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giovedì 7 luglio 2011

Fiesta Criolla

Fiesta Criolla: Latin American Orchestral Works


Gli addensamenti coloniali tra spagnoli e americani del sud nelle regioni centro-meridionali delle Americhe produssero molti mirabili risultati: l'integrazione fra culture popolari (espresse in varie forme) e l'accostamento alla musica classica europea che arrivava d'importazione dalla Spagna e dalle regioni latine europee, produsse un'altro esaltante aspetto di quel nazionalismo che prese vita alla fine dell'Ottocento in tutto il mondo. Nacquero nuovi incroci tra le possibilità folkloristiche dei paesi centrali e sudamericani con il mondo "erudito" europeo della classica colta, con istanze colte da molti compositori che, nella maggior parte dei casi, si avviarono comunque ad un silenzioso oblio musicale. Quando pensiamo al mondo sudamericano pochi (tre o quattro per paese) sono i nomi che si ricordano e soprattutto del gruppo del "resto" quello che ci rimane non solo altro che manoscritti, spartiti, tesi e nessuna registrazione sulla quale fondare un proprio approccio critico. Le raccolte "classiche" di musica latina si soffermano molto sulle composizioni dei grandi esponenti di quell'ambiente classico e poco dei "misconosciuti", dimenticando l'opera di questi compositori "minori" che forse l'hanno fatta la storia della classica in quei paesi. Questa splendida registrazione della Chandos, prende in considerazione, con registrazioni orchestrali in prima mondiale, la parte creola delle Americhe del Sud, quella che si ritrova nelle musiche della Colombia, del Perù e dell'Argentina: oltre ad un inedito di Piazzolla, che gode di ben altra considerazione internazionale, vengono alla luce composizioni di Francisco Mignone, Alberto Williams (entrambi conosciuti per alcune "nazionalistiche" tematiche al piano), nonchè quelle di Manuel Gomez Carrillo. L'orchestra Wurttembergische Philarmonie Reutlingen di Gabriel Castagna restituisce in maniera smagliante queste opere dimenticate, rivelando un perfetto allineamento degli strumenti che esaltano la resa sonora della registrazione. Particolare valenza, poi, dev'essere attribuita alle registrazioni di Guillermo Uribe Holguinn, colombiano, considerato uno dei padri fondatori della classica di quel paese e di cui non era possibile ascoltare registrazioni ufficiali organizzate; il Perù è rappresentato nella persona di Theodoro Valcarcel Caballero, compositore quasi ignoto alle platee europee, ma nel passato portatore degli interessi musicali andini.
In generale, il suono richiama un post romanticismo di tarda epoca, con tanti elementi "popolari" distillati nelle composizioni, rielaborati però molto timidamente, dando molto spazio alla consueta tematica europea, con evidenti richiami all'orchestrazione di Stravinsky e ai sontuosi impasti tipici delle ultime produzioni "germaniche" di Strauss e Wagner. (con un occhio quindi rivolto ai temi lirici). I temi orchestrali, infatti, sembrano distaccarsi da quelli ascoltati nelle prove di concerto al piano degli stessi autori, che riflettono invece una compenetrazione degli accenti "popolari" in un tessuto più impressionistico alla moda francese. Un disco prezioso, di rilevante pregnanza storica, che fotografa un momento particolare della musica sudamericana, la quale ha comunque seguito quasi pedissequemente gli impulsi provenienti dall'Europa cercandone di personalizzare i contenuti; ma quello fu un periodo con una caratterizzazione musicale certamente più evidente rispetto a quello che oggi viene riprodotto come il barocco di quelle zone o le avanguardie del sud America dell'ultimo secolo.

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