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domenica 11 dicembre 2011

Romantic Hyperion: Stanford, Cowen, Somervell, Widor







La musica inglese dell'ottocento può molto riassuntivamente dispiegarsi in tre grandi movimenti: il primo, dichiaratamente romantico e devoto ai modelli di Schumann e Brahms, sorto in quegli anni con una serie di compositori "minori" (a cui, però le etichette discografiche inglesi stanno ponendo rimedio con registrazioni semisconosciute) e che ha avuto dopo il 1860 i suoi migliori rappresentanti in Parry e Stanford; il secondo, post-romantico, che inizia con l'avvento di Elgar e delle sue invenzioni anche orchestrali frutto degli approfondimenti Wagneriani; e il terzo, esplicitamente devoto alle nuove teorie debussy-iane immerse in un ambiguo impressionismo musicale. La Hyperion pubblica il terzo volume della serie "Cello Concerto" che risulta molto ridotto rispetto all'universo d'ascolto di quegli anni, ripresentando Stanford con il suo concerto assieme a tutte le altre opere che prevedono un'abbinamento tra violoncello ed orchestra, così da formare il primo completo riferimento dell'autore in materia. Registrazione come al solito splendida nelle dinamiche, direi definitiva, queste mostrano la soave sensibilità dell'artista di origine irlandese (la sua terza rapsodia per cello è qui ben rappresentata) e indica delle nuove coordinate che non sono ingestibili filiazioni dei modelli tedeschi (considerazione molto pressante della critica). Con le sonate al cello pubblicate dalla Meridian Records nel 2005 penso si possegga la sua produzione completa al cello, e così come in quelle determinante risulta l'esecuzione di Alison Moncrieff Kelly (cello) e Christopher Howell (piano), così fondamentali sono quelle di Gemma Rosefield al cello. Ma sempre restando in tema inglese, l'Hyperion pubblica anche il n. 54 della serie "Romantic Piano Concerto" dedicandolo a due "dimenticati" dell'epopea romantica in terra d'Albione di quegli anni: il Concertstuck di F. Cowen e il concerto "Highland" di Somervell (unito a delle sinfoniche variazioni strutturate con la forma del concerto per piano). Sono due concerti diversi nella concezione, ma entrambi di altissimo profilo artistico. Cowen, di cui le opere sono per la maggior parte andate perdute, con un catalogo di registrazioni su disco limitatissimo, viene ricordato per le sue opere vocali o sinfoniche, dalle quali non sembra emergere una personalità così forte e distinta dalla media dei compositori che spesso erano incapaci di elevare lo status compositivo dalla leggerezza che poteva affligerli. Il suo primo concerto per piano rilasciato molto prima del Concertstuck non è più disponibile e sembra che non vi sia traccia di partitura, per cui la pubblicazione di questo concerto costituisce (sebbene a distanza di tempo) l'unica fonte per valutare il suo operato in questo campo: "Concertstruck" è una vera sorpresa. Lo sforzo di Cowen compiuto per celebrare la figura di Paderewski si dimostra una alta lezione di pianismo profondo e tecnicamente ineccepibile: la particolare introduzione d'apertura con i clarinetti, le dinamiche pianistiche e dell'orchestra tendenti all'iperattività alla Liszt, fanno di questo concerto uno dei probabili candidati per diventare un "classico" del suo settore. Dopo l'ascolto il mio pensiero su Cowen vira a 360° gradi e mette in primo piano l'attività di uno splendido pianista che offusca quello di compositore sinfonico ed operistico. Mentre nettamente ridimensionato nell'evoluzione pianistica, ma efficamente immerso in umori cangianti e colorati, spesso inserito in oasi di pianismo benefico (si potrebbe dire oggi "new age") è il concerto "Highland" di Somervell, in cui è chiaramente presente un fattore etnico costituito da arrangiamenti che ripropongono dei motivi tradizionali scozzesi. Ugualmente romantico nei contenuti mostra gli evidenti segni di rinnovamento che la musica attraversava in quegli anni. Il prezioso compito di aggiornamento termina con il vol 55 del "Romantic Piano" dedicato ai due concerti di Widor che qui subiscono la loro prima vera sistemazione discografica assieme a una fantasia del 1889: di derivazione schumann-iana, anche Widor ama i contrasti tra i maggiori e minori della tastiera dando vita a passaggi musicali divisi tra il nostalgico e lo speranzoso, sebbene non manchino prove di maggior forza al piano. Questi concerti rivelano una sensibilità oltremisura e soprattutto diversa dal Widor più conosciuto che si ritrova nelle composizioni per organo.

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