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domenica 25 settembre 2011

Oscurità di animi country: Jayhawks e Jesse Sykes





Da molti indicati come i padrini dell'alternative country, i Jayhawks hanno mantenuto un sottile filo con il movimento "depresso" di quegli anni, sviluppando al contrario una sensibilità pop molto vicina a quella dei Beatles e degli incroci di Parsons e Nash. Le voci in contrasto dei due leader, Gary Louris e Mark Olson, evocavano anche un originale ricordo adolescenziale, che si mostrava però in un contesto decisamente più serio. I loro albums (non molti invero nell'arco di una carriera partita a metà degli ottanta) riflettevano il nuovo spirito della campagna americana in un perfetto missaggio di quello che il rock americano aveva sperimentato dai sessanta in poi. Armonie delicate, scrittura formalmente perfetta, strumenti graniticamente coordinati ma innocui, con chitarra steel di contorno .....tutto quello che poteva desiderare un nostalgico giovane americano era a portata di mano: confesso di essere stato terribilmente spiazzato di fronte a questo gruppo: da un lato non sono mai riuscito a cogliere effettive innovazioni, dall'altro ero sempre ammaliato da un sound "antico" ma eterno nella sua essenza. E' qui che si gioca l'importanza dei Jayhawks: sinceri e moderni alfieri di un suono di cui hanno colto le sue migliori sfumature pur senza impressionare l'ascoltatore. Dopo una recente pausa in cui la situazione sembrava sfuggire di mano, con i due leader che avevano avviato carriere solistiche in parallelo, "Rainy day music" ha costituito un lieve ampliamento dei generi sottoscritti, con più incursioni nel blues e nel folk, ma senza che questo potesse arrecare disturbo alla formula generale indicata dal gruppo sin dagli esordi. E "Mockinbird time" non fa eccezione a questa regola, pieno di regolarità musicale formale, ma anche spesso scevro di quel "quid" in più che di solito marchia a fuoco i gruppi che pretendono di essere ricordati.
Nettamente più immersi nel mood malinconico di un country "noir" la cantautrice Jesse Sykes supportata dall'ex chitarrista dei Whiskeytown Phil Wandscher, nel 2002 con l'esordio "Reckless Burning" si imposero per la loro miscela di inquietante carica musicale che gettava le sue radici in tutto quel pantano in cui versarono gruppi come i Velvet Underground, Marianne Faithfull e più in generale tutti coloro che ebbero il pregio/l'arte eccellente di esprimere le piaghe più profonde degli animi attraverso una canzone rock; con una variante, quella che Jesse era una cantautrice country e si esprimeva nel senso soffuso caro ai pionieri Cowboy Junkies. "Oh my girl!" raggiungeva un ottimo livello di compromesso tra attitudini strumentali (uso delle chitarre, di poche note di piano e violino) e espressione artistica (costruita attorno ad una originale e magnetica voce sabbiata). Questo quarto episodio discografico appena pubblicato, "Marble son" è un disco di transizione, dove accanto al suo country doloroso (teoricamente vicino al Neil Young più amaro e disfattista), si inseriscono vere e proprie inserzioni psichedeliche che irrimediabilmente ci riportano all'epoca dei gruppi di San Francisco; ma il risultato è lungi dall'essere scontato, anzi, conferma in maniera piuttosto evidente il talento compositivo della Sykes che deve (stavolta) anche cercare di stare al passo con un chitarrismo prospicente, che se da un lato costituisce un nuovo affascinante diversivo della sua musica, dall'altra mortifica quell'aspetto scheletrico, oscuro delle sue canzoni, che l'aveva caratterizzata dal resto dei cantautori alternativi americani.

Discografia consigliata:

Jayhawks
-Hollywood town hall, American 1992
-Tomorrow the green grass, American 1995
-Rainy Day Music, American 2003
Gary Louris:
-Vagabond, Rykodisc, 2008

Jesse Sykes and Sweat Hereafter
-Reckless Burning, 2002
-Oh my girl!, 2004


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