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venerdì 3 giugno 2011

Mike Moreno: First in mind


Cover (First In Mind:Mike Moreno)




Per chi ama il jazz tradizionale, quello che proviene dalle evoluzioni di Gillespie e Parker negli anni cinquanta e poi ulteriormente approfondito sino all'hard bop, il chitarrista Mike Moreno potrebbe essere una bella scoperta. Giunto al suo quarto album solista, il poco apprezzato musicista di Houstan, Texas (nell' intervista che feci ad Al Di Meola, pare che fosse a lui sconosciuto) è un degno discepolo della ormai abusata tradizione boppistica della chitarra che nacque con l'espansione delle tecniche allo strumento grazie a Wes Montgomery e Jim Hall. Moreno, è anche il chitarrista di riferimento del pianista newyorchese Aaron Parks, e nel suo "Invisible Cinema" Moreno faceva una splendida figura in molti episodi di quella registrazione. La Criss Cross Records, da sempre attenta, forse, più alla qualità dell'artista che alla musica, gli ha dato questa seconda opportunità di incisione (con un quartetto contenente anche Parks), fatto di solito riservato ai musicisti con già un buon background "consensuale" alle spalle (lo scorso anno toccò ad un altro interessantissimo chitarrista Lage Lund): per contestualizzare l'attività di Moreno dobbiamo necessariamente entrare in un ordine di considerazioni che in apparenza sembrano senza via d'uscita: gli appassionati di jazz ormai si dividono in due categorie, quelli rivolti all'innovazione e che cercano continuamente nuove prospettive per il futuro (gli avanguardisti, gli improvvisatori totali, etc.) e quelli invece che, snobbando leggermente la contemporaneità del jazz, propendono per una accresciuto approfondimento dei generi "tonali", che quindi si spingono anche nel cosiddetto "mainstream" (per indicare spesso musicisti che suonano tradizionale di base (swing, bop, hard-bop, etc.) con ulteriori elementi di varia natura (tra cui anche quelli legati al free jazz). In verità la risoluzione è molto semplice: basta ammettere che è ancora possibile costruire nuovi lavori con gli stessi ingredienti, purchè lo si faccia in maniera originale e creativa; è più questo il quesito a cui spesso ci si deve interrogare, perchè lavori come quello di Moreno dimostrano come, in maniera purtroppo non omogenea nel corso di "First in Mind", non vengano sempre rispettati questi canoni; per quanto riguarda poi Moreno, uno dei difetti della sua ancora parca produzione discografica è da ricercarsi nell'elevato numore di cover (in "First in Mind" più riuscite quelle latine di M. Nascimento e N. Calvaquinho) che affligge anche quest'ultima prova discografica. Perchè non insistere sul suo evidente "lirismo" musicale che inficia brani come la title track e meritarsi tutte le positive critiche fatte da autorevoli riviste del settore?

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