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lunedì 10 ottobre 2011

John Cage: Works for percussions vol. 1



E' incredibile come il passare del tempo sia giusto consigliere di quelle opere che, nel momento storico del loro verificarsi, erano odiate per il gusto o per lo scandalo che provocavano: negli ultimi anni non si era mai visto tanto interesse per i lavori percussivi di Cage, tali da suscitare oltre a molte riedizioni dei suoi lavori migliori, anche l'obbligo di una intera e completa collana di cds per gli strumenti percussivi: la Hungaroton è arrivata all'ottavo capitolo, la Mode Records inizia il suo primo viaggio cercando di riproporre lo stesso Cage seguendo una schema di fedeltà alla strumentazione impiegata dal compositore americano. Il lavoro alle percussioni di Cage fu quello di mettere in evidenza i suoni relativi senza che questi dovessero avere un'amalgama con l'orchestra: fino a quel momento timpani, gong, piatti, etc, venivano usati nei crescendo orchestrali, per sottolineare determinati passaggi delle opere. Poi ad inizio novecento, la voglia di sperimentazione di artisti seminali come Edgar Varese, produsse il primo passo verso un'emancipazione delle percussioni: Varese cominciò a dargli una loro dimensione seppure in un contesto orchestrale; quindi Cage sviluppò quei concetti isolandole da qualsiasi contesto, anzi creandone uno che potesse essere utile per un loro eventuale abbinamento sonoro. Non solo, ma tra le prime composizioni in materia iniziarono a comparire giochi percussivi che si incrociavano con suoni ricavati dall'elettronica: si trattava di registrazioni su vecchi supporti fonografici di frammenti sinfonici di Shostakovich (usati per la più famosa versione del "Credo" da Lp), o di Beethoven, Tchaikovski, Wagner e Vonsuppe (la nuova edizione affrontata in questo volume ricavata da 78 giri) o/e di suoni totalmente avulsi da quelli acustici (radio, registrazioni di frequenze, theremin, etc.) che venivano abbinati spesso a piano preparato, in un collage realmente precursore dei tempi. Questo primo lavoro pubblicato dalla Mode con la Percussion Cincinnati Group, si vuole distinguere per l'originalità del materiale utilizzato specificatamente da Cage e anche per l'aggiunte di nuove versioni del "Credo" e di "Imaginary Landscapes", senza comunque alterare il buon lavoro svolto dalla Amadinda Percussion Group per la Hungarotoon R.: siamo di fronte alle registrazioni tra le più influenti della storia dello strumento percussivo, poichè oltre alla indubbia novità dell'effetto manipolazione, taglio ed inserimento nella composizione (dicasi campionamento attuale), si assiste ad una piacevole e seria qualità timbrica e ritmica che esula da qualsiasi discorso di natura tecnica. In particolare risulta discutibile la pubblicazione della registrazione di "Imaginary landscape n. 5" in due versioni, realizzata da Michael Barnhart, in cui in una sono state utilizzati frammenti di musica jazz degli anni cinquanta, genere che Cage diceva di odiare.

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