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domenica 14 agosto 2011

Penguin Cafe Orchestra 18 anni dopo




Spesso ho pensato a che tipo di linguaggio potesse essere riservato ai pinguini. Al di là di tutte le rappresentazioni naturalistiche o fantastiche alla Walt Disney, certamente uno degli aspetti più vicini a questa razza animale è la loro enigmaticità, quel simpatico modo con cui affrontano i problemi che la natura gli ha assegnato. In tal senso mi sento di poter dire che essi sono molto vicini ai cartoni animati di Osvaldo Cavandoli e della sua “linea” (che era anche l’asse portante di una famosa pubblicità televisiva italiana agli inizi dei settanta)
Simon Jeffes, un fuoriuscito produttore “prog” dei Camel/Caravan in possesso di una preparazione “classica”, quella enigmaticità cercò di metterla tutta in musica, con l’idea di costituire un orchestra da camera che potesse sostituire l’affabilità e la spontaneità del pinguino a quello dell’uomo di qualsiasi cultura o nazione.
Dunque un orchestrina, che senza avere la filosofia e la grandeur di quelle convenzionali della musica colta, dovesse rinfrancare gli istinti e le sensazioni degli uomini in “grigiore” divisi geograficamente nel mondo. Si univa un labile “minimalismo” costruito soprattutto su combinazioni violinistiche ad una ricerca di etnia, spesso concentrata su generi consolidati (si trattava di temi di folklore provenienti da paesi esotici o con una ben definita tradizione); tutto l’impianto tendeva alla sollevazione dello spirito, sebbene la struttura musicale utilizzasse spesso elementi timbrici che scoprivano un’altra influenza del loro sound, quella che proveniva dall’aleatorietà dei temi di John Cage: quelle pause centrali dei brani in cui la composizione si concentrava su suoni esterni o casuali di strumenti, riusciva intelligentemente ad arrichire il brano e spezzare una ripetitività crescente del tema.
Il loro primo (e quasi certamente il loro capolavoro) album del ’76, “Music from the Penguin Cafe”, venne accolto con entusiasmo sia da quanti navigavano nel mare del rock e delle sue contaminazioni, sia da quelli che appartenevano al mondo dei nuovi suoni e della new age, genere che gli venne affibiato da molta critica specializzata. In verità, attribuire un’etichetta new age al gruppo, significava fare molteplici concessioni al buon senso dell’ascolto, poiché la musica della Penguin C.O. non ebbe quasi mai quelle caratteristiche tipiche del genere (particolare uso degli strumenti, climax di rilassatezza, etc.); sono più d’accordo con coloro che li vedono come anticipatori di etnica "da camera" o anche, (come risulta prevalente da "Signs of life" in poi), timidi antesignani del movimento “modern classical”, dove l’uso minimale del piano o degli archi è spesso simile, sebbene assente sia l’elettronica.
Il posto di Simon, scomparso nel 1997, è stato preso dal figlio Arthur, che dopo 18 anni di rifacimenti, concerti, autocelebrazioni , compie un nuovo sforzo discografico “A matter of life”: Arthur ne ripropone l’idea, riprendendo il discorso da dove il padre aveva lasciato: se fondamentalmente l’idioma musicale rimane sempre lo stesso, (e quindi le uniche differenze potrebbero trovarsi solo nell’organizzazione di temi che possano erigersi nella media standard delle composizioni del gruppo), l’Orchestra del Cafè dei Pinguini rimane ancora oggi un solido esempio di quanto sia importante avere un buona idea musicale, ed applicarla anche in un panorama meno circoscritto, fatto non solo di appassionati. Se forse oggi, la sua formula appare superata in un contesto dove i progressi dell’elettronica hanno fatto passi da gigante, la stessa rimarrà uno dei più particolari esempi di come sia stato possibile avvicinare le culture “leggere” a quelle “colte”. Si può discutere sul livello strumentale delle composizioni, ma certamente non si può fare a meno di cogliere quel senso di imprevedibilità che dovrebbe essere uno dei punti fermi delle nostre vite.

Discografia consigliata:
-Music from the Penguin Cafe, E.G. Records, 1976
-Penguin Cafe Orchestra, E.G.,1981
-Broadcasting from Home, E.G.,1984
-Signs of life, E.G.,1987
-Union Cafe, E.G.,1993

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