Translate

mercoledì 2 novembre 2011

Piero Milesi


E' con sommo dispiacere che ho appreso la scomparsa del compositore Piero Milesi: se per molti la conoscenza dell'artista venne fatta grazie al disco "Anime Salve" di De Andrè, in cui rilevante fu il suo ruolo di affiancantore di Fabrizio nella scelta dei suoni, personalmente Milesi era un bel ricordo del passato e rappresentava una delle punte di diamante della nostra musica che però era assolutamente priva di divulgazione: l'artista, in verità dedicatosi per gran parte della sua vita ad attività collaterali (colonne sonore, arrangiamenti, direzioni d'orchestra, brevi installazioni, etc.), aveva modo di mettersi in luce nel 1982 con l'album "Modi", nell'àmbito del minimalismo europeo che a quei tempi germogliava come movimento solo al Nord Europa ed in particolare nella zona inglese e franco-belga. Il suo, però, non era un minimalismo che richiamava sic et simpliciter le operazioni di Reich e Glass in America, così come si evidenziava rispetto al neoclassicismo estetico degli inglesi: "Modi" attuava un ponte che collegava l'esperienza americana ed europea con elementi diversi e tendenti ad introdurre il folk internazionale: in quel disco l'operazione (il secondo movimento) punta l'indice sulla musica giapponese, le sue tradizioni, con un'intrigante ripetizione di tipo etnico che ancora oggi rimane una grande idea ed uno dei migliori esempi del post-minimalismo di quegli anni. Dieci anni dopo registra "The Nuclear Observatory of Mr. Nanof", che miscela la ripetizione ortodossa con un respiro decisamente più oltranzista, spesso vicino alle alchimie progressive inglesi pro-sound di Canterbury, in aggiunta a molti accenti di elettronica di provenienza berlinese, persino ad un'estemporaneo canto soprano e una capacità subliminale degli argomenti molto pronunciata. Il disco accompagnò le vicende del sig. Nanof, un malato di mente che nel manicomio giudiziario di Volterra disegnava graffiti sui muri, ma musicalmente parlando era realmente difficile trovare in Italia (ed in Europa) nel 1992 dischi di quel livello! Tre anni dopo, viene pubblicato "The camera astratta" in collaborazione con Daniel Bacalov per quella che era la colonna sonora di una video-opera: non particolarmente caratterizzata, questa prova discografica è soprattutto la volontà di mettere assieme esperienze sonore nel campo dell'elettronica: poca tastiera e parecchi effetti concreti. Il minimalismo era molto lontano. Di quel periodo sono anche le registrazioni di "Within Himself" pubblicate dalla Cuneiform solo nel 2010, in cui maggiore è la propensione dell'artista a percorsi vicini all'elettronica ambientale di Roach. Emblematica la copertina: un tuffatore che plasticamente si butta in mare. Ma per lui, purtroppo, un segno premonitore senza via d'uscita.

-Discografia consigliata:
-Modi, Cherry Red 1982, ristampato da Cuneiform
-The nuclear observatory of Mr.Nanof, Cuneiform 1986

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.