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giovedì 15 dicembre 2011

Alain Bancquart e la microtonalità francese



E' inutile non ammettere come Parigi e la Francia in generale sia stata uno dei poli principali per la diffusione della musica contemporanea: non mi riferisco solo alla creazione di organizzazioni musicali specialistiche del settore tipo Ircam o centri di documentazione, ma anche alla mancanza di intersezioni di specifici percorsi stilistici tra l'europeismo di stampo francese e quello statunitense; un caso concreto è quello della microtonalità che dalla parte statunitense ha seguito un processo di approfondimento partito da Ives e Harry Partch e ben radicatosi negli sviluppi di molti compositori minimalisti, dalla parte francese l'idioma che veniva sfruttato era il serialismo e l'approccio spettrale della composizione. Un interessante corollario della modernità musicale che riguarda direttamente la sperimentazione sugli strumenti musicali parte dalle scelte di Debussy e di un successivo gruppo di francesi che si interessò allo sviluppo della microtonalità, ossia di quella voglia di esplorazione dei suoni inseriti tra i tasti del piano (per dirla alla Ives), o racchiusa nelle accordature degli strumenti; se Debussy aveva gettato le basi per una nuova esplorazione lanciando i modi esatonali e dando vita a scale che non avevano il requisito fondamentale dell'equidistanza dei vari toni, furono gli esperimenti di molti compositori profondamente affiliati alla scuola contemporanea francese come Eugene Ysaye (franco-belga), Julian Carrillo, Alois Haba, Ivan Wyschnegradsky, che permisero di arrivare in concreto alle prime affascinanti scoperte della microtonalità. Ma mentre in Usa il progetto andava verso la costruzione di scale basate sulla just intonation (una particolare forma di microtoni), a Parigi e in Europa l'ottava venne divisa in plurime parti e ciascun compositore cercò di trovare nuove scale e combinazioni di suoni che chiaramente non avevano più quel limite convenzionale del sistema temperato degli occidentali. Alain Bancquart, Maurice Ohana, Jean Etienne Marie, Claude Baliff, nonchè Pierre Boulez si organizzarono in maniera definitiva nel dopoguerra per studiare a fondo le possibili relazioni tra teoria musicale e tecnica microtonale: Bancquart (1934) fu uno di quelli più intransigenti, passando da un iniziale composizione basata su strumenti suonati in quarti di tono a quella in sedicesimi. Affiancato dalla moglie affermata poetessa Marie Claire, Alain ha sviscerato le sue idee non solo conferendo in musica, ma anche attraverso scritti e libri con ascolti collegati. Il suo ultimo libro "Qui voyage le soir" è accompagnato da un doppio cd della Disques Inactuelles/Tschann, in cui presenta tre sonate per piano e due sinfonie, la quinta e la sesta. Nel 2003 la Mode Records aveva pubblicato un interessantissimo confronto tra musica, poesia mitologica e microtonalità "Le livre du Labyrinth" in cui si proponeva attraverso la contemporaneità dei suoni in "scordatura" degli strumenti un viaggio filosofico nel passato di Icaro e delle sorti del Minotauro, un lavoro di difficile approccio, ma originale ed affascinante nei suoi risvolti "musicali" così tendenti alla compenetrazione con le vicende descrittive dei personaggi, e lontano da un irrimediabile e sterile intellettualismo musicale. Come succede sempre in questi casi, poche sono le registrazioni in cd disponibili di Bancquart (anche rare da trovare), che pescano in una parte del vasto repertorio del compositore che cominciò ad applicare le sue teorie musicali sui microtoni nel 1968 con "Threne". Di molte sue valide composizioni, vi segnalo l'attività di qualche sparuto affezionato che ha organizzato dei video su Youtube, anche tratti da concerti radiofonici, che al momento di fatto suppliscono alle evidenti carenze discografiche.Bancquart è quindi uno dei pilastri storici della microtonalità della musica occidentale che, al di là delle relazioni create tra arti diverse, è stato in grado di dare un'anima alle sue evoluzioni musicali apparentemente non gradite alle nostre orecchie. E' inoltre innegabile come lo stesso faccia parte di un più ampio movimento di studio che in Francia ha visto delle parallele evoluzioni nella corrente degli spettralisti (Grisey, Dufourt, Vivier, etc.) che hanno utilizzato il loro approccio tecnologico per entrare anche nel mondo della microtonalità, senza dimenticare le applicazioni algoritmiche di artisti più giovani come Dusapin, vero e proprio continuatore dei progetti di Xenakis e di tutta una serie di giovani compositori che anche in maniera marginale si sono occupati dei problemi della tonalità.


Discografia consigliata:
Thrène I - Thrène II, Trio à cordes de Paris, Sappho
D'une fougère blue les veines/Grande Mélodie, Ensemble 2e2m, P. Méfano, Musidisc
Etrennes, Catherine Michel (arpa), Quantum R.
Le livre du Labyrinth, Mode R. con testi di Marie Claire Bancquart

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