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domenica 9 ottobre 2011

Celli mediorientali




Tra i violoncellisti jazz più interessanti attualmente possiamo ricomprendere Erik Friedlander e Maya Beiser: entrambi sono accomunati da un fattore musicale che si trova in Medio Oriente, sebbene questo venga sviluppato in modalità e forme diverse.


Nato come una delle spalle ideali di John Zorn nell'ambito del movimento d'avanguardia di New York dei settanta, Erik Friedlander ha condotto una parallela carriera solistica che può essere già oggetto di soddisfazione; gli esordi lo vedono dividersi tra episodi pseudo jazzistici e una profonda immersione nella klezmer music: tra i primi riveste importanza la creazione del gruppo Topaz, un quartetto impegnato nella riscoperta in chiave avantgarde del funk/fusion degli Headhunters e degli Earth Wind & Fire: "Quake" e soprattutto "Prowl" (con i due Takehishi al basso elettrico e alle percussioni) distaccandosi dai primi anonimi tentativi discografici, trovano Friedlander nella sua dimensione ideale con un suono più serio, meno legato al funky, che possiede verve strumentale e avventura, mettendo in luce allo stesso tempo le qualità stilistiche del cellista. Per ciò che riguarda la klezmer "Grains of paradise" può già considerarsi come una delle migliori espressioni del nuovo canovaccio di Zorn. Nel 2008 il cellista americano rinnoverà validamente con "Volac" (ottavo episodio della serie Book of Angels, suonato da Friedlander su composizioni di Zorn), l'esperienza, liberando quella parte del suo stile che è indubbiamente legata alla tristezza della musica ebraica. Friedlander nel frattempo ha tentato anche la strada solistica, con due albums al cello di diversa portata. Il primo "Maldoror" è esplicativo dello stile "classico" dell'artista con molta austerità nella composizione, è moderno ma senza essere atonale. Il secondo "Block ice and propane" è invece incentrato su una concezione del cello molto più vicina ai generi "americani": si compone di brani quasi totalmente in pizzicato, memore di uno stile chitarristico che in alcuni casi fa pensare al Frisell equivalente al cello. Il recentissimo "Bonebridge" acclara questo stile, ma questa volta ampliandolo ad un quartetto in cui si rivela la presenza di Doug Wamble alla chitarra acustica.


Scelta da molti compositori importanti per la sua vicinanza emotiva al Jewish sounds, Maya Beiser è da molti ritenuta la migliore violoncellista della scena di New York e anche la più richiesta. Artista poliedrica, in grado di passare dalle composizioni della Gubaidulina a quelle di Tan Dum o Goljov, passando per tutto il movimento minimalista (da Glass a Reich, la cui "Counterpoint cello" gli è stata dedicata), Beiser dopo molte registrazioni per la Koch Record, approda alla Innova per "Provenance", un lavoro incentrato sui rapporti musicali creatisi in Spagna dal 9° al 15° secolo, per religioni diverse conviventi, che sono un pò lo specchio del suo stile diviso tra preparazione classica occidentale ed afflato mediorientale. Un gruppo di compositori armeni, iraniani and israeliani sono adoperati dalla Beiser per liberare quel potenziale incrocio tra malinconia e liricità posseduto da quella tipologia di musica.

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