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giovedì 16 giugno 2011

John Luther Adams



....Landscape is the culture that contains all human cultures... (Barry Lopez)

Considerato da molta critica uno dei più intelligenti compositori della nostra epoca, John Luther Adams ha sfruttato i temi del minimalismo per farli rientrare nella sua ottica espressiva; partito da rock bands, la svolta del compositore avviene con la scoperta di Morton Feldman e soprattutto con il suo trasferimento nell'Alaska, che gli consegna tutta l'ispirazione di cui ha bisogno: paesaggio, modi di vita delle culture indigene, visione "cinematica"dell'ambiente, vengono trasferiti in musica, in una maniera che però funziona al contrario se paragonata al modus operandi della gran parte dei musicisti (specie di estrazione non classica) che avevano attuato il connubio tra minimalismo e "ambient" music: se, questi ultimi, si servivano dei computer per creare e manipolare i suoni voluti, Adams si serviva direttamente dell'orchestra, cercando di non cadere nelle trappole non tradizionali della musica moderna. Poi, anche lui si servirà in alcune sue composizioni di "processare" parte dei suoni, ma in ogni caso, resta compositore che si esprime secondo la prospettiva di un musicista classico. La sua produzione è molto sbilanciata sul fronte "Alaska" e chiaramente ne rispetta le tematiche, con composizioni che sono progressivamente passate da una algida e primordiale scoperta del territorio, fino a quelle del nuovo secolo dedicate ai suoi lati intimi e "spirituali"; Adams è pero compositore completo, che ha anche cercato nelle alternative, (che non fossero a quella Terra strettamente collegate), di fornire nuovi agganci "sonici": basti pensare alla lunga composizione "The mathematics of resonant bodies" dedicata alle percussioni integrate in un concetto di medialità, oppure alla Inuksuite, che rappresenta uno di quegli sconvolgenti tentativi di rapportare l'umanità con i probabili suoni concreti del futuro (vedi l'articolo di Alex Ross "Reverberations" su The New Yorker). Il miglior Adams si trova comunque in quella ricerca di equilibrio statico/meditativo che si concentra spesso sul percorso che la musica contemporanea ha effettuato, ossia quello dei "suoni" e di tutte le possibili relazioni (anche extra uditorie) con i nostri sensi percettivi. Ed in tal senso l'esperienza di vivere in Alaska è risolutoria per la musica: le giornate e le notti allungate, la magia dei cieli e delle nuvole, nonchè l'energia sismica dei quella Terra sono nella musica di Adams perfettamente calibrate.
Adams ha anche compiuto ultimamente un tributo a Lou Harrison, compositore che ha esercitato una forte attrazione sia come uomo che come musicista, da cui ha mutuato la passione per l'uso delle percussioni e quel senso di semplicità e pseudo-romanticismo di molte sue composizioni: il suo tributo però sarà molto personale e si baserà su un minimalismo ai violini spinto e prolungato verso una forma (invero già sperimentata) di chamber music minimale. Il noto pianista Stephen Drury accompagna l'ultima pubblicazione discografica dell'artista americano "Four thousand holes" che rientra senza tante forzature nelle sue migliori composizioni: clusters misurati di piano che puntellano un lungo brano atmosferico di grande effetto "sonico".

Discografia consigliata:

-The far country, Falletta, Culver, New Albion R, 1993
-Clouds of Forgetting, Clouds of Unknowing. Apollo Chamber Orchestra, JoAnn Falletta conducting. New World Records 1997
-The Light That Fills the World , Cold Blue Label, 2002, che contiene:

  1. The Farthest Place
  2. The Light That Fills the World
  3. The Immeasurable Space of Tones
-In the white silence, Oberlin Contemporary Music Ensemble, New Wordl Records, 2003
-Red arc/Blue veil, Cold Blue Label, Drury, 2007

1 commento:

  1. leggere questo blog è puro piacere! Adams è un grande musicista e una ottima penna: la sua autobiografia è favolosa e spassosa!

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