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mercoledì 7 settembre 2011

Ryan Francis: Works for piano




Tra i compositori delle ultime generazioni che si distingue per freschezza d'intenti musicali e per l'apprezzamento delle maestranze, l'americano Ryan Francis, classe 1981, sembra aver assunto un posto stabile: nato nel "pastiche" musicale del multistilismo, allievo di Bright Sheng, George Tsontakis e Steven Stucky, è ben sostenuto da molte organizzazioni che vedono in lui un interessante continuazione di alcuni temi da sempre cari ai canoni della musica classica (preludi, notturni, concerti) riveduti con l'ottica del musicista attuale che ha l'obbligo di affrontare questi argomenti tenendo conto anche delle istanze odierne; Francis ha cominciato a comporre nel 2001 e sembra prediligere lo strumento del pianoforte, usato in maniera tradizionale, senza l'utilizzo di tecniche estese: il suo approccio, però, è del tutto particolare poichè molte delle sue migliori composizioni non si basano sulla scrittura carta e penna ma sulle disposizioni statistiche dei midi. Sebbene nella sostanza le cose non cambino molto, questo scrittura impropria con veloci improvvisazioni di note che richiamano una struttura ipotetica di file midi, ha attirato l'attenzione di molti validi musicisti tra i quali la conoscenza con John Zorn, che è stata indispensabile per registrare il suo primo cd di musiche al piano; quindi allo stato attuale, le fonti sonore per ascoltare Francis sono il download gratuito dal sito del Metropolis Ensemble del suo concerto per piano e orchestra da camera (assieme ad altre due composizioni) e questo disco ufficiale per la Tzadik Records. "Works for piano" offre uno spaccato ideale delle prerogative di Francis che mette assieme i preludi e notturni di Chopin, quelli di Debussy, gli studi di Ligeti e Nancarrow, nonchè evidenti dosi di sperimentazione e minimalismo. La sua musica raggiunge un ottimo obiettivo di raccordo storico, e sebbene talvolta il risultato spesso sia "amarcord" (per dirla alla Fellini) e non produca sempre innovazione, nulla si può obiettare sulle qualità tecniche dell' esecuzione e sul sapore eterogeneo della proposta.

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