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venerdì 10 giugno 2011

Le "colte" atmosfere degli Azimuth




Uno dei gruppi più originali e forse sottovalutati dell'Ecm Records, sono stati gli Azimuth del pianista John Taylor, della cantante sua moglie Norma Winstone e del noto trombettista Kenny Wheeler: diedero vita ad un trio perfettamente concentrato sulle sonorità emergenti di quegli anni: il fenomeno imperante della fusione tra i generi, che aveva assalito il jazz sino dai sessanta, era ancora in evoluzione e permetteva di spaziare sia in termini di formule musicali che di spazi geografici. Gli Azimuth furono una sintesi perfetta di questi spazi geografico-temporali: nei loro raffinatissimi lavori era possibile saltare in un volo "leggero" dall'impressionismo classico inglese ai confini della nostalgia evocatrice delle istanze "latine", da filiazioni davisiane del periodo elettrico ad atmosfere quasi al limite dell'ambientale trapiantate in uno spirito musicale in linea con le prerogative del jazz libero ma non radicale. L'elemento distintivo della loro musica era una personalissima miscela che inglobava tradizione jazz, elementi di introito ambientale (i loro agganci al minimalismo, potrebbero farli considerare tra i progenitori del movimento "modern classical" partito nei novanta) ed influenze "classiche"; si odono scampoli dei temi cari agli inglesi: si va da dall'impressionismo del primo novecento, ad accenti minimalistici con il canto "wordless" della Winstone che rappresenta una splendida evoluzione dell'attività liederistica di origine tedesca.

Taylor, dopo essere stato uno dei pianisti di riferimento per molti artisti dell'etichetta di Eicher, è stato plurilodato al piano per la particolarità che rivestiva il suo stile, costituito da un timbro che si presentava chiaro, pieno di fascino, memore della lezione di Bill Evans, ma con una implementazione derivante da un esplicativo uso della ritmicità (a cui molti pianisti jazz delle nuove generazioni si rapporteranno), elemento che lo renderà protagonista nell'approfondimento degli studi "percussivi" applicati al piano. Con le modalità degli Azimuth, il pianista inglese troverà il "suo" stile riconoscibile; John ha centellinato gli sforzi per una vera e propria carriera da solista partita nel 1971 con l'album "Pause and think again", in anni in cui accanto all'influenza di base di Bill Evans, mostrava anche una più evidente esuberanza pianistica che lo avvicinava alla modalità di McCoy Tyner. Con l'età Taylor ha poi smussato quella carica, dividendo le sue registrazioni tra operazioni al piano solo ed ensembles in trio molto vicini alle esperienze di Bill Evans, dove ha cercato di raggiungere una profonda riflessione della sua concezione pianistica, con risultati alterni: spesso gli effetti meditativi, narrativi della sua musica si sono scontrati con soluzioni non particolarmente audaci dal punto di vista compositivo, ingenerando il sospetto di non aver compiuto sempre il cammino giusto.

La Winstone può invece considerarsi una cantante "colta" trasferita nel jazz, un canto riflessivo e a tratti doloroso, con squarci di infinito e tenera solarità: il suo fu un compito fondamentale nel gruppo perchè gli diede una profonda caratterizzazione: la sua voce evoca paesaggi gioiosamente malinconici, indistinti quasi come in una cartolina nordica, senza nessun virtuosismo vocale; era la perfetta antitesi del canto free di Jeanne Lee o Jay Clayton e si rifaceva, seppur in maniera molto personale, al canto jazz tradizionale delle più famose cantanti degli anni cinquanta. Ciò che è importante era estrarre dalla voce un suono che fosse accattivante. Negli episodi da solista, la Winstone, comunque, ha aggiustato un pò il tiro, conservando quell'emotività vocale ma inserendola in un contesto più jazzistico, nel senso tradizionale del termine, e che quindi prevede il canto con parole di significato, probabilmente senza però più raggiungere i vertici espressivi avuti negli Azimuth.

Wheeler (vedi mio post prec.) poi, interveniva con le sue solite sortite ad anagrammi musicali. Gli Azimuth pubblicarono solo 5 cinque albums, l'ultimo nel '94, dopo una reunion, ma fondalmente ognuno dei suoi elementi ha preferito costruire con più efficacia la propria esperienza musicale da solista, sebbene gli incontri musicali tra di loro non siano mancati, anche dopo lo scioglimento del gruppo; ma queste erano solo operazioni nostalgiche. Quel trio, che univa gli splendidi talenti di tre inglesi doc, non era proprio una prospettiva tanto facile da trovare, ed invero, se consideriamo la situazione attuale, non lo è ancora oggi.


Discografia consigliata:


Azimuth
-Azimuth, Ecm 1977
-The touchstone, Ecm 1978
-Depart, Ecm 1979 (con Ralph Towner)
-Azimuth '85, Ecm 1985
-How it was then...never again, Ecm 1994


John Taylor
-Decipher, MPS, 1973
-Blue glass, Ronnie Scott's jazz, live 1991
-Rosslyn, Ecm 2003
-Angel of presence, 2006
-Phases, Cam Jazz 2010

Inoltre partecipa a molte registrazioni fondamentali di Garbarek ("Places" e "Photo...") e Wheeler ("Double double you", "Music for large ensembles", "Kajak"), e nel trio con Erskine/Danielsson ("You never know", "Time Being", "As it is")


Norma Winstone
-Somewhere called home, Ecm, 1987




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