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giovedì 18 agosto 2011

Philip Glass



Uno dei personaggi creativamente più controversi nella musica classica contemporanea è Philip Glass. Come risaputo, il compositore americano ha da sempre rivestito i panni di quelli che hanno dato vere sembianze al primo minimalismo assieme a Reich, Adams, Riley, etc, ma nel corso della sua carriera, ancora in corso e piena di commissioni (sembra essere uno degli artisti più pagati del mondo) non ha sempre mantenuto quella coerenza ad un modello (quello minimale) a cui aveva contribuito: se da una parte viene apprezzato per i particolari "giochi" ripetitivi ad incastro, dall'altra spesso veniva criticato sia perchè la sua musica mostrava somiglianze a quelle di Riley o Reich (una versione "arida" di questi) sia perchè spesso se ne allontanava a dismisura accettando di comporre in uno stile scetticamente d'altri tempi (il romanticismo, specie quello tardo sinfonico e quello del movimento americano dei primi cinquanta anni del novecento). Qual è la verità?
Glass nel suo primo periodo strettamente "minimale" ebbe il suo culmine compositivo con l'episodio di "Music in 12 Parts" che riusciva a dare una migliore comprensione delle prerogative di un'artista, che fino ad allora non era ancora riuscito a creare quel "monumento sonoro" che è stata la prerogativa di molti compositori in epoche passate; se per "monumento" si intendeva l'equivalente nell'arte, allora si doveva accettare la creazione di un'opera somma piena di dovizie e particolari da scoprire e soprattutto doveva essere un'opera dalle dimensioni temporali notevoli: qualcosa di simile a quello che nel barocco Bach, Vivaldi, Handel fecero tramite i loro concerti o composizioni di stampo religioso, o nel romanticismo nella gran parte dei concerti per molti strumenti che venivano presentati in forma dilatata, così come quei monumenti sonori che erano le sinfonie (specie quelle Mahleriane, di Bruckner, etc.); nell'epoca del modernismo e delle avanguardie, il minimalista Glass con "Music in 12 Parts" sentì il bisogno di raggiungere quelle forme sonore con 12 lunghe composizioni che, facendo largo uso delle ripetizioni a struttura, dovevano soddisfare a quei requisiti di "fissazione del tempo" riservati a quelle composizioni da immortalare nella storia; non solo, ma Glass riuscì tramite le sue reiterazioni a coinvolgere "odori" del passato appena discusso (barocco, romanticismo, etc.).
Oggi, si può discutere della presenza più o meno pronunciata di elementi di distorsione dovuti alla continua reiterazione, (ed in questo senso il confronto spesso viene fatto con la "In C" di Riley o con le composizioni di Reich e Adams,) ma non si può certamente sottacere il carattere "monumentale" creato da Glass. L'artista americano mostra di avere una predilizione per gli aspetti cinematografici e teatrali della musica ed in breve trasferisce quel patrimonio musicale anche per costruire carriere parallele: da più parti si pensa che Glass abbia contribuito in maniera più incisiva nel teatro contemporaneo e nel cinema (senza dimenticare la danza), ed effettivamente se pensiamo ad opere come "Einstein on the beach" e la trilogia Qatsi, non possiamo fare a meno di riconoscergli un valore; ma anche come studioso e uomo di cultura, Glass ha realmente cercato di distillare in molte sue composizioni un senso di globalizzazione non solo musicale, ma anche spirituale, risaltando in una veste da profeta della musica. Quello che sinceramente e personalmente non convince è il suo spostamento, specie dai novanta in poi, verso un'espressione "romantica allargata" (cioè che va dal Beethoven più maturo, passa dal Wagnerismo e trova un suo punto di intersezione con la sinfonia dei compositori americani del novecento) che non ha quasi mai mostrato reali punti di forza. Se prendiamo le 8 otto sinfonie ed escludiamo le due che sono state modificazioni di musiche di Bowie ed Eno, le altre (pur con temi ed oggetti di espressione diversi), risultano sempre elaborate in uno stile quasi totalmente romantico, che dimentica spesso il Glass più significativo che proviene dal minimalismo; i due concerti per violino sono diametralmente opposti, poichè il secondo smonta la "modernità" e il "minimalismo" di alto livello del primo; così come assolutamente privo di senso appare il concerto per violoncello; mentre negli ultimi vent'anni le opere realmente valide sembrano essere i suoi "string quartets" che riescono ad essere personali, difficili e in linea con i tempi; anche le composizioni al piano non sempre riescono ad avere quella personalità tale da imporsi nella memoria.

Discografia consigliata:
-Music with changing parts, 1970
-Music in 12 parts, Nonesuch 1974
-Einstein on the beach, 1976
-In the upper room, Glasspieces, Sony 1990
-Symphony 4, Heroes, 1996
-Symphony 7 "Toltec", Russel Davies, Orange Mountain, 2004
-Violin Concerto 1, Huasa, Naxos, 2000
-Kronos Quartet performs P. Glass, Nonesuch 1995
-Trilogia Qatsi: (esistono versioni aggiornate)
Koyaanisqatsi, 1983, Nonesuch
Powaqqatsi, 1988, Nonesuch
Naqoyqatsi, 2002, Sony

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