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lunedì 17 ottobre 2011

Peteris Vasks




Considerato il miglior compositore della Lettonia, Peteris Vasks appartiene al novero di quegli uomini che hanno una stretta confidenzialità con il proprio territorio e le abitudini: figlio di un religioso, Vasks ha cercato di trasferire nella musica tutto il potenziale spirituale che gli proveniva da un'educazione improntata a valori e risorse da curare. Il suo stile si esplica pienamente nelle opere orchestrali, anche a carattere sinfonico, nelle quali riesce a trasmettere le gioie e le incoerenze della vita, attraverso un tappeto di violini che si muove in evoluzione: pur partendo dalla lezione russa di Shostakovich che dell'elegiaco ne faceva un'arte, Vasks ha una sua autonomia che si nasconde proprio in quella evoluzione: romantico di base, lo stesso non disdegna le innovazioni in materia orchestrale dell'ultimo secolo passato, ma presenta anche tracce sostanziose di minimalismo. E' qui che è stato spesso associato, ai religiosi della triade polacca (Gorecki, Penderecki, Lutoslawsky) o a quelli ancor più vicini a lui del mar del Baltico (Part, Kancheli, etc.): in verità, l'aspetto corale vive nella maggior parte dei casi una tradizionalità pronunciata che congloba il tipico umore "nordico". Ma come è risaputo, il minimalismo sacro proveniente dall'est europeo è stato una nuova rappresentazione della "sacralità" romantica: i compositori di quei luoghi non si sono chiesti come comporre, ma si sono preoccupati del risultato del comporre. Quindi il difetto di molta critica è quello di non porre particolare attenzione a prodotti che non sono innovativi e Vasks potrebbe incorrere in questa critica: prendete i suoi quartetti per archi e vi renderete conto delle influenze menzionate. Ma come detto più volte, spesso l'ideale si trova nel connubio tra cuore e mente, a prescindere dall'innovazione. L'uso particolare degli archi (che si inseriscono in composizioni fatte di crescendo e diminuendo strumentali), il ruolo virtuoso ricoperto dal solista, le velate folk-songs di cui si nutre la composizione, l'intensità della scrittura corale, lo porta di diritto tra i migliori compositori baltici degli ultimi vent'anni. La Wergo Records, oltre alla pubblicazione di alcune sue opere rientranti nel sacro e nel sinfonico, ha deciso di scoprire anche il lato "pianistico" dell'artista: in realtà già erano presenti registrazioni costruite sul piano in trio o quartetto, ma "The seasons" rappresenta, invece, lo sforzo solitario del compositore al piano, senza ulteriori apporti strumentali, con l'obiettivo di dare un senso alle "sue" stagioni: è indubbio che anche in queste opere, Vasks cerchi di eliminare quella ovvietà che spesso si racchiude in questo tipo di espressione, infiltrandosi invece in quella oscurità piena di interrogativi, di dubbi e di tristezza. Ma grazie anche alla forte compenetrazione del pianista esecutore Vestard Skimkus, le riflessioni di "The seasons" mi sembrano molto più dirette e centrate della sua (seppur valida) chamber music.

Discografia consigliata:
-Cantabile per archi/Botschaft/Musica dolorosa/Symphonie "Stimmen, Wergo
-Symphony n.2/Violin Concerto "Distant light", Storgards, Ondine
-Pater Noster, Lavtian Radio Choir, Ondine
-Viatore, Normund Sne, Riga Sinfonietta, Wergo

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