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lunedì 22 agosto 2011

Mark Knopfler




Così recita Wolf Marshall in "The guitar style of Mark Knopfler ".......il suono di Mark Knopfler ruota attorno a due concetti chiave: il primo è meccanico e coinvolge la chitarra stessa...il secondo aspetto è puramente fisico. Prima della formazione dei Dire Straits, egli capì che "i migliori amplificatori erano i picchi" e di conseguenza sviluppò una tecnica fingerstyle usando il pollice e principalmente le prime due dita per articolare accordi e melodie piuttosto che utilizzare un plettro convenzionale. Questo guidò alla creazione di un alto personale e identificabile suono nel quale dinamiche sottili sono enfatizzate per una resa altamente musicale e con risultati sentimentali ascoltati in tutti i suoi dischi dell'intera carriera. In "Sultans of swing" entrambe queste due componenti "signature" sono in prima linea...."

A questi risultati Knopfler ci arrivò grazie all'ascolto del chitarrista blues J.J. Cale, che rallentando ad arte i tempi del blues ne aveva creato una versione "lazy": ma Knopfler, rispetto a Cale aveva un più ampio spettro di generi a cui attingere e soprattutto la sua era una constatazione che il blues poteva essere un elemento del puzzle, ma non quello determinante. In quegli anni (decennio ottanta) molti pensarono che potesse essere quello uno sviluppo del genere, ma in realtà quello che si impone è un cristallino chitarrista rock che riesce, grazie all'esaltazione delle dinamiche e delle amplificazioni, a produrre un riconoscibilissimo stile che è la risultante di un lavoro "efficace" di pulizia del suono. Il primo, omonimo album del suo gruppo Dire Straits, è un perfetto viatico di questa tipologia musicale che affascina irrimediabilmente per la sua miscela di tonalità e grinta, sebbene dietro l'angolo si evidenziano i limiti vocali del leader (che spesso è sovrastato dagli strumenti) e soprattutto la scrittura di brani che da caustica diviene scontata e priva di valore (questo vale soprattutto per il secondo episodio di Communiquè). "Making Movies" pubblicato in piena sbornia da successo commerciale (così come gran parte della produzione discografica del gruppo) rivela questo fastidioso alternarsi di momenti, con brani sapientemente costruiti e rivelatori di un ottimo livello strumentale (che si esplica soprattutto in quelli a struttura dilatata) ed altri decisamente anonimi o spregiudicatamente indirizzati verso le masse consumatrici (una sorta di "solid" rock). Quando Knopler decide di puntare anche sulla scrittura (mutuando modelli consolidati come Dylan, Clapton e Cale con una personale ridefinizione dei canoni compositivi) oltre che sulla musica, (con l'inserimento estensivo del piano e del vibrafono in "Love over gold") , l'artista di origine scozzese tocca probabilmente il punto più alto della sua carriera: peccato che anche qui un paio di episodi minori vanno a detrimento di un lavoro che personalmente ritengo sia stato molto sottovalutato dalla critica. L'album raccoglie in maniera intelligente umori diversi (la difficile conquista del telegrafo, le investigazioni private in forma flamenco, il malessere industriale, l'ineffabile corsa al denaro, etc.) assemblandoli in una ambiziosa struttura dove a farla da padrone sono le dinamiche sonore e il livello quasi "progressivo" delle composizioni. Dopo quella ricca esperienza, la carriera dei Dire Straits nonchè quella di Mark incontrerà un periodo di statica stabilizzazione in cui vengono riproposti gli stessi temi del passato (con fulgidi ma episodici brani di livello superiore alla media standard del gruppo) dove spesso quello che resta è solo quel bellissimo, romantico e aggressivo sound. Anzi, dopo lo scioglimento del gruppo, Mark approderà ad una sorta di cantautorato marchiato (accompagnato) dalla sua tipica modulazione sonora della chitarra, la quale però svolge più un lavoro di rifinitura che di protagonismo: ne costituiscono ulteriore riprova le esperienze basate sul suono celtico, le collaborazioni country con la cantante Emmylou Harris, nonchè la riproposizione in chiave chitarristica moderna delle tradizioni americane, che l'artista effettuerà con Chet Atkins e con il gruppo dei Notting Hillbillies. Tuttavia l'idea che si ricava, è che egli non sia pienamente in possesso di quelle qualità particolari che contraddistinguono il cantautore di rango. Ma la sua chitarra è difficilmente confondibile.


Discografia consigliata:

-Dire Straits, Vertigo 1978
-Making Movies, Vertigo 1980
-Love over gold, Vertigo 1983
-Missing presumed...., Notting Hillbillies, Universal, 1990
-Golden Heart, Warner 1996
-The ragpicker's dream, Warner, 2002

2 commenti:

  1. Non è americano, bensì scozzese...
    Inoltre, l'autore dell'articolo non solo pare esser male informato, ma anche equipaggiato di gusto musicale(giustamente)discutibile: a mio parere, Knopfler non solo è un delicatissimo guitar hero, dotato di tecnica unica e sopraffina, ma è anche cantante dalla voce particolare e songwriter sensibile ed efficacie come pochi, ormai, se ne trovano ancora in circolazione.
    Saluti,
    Marco G.

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    1. Caro Marco,
      in effetti ho compiuto un errore ostativo e in questo ti ringrazio (purtroppo non ho molto tempo da dedicare ai controlli successivi)...forse l'"americano" è stato usato come una conseguenza implicita nel suo sound che agli esordi era vicino allo stereotipo statunitense.
      Quanto al guitar hero penso di aver delineato un profilo "positivo", Knopfler è un "originale" del rock, ma purtroppo rimango ancora convinto che Mark non abbia una capacità di scrittura da cantautore che sia al livello delle sue "vibrazioni" chitarristiche.

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