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domenica 18 dicembre 2011

Satoko Fujii



Nell'àmbito della musica jazz al confine con l'avanguardia, molti musicisti hanno deciso di seguire percorsi intricati e spesso poco personali, mentre alcuni sono riusciti a donare al proprio sound una linea più avvincente senza voler a tutti i costi rendere ultramoderna la proposta: la giapponese pianista Satoko Fujii ha avuto il merito di costruire una polivalente struttura di musica jazz senza confini di genere, mettendo comunque al centro della sua formula musicale le evoluzioni che la storia ha fornito. Partita free-jazz grazie al suo primo album in solo piano "Something about the water" nel 1994 in compagnia di Paul Bley, la Fujii si collocava in uno spazio stilistico tra quest'ultimo e il Cecil Taylor: quel disco, che era uno splendido esercizio di mimesi con l'argomento trattato (tutta la partitura pianistica si gioca soprattutto sui toni alti del piano, le sue gocce d'acqua...), non era certo l'esplicitazione degli orizzonti stilistici della giapponese. Parallelamente al suo piano e assieme all'inseparabile marito trombettista Natsuki Tamura formava un'altra di quelle coppie importanti nel jazz moderno (pensate a Feldman e Corvoisier ad esempio) che incrociava alcuni elementi del jazz con la musica classica contemporanea: anche qui entrambi usano tecniche estese ai loro strumenti (in particolare la Fujii ama spesso pizzicare le corde interne dei tasti a mò di arpa) e sono perfettamente inseriti nel processo di rinnovamento che il jazz aveva già intrapreso da tempo. L'attività di Sakoto si snoda attraverso tutta una serie di formazioni (dal duo all'orchestra) dove inizialmente viene privilegiata la scelta orchestrale, dapprima con l'aggregazione di musicisti di New York (tra i quali alcuni dei giganti moderni dei loro strumenti) e poi proseguita con l'istituzione di orchestre composte da giapponesi (le orchestre di Tokyo, Nagoya, Kobe): sebbene sia una dimensione criticata, l'orchestra della Sakoto è una delle esperienze più eccitanti ed elitarie che il jazz contemporaneo abbia vissuto: in particolare tre sono gli elementi che vengono combinati. Il primo è un vistoso riferimento alle orchestre di Gil Evans e della sua connazionale Akiyoshi, in cui si colgono splendide partiture di raccordo tra l'organizzazione della composizione e il solismo degli strumentisti che tra avanguardia e free jazz dànno un esempio perfetto di come possano essere sfruttate a pieno le dinamiche sonore; il secondo è la ritmica rock-jazz in preda ad una Jarrettiana memoria storica..la combinazione di basso/batteria è vigorosa, potente e fondamentale per risollevare le pause della composizione (il suo approfondimento porterà Satoko più lontano dal jazz e vicino addirittura ad un rock chitarristico di stampo progr) ...il terzo è il suo piano free jazz che improvvisa e si introduce in maniera atonale negli spazi dei lunghi brani di fianco alle evoluzioni strumentali del suo cast stellare (Elleskin, Robertson, Malaby, Ballou, etc.) La realizzazione di dischi in grandi ensembles venne agli inizi del decennio duemila pian piano accantonata per riservare più tempo ad altri progetti (N.B. la dimensione orchestrale sembra essere stata comunque ricostituita da qualche anno): tra i nuovi obiettivi della Fujii quello più battuto è stato il dialogo in trio con Dresser e Black (qualche volta anche in quartetto) in cui però veniva irrimediabilmente persa la potenza ritmica e dinamica delle orchestre, in favore di un sound più crudo, certamente di alto livello tecnico, ma che forse rientrava in una ricerca musicale più scontata e meno originale dei progetti orchestrali. Particolarmente interessanti saranno oltre ai pochi duetti ufficialmente registrati con il marito Tamura, quelli con i violinisti (Feldman e la Kihlstedt) e con i batteristi (quelli con Tatsuya Yoshida che la portano irriverente verso suoni molto vicino ad un certo jazz progressivo che in Giappone è sempre stato accolto in maniera positiva); mentre in quartetto, spiccano le esperienze ormai mature del Ma-Do (che può considerarsi come la prova definitiva della sua attitudine sospesa in bilico tra contemporaneità e ricerca melodica) e quella del Min-Yoh (in cui accanto al suo background jazzistico di sempre spuntano elementi di ricomposizione del patrimonio folk giapponese); l'elemento etnico sarà anche uno dei nuovi percorsi della Fujii che, con un gruppo a parte, i Gato Libre, sperimenterà in dosi massiccie sul patrimonio folkloristico europeo. Oggi l'importanza riconosciuta dalla stampa specializzata alla pianista orientale è quasi condivisa all'unanimità, ma la Fujii ha un grosso debito "pubblicitario" con John Zorn, che agli albori della sua carriera, gli diede la possibilità di registrare "Kitsune-bi" una sorta di album antologico che metteva in luce le sue capacità artistiche molto diverse da quelle di altre riconosciute star internazionali del suo Paese (il suo pianismo riflessivo si scontrava ad esempio con quello di Hiromi Uehara, che si presentava molto più intenso e spettacolarizzato).

Discografia consigliata:

Piano Solo:
-Something about the water, Libra 1994
-Sketches, Natsat, 2003

Orchestra:
New York:
-South wind, Vivid/Libra 1997
-Jo, Buzz Records, 1998
-Undulation, PJL, 2005
-Summer suite, Libra 2008
-Eto, Libra 2011
East/West:
-Double Take, Ewe 1999
Tokyo:
-Before the dawn, Natsat 2002

Duetti:
con Natsuki Tamura:
-How Many, Libra 1996
-Clouds, Libra 2002
-Chun, Libra 2008
-April Shower (con Mark Feldman) Buzz Records, 1999
-Minamo (con Carla Kihlstedt), Henceforth 2007

Trio, quartetto
-Kitsune-bi, Tzadik 1998
-Toward "To west", Enja 1999/When we were there, Polystar 2005 (con Dresser & Black)
-Fujin rajiin, Victo 2006 (Min-yoh ensemble)/Watershed, Libra 2011
-Heat Wave, Not Two Records 2008 (Ma-do quartet)/Desert Ship, Not Two Records,2009

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