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martedì 20 dicembre 2011

June Tabor



Artista di riferimento del folk inglese e celtico, June Tabor è figura controversa per la critica e gli appassionati: i suoi primi dischi rivelano una perfetta sintonia con la tradizione più ortodossa, ma nascondono anche un canto spesso monocorde, in linea con le inflessioni anglossassoni, ma per il sottoscritto incapace di imporsi anche dal punto di vista cantautorale. Questa situazione andrà avanti per molti anni e vede la costante affermazione del concetto "dichiarativo" di folk. Quando però sembra irrimediabilmente votata ad una carriera di riflesso secondario a quella di donne importanti del genere come Sandy Denny, Linda Thompson, etc., la Tabor acquisisce (forse anche con l'età e il maturare della voce) una nuova concezione del suo folk, allargandolo a confini musicali tendenti alla musica popolare e a una riscoperta del jazz e della classica in una maniera "light": in particolare il cambiamento delle qualità vocali e delle sue inflessioni avviene all'incirca nel 1992 con "Angel Tiger" che inaugura il nuovo corso della cantante che comincia a mediare l'impostazione tradizionale (sulla quale aveva costruito fin allora la sua carriera) con un canto folk più intenso, derivazione originale del canto della Joni Mitchell convertita al folk irlandese: in particolare è il nuovo secolo che porta all'artista i migliori lavori della sua carriera, cominciando da "A quiet eye" fino almeno ad "Apples": accanto ad un solenne folk di qualità si affiancano accenti jazz (un percorso quasi da intrattenitrice), archi classicheggianti (riprende Tchaikovski), un piano costantemente presente in sottofondo ed una scelta del repertorio più convincente del solito. June esibisce un'obliquità musicale di tipo narrativo che si scontra con il suo folk dichiaratamente programmatico degli esordi:  June viene accusata dai puristi di essersi allontanata idealmente dalle songs e dagli umori del folk britannico, ma in verità June ha solo allargato gli orizzonti e cercato compiutamente di mettere assieme i semi del folk con la ballad più intransigente.
Il suo ultimo lavoro solista "Ashore" pur mantenendosi sulla falsariga della nuova Tabor è nel complesso inferiore alle ultime prove discografiche sostenute, mentre il ritorno alla collaborazione con la band degli Oysterband in "Ragged kingdom" costituisce il miglior episodio della Tabor organizzata in gruppo.

Discografia consigliata:
-A quiet eye, Topic Record 2000
-Rosa Mundi, Topic Record 2001
-Echo of hooves, Normal 2003
-At the wood's heart, Topic 2005
-Apples, Topic 2007

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