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lunedì 17 ottobre 2011

Gonzalo Rubalcaba: Fe...Faith







Durante la mia breve intervista fatta con Al di Meola, lo stesso mi rivelava come fosse attratto dalla forza espressiva del cubano Gonzalo Rubalcaba, con il quale aveva anche suonato assieme in alcuni suoi dischi: ma la verità è che molta stampa ha eretto il pianista cubano a star del pianismo degli ultimi anni. Non sono proprio d'accordo su questo concetto, sebbene riconosca il valore di Rubalcaba. La carriera si apre con un paio di dischi immersi in un'atmosfera da fusion in stile latino: il suo piano è presente, veloce, e parla la lingua di un moderno bopper colpito dall'esperienza di Dizzy Gillespie. Il suo primo disco su Blue Note "Discovery:Live at Montreaux" è il suo vero esordio: percussivo, esuberante come un Jarrett, martella le note con le dita, imprimendo al suo jazz una via melodica con molti riferimenti alla terra d'origine, in questo ben coaduviato da Haden e Motian. Purtroppo la Blue Note, attenta ai dettagli commerciali, si rende conto di avere in mano un buon prodotto, e l'artista subito si perde dietro ad attività live e registrazioni di cover, in cui solo lo stile emerge. Poi, ritorna alla quella fusion che lo rovina artisticamente, trasformandolo in un fenomeno effimero: ascoltandolo sembra tutto a posto, ma il suo pianismo manca di quella scintilla d'interesse che fa innamorare. La sua fusion non è affatto affascinante e se si eccettua qualche tentativo di costruire qualcosa con più sostanza (vedi il buon "Concierto Negro", fatto di tribalità, piano e qualche arrangiamento "classico), gli albums che gli garantiscono i "grammy" come "Supernova" e "Paseo" sono francamente imbarazzanti.
A questo punto Rubalcaba diventa più riflessivo, il suo pianismo si smorza e lo stesso si dedica anche a progetti di piano solo: "Solo" è il recupero di questa tendenza, una sorta di raccolta di acquerelli forse fin troppo impressionisti, che spesso dànno l'impressione di essere di fronte a degli "ètudes" jazzistici molto vicini alla ballads. "Avatar" nel 2008, finalmente lascia la fusion e recupera il be-bop, lasciando molto spazio anche al suo quartetto di nuovi musicisti, tra cui spicca il sax di Yosvany Terry.
"Fe....Faith" si snoda sulla stessa falsariga di "Solo", confermando l'impressione di trovarci alle prese con un artista che ha cambiato prospettiva sull'improvvisazione: certamente questa dimensione può sembrare più accettabile, è un'interessante rimuginare dei pensieri dell'artista, in alcuni momenti sembra ricalcare la forma dei soliloqui di Tristano, ma mi sembra ancora troppa la distanza da un progetto che possa àmbire ad entrare nella galleria dei capolavori dell'arte boppistica.

Discografia consigliata:
-Discovery: Live at Montreaux, Blue Note 1990
-Rapsodia, Blue Note 1994
-Nocturne, con Charlie Haden e Joe Lovano, Verve 2001
-Solo, Blue Note 2005
-Avatar, Blue Note 2008

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