerto e dell'orchestrazione in generale che acquisiva luoghi comuni. La Naxos Records è stata da tempo attenta a questa evoluzione musicale (anche di mercato degli ascolti) seguendo anche con varie collane di "classici" i nuovi capitoli dedicati alla cultura americana. Qualcuno, specie fra gli amanti di Cage, Feldman etc., storcerà il naso di fronte a compositori che forse non apportavano nulla di speciale in termini di innovazione, rubavano le intuizioni di altri costruendo dei prodotti di risulta, ma è indubbio che il processo di aggiornamento che la musica ha attraversato passava anche da questi autori: la fluorescenza delle orchestre, la loro dinamicità strumentale, nonchè frequenti ripassi delle teorie atonali e minimali ne costituivano un nuovo processo controverso di ripartenza della musica classica.
Joseph Schwantner (1943) è uno degli esempi più calzanti presi in considerazione dall'etichetta discografica americana: l'enciclopedica Wikipedia inglese recita così a proposito del suo stile e della sua carriera...."Schwantner is prolific, with many works to his credit. His style is accessible, coloristic and eclectic, drawing on such diverse elements as French impressionism, African drumming, and minimalism. His orchestral work Aftertones of Infinity received the 1979 Pulitzer Prize for Music. He also wrote violinist, Anne Akiko Meyers, 'Angelfire', a fantasy for amplified violin and orchestra. La musica di Schwantner fornisce la chiave temporale per accostarsi alle modificazioni che i compositori hanno intrapreso negli ultimi vent''anni Michael Torke (1961), allievo di Schwantner, è degno continuatore di questa teoria "colorista" che attinge ad un secolo di classica, jazz, "leggera" avanguardia e culture moderne (anche rap/disco), costituendo un'ulteriore estensione di Schwantner, poichè inserisce elementi della composizione pop o comunque vicina all'estetica di musicisti trasversali come per es. Bacharach: se le prime composizioni lo trovavano molto centrato su una scrittura minimalista, quest'ultima caratteristica perderà di consistenza con il tempo, lasciando più spazio ai giochi orchestrali, alla creazione di elementi più tradizionalmente coerenti con una scrittura versatile orientata al balletto o quanto meno alla commessa da manifestazione ("Javelin" fu la colonna sonora dei giochi olimpici di Atlanta nel 1994). Ma l'aspetto che più colpisce è la bravura dell'artista nel mettere assieme il puzzle compositivo, mantenendo vivo uno stile personale, lontano da possibili linguaggi musicali scontati. Torke è stato pesantemente criticato per aver accolto le moderne impostazioni di molti compositori americani (Rouse, Daugherty, Zinmann,etc.) che hanno sperimentato accostamenti tra la classica più tradizionale (Beethoven, Mendelhsson) e gli stili funk, disco o rap frutto della modernità; ma il suo tentativo non deve far pensare ad unioni mal congegnate o effettuate solo a fini commerciali: il rovescio della medaglia per chi cerca frutto in campi così rischiosi è un'esplorazione completa del fattore melodico.
La creazione della sua casa discografica (l'Estatic Records) non sembra aver giovato in termini di creatività al compositore di Milwaukee: l'ultima pubblicazione "Tahiti" è un tentativo di coniugare lo stile con gli umori di alcune isole del Pacifico, ma la sensazione è che Torke si sia fatto prendere la mano da uno sterile tropicalismo. La verità è che le ultime composizioni di Torke non sembrano brillare come nel passato e la sensazione è purtroppo quella di dover già ritenere molto lontani i ben più articolati episodi di "Color Music" o di "An american abroad".

Discografia consigliata:
Joseph Schwantner:
-Composer's collection, Gia 2006
-Aftertone of infinity, New Wordl, 1992
-Angelfire; Beyond Autumn; September Canticle...,Hyperion 2005
Michael Torke
-Chamber Works, Argo, 1990
-Color Music, Argo, 1991
-Javelin, Argo, 1996
-Overnight Mail, Argo, 1998
-Book of Proverbs/Four Proverbs, Argo, 1999
oppure in alternativa il Box riepilogativo della Ectatic Collection, 2004
-Rapture/An American Abroad/Jasper, Naxos, 2003


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