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martedì 1 novembre 2011

Donne influenti del rock: gli elementi di base della cantautrice tipo







Il movimento folk femminile nato nei sessanta non è fenomeno che può essere liquidato come leggero e senza sostanza. In quegli anni dietro alcune artiste si celò uno dei mondi musicali più intimi ed influenti delle generazioni a venire. Alcune donne in particolare si distinsero per aver portato nella musica rock alcuni elementi di novità in anticipo sui tempi: tra queste emergevano per portata storico-artistica la canadese Joni Mitchell e la newyorchese Laura Nyro.

Linda Rostandt diceva a proposito di Joni ...."la prima donna a corrispondere all'equivalente della condizione di cantautore uomo...", ma aggiungerei, per intederci, di un particolare cantautore folk al maschile: Joni inventò nel rock la forma-canzone da "acquerello", una sorta di breve dipinto in musica, basato su pochi "colori" essenziali: pochi accordi di chitarra, voce flebile, qualche nota di piano. Pochi ma terribilmente personali: sia alla chitarra che al piano svilupperà dei semplici accordi "itineranti" che uniti al suo songwriting la renderanno riconoscibile ed unica. Dal punto di vista artistico appare una valenza di temi non indifferente: i pensieri, i desideri, i bisogni psicologici della donna vennero per la prima volta smascherati intorno a un disco, creandone un programma: il suo esordio "Song to a seagull" (incredibilmente sottovalutato dalla critica) rappresenta in maniera aderente questo "particolare" mondo intimo fatto di relazioni delicate e tortuose, paesaggi pieni d'aria da respirare e di voli figurativi.

La Mitchell proseguirà in questa scalata di ricordi, emozioni, insoddisfazioni per tutti i settanta, innestando nella sua musica pian piano un substrato musicale da band, sempre più forte, dando forma ai suoi sfoghi (che spesso indicavano percorsi verso tribolate relazioni) attraverso una rielaborazione della sua scrittura tesa all'incontro con le altre arti; dal punto di vista musicale prenderà piede il jazz versante fusion, che costituirà uno dei suoi idiomi più sfruttati negli anni della maturità grazie anche alla collaborazione di personaggi di spicco del settore; Joni, la donna incartata dello psicologo, manterrà una coerenza che purtroppo l'allontanerà dal mondo del business discografico, diluendo a dismisura la sua attività.

Il jazz swingante e orchestrale è anche uno degli elementi di base della cantautrice Laura Nyro: espressività vocale decisamente personale, la pianista americana è il prototipo dello spostamento dell'artista folk verso il pop: una ricetta di successo semplice ma diversa dal solito clichè: un tema (spesso doloroso) richiamato in una pop song in cui la sua voce si inerpica per trovare i giusti toni di drammaticità, il suo piano che riepiloga i generi della musica statunitense (gospel, r&b, soul, etc.), l'inserimento di un'orchestra niente affatto invadente e i riferimenti al Bacharach sound sono gli ingredienti; la Nyro raggiunge il suo picco artistico in "Eli and the Thirteen Confession" (con il successivo, validissimo "New York Tendaberry" che mi impone una notevole difficoltà di scelta del migliore): Laura purtroppo avrà una vita sfortunata e una carriera breve ma valida, e per molto tempo fu dimenticata, ma il suo modo di porsi, dolente e disincantato al tempo stesso, non era facilmente dimenticabile.

Chi invece introdurrà nella rock songs il canto operistico della classica sarà Kate Bush con il suo esordio "Kick Inside" : questa prima prova, che rimane ancora insuperata nella sua carriera discografica, introduce una nuova dimensione di donna, legata comunque agli acquarelli di Joni e alle confessioni di Laura, ma con un'attegiamento più vistoso rispetto alle sue maestre: con Kate Bush si scopre il talento e gli si mette davanti una band e una produzione a sostegno; è il primo prodotto di costruzione d'immagine e lancio pubblicitario: la Bush, oltre a vantare una vocalità di soprano modulata in maniera estensiva, tra l'adolescenziale e l'alchemico (una cantante meravigliosamente tolta alla musica classica), ha nella sua scrittura la canzone pop più matura, un'ammicamento verso le mode ritmiche con cui si nutre la canzone di successo e degli accenti "orientali". L'unica artista che riuscirà (ma solo nella prima parte della sua carriera) ad avvicinarla in somiglianza e valenza artistica sarà Tori Amos, che dalla sua parte potrà vantare anche una certa considerazione al piano. Kate, mise da parte ben presto le sue prerogative di cantautrice poliedrica per addentrarsi nei meandri di un certo rock futuristico ed imparentato con gli effetti speciali di produzione aderenti agli esperimenti di Peter Gabriel, spesso però soffocando il suo carico espressivo.





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