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venerdì 20 maggio 2011

Svend Erik Tarp e la musica danese fino al 1950

La Danimarca ebbe i suoi primi validi esponenti nel mondo della musica colta quando Beethoven trovò attraverso Friedrich Kuhlau un valido canale per esportare compiutamente i nuovi bollenti spiriti musicali germanici che si erigevano, in maniera parallela, ai movimenti indipendentisti del paese: in quegli anni partì un processo di imitazione delle tradizioni europee che non era più timido e scolastico approccio alla materia, ma diventava qualcosa di più profondo e personale, che prendeva spunto dall'apprezzamento dei migliori musicisti d'Europa per creare un rinnovamento personale dettato da elementi nazionalistici. Sulla scena romantica danese fece il suo ingresso il compositore Niels Gade, che si divideva tra i soggiorni in Germania e quelli a Copenaghen, dove rielaborava i concetti germanici "romantici" appresi; ma il fatto più importante era l'integrazione nella vita pubblica delle nuove formule musicali: pur consapevoli che spesso si era di fronte a manifestazioni più "normali" della musica imperante in quegli anni (che si confrontava sempre con l'asse franco austro-tedesco), cominiciarono a far capolino nuove istanze popolari che reclamavano il loro inserimento nella musica: Carl Nielsen, rifiutò il sentimentalismo del romanticismo (specie nel suo primo periodo della composizione) propugnando il valore delle tradizioni ed introducendo anche in Danimarca una nuova forma di composizione che era frutto anche delle rinnovate idee che percorrevano i paesi nordici alla fine dell'ottocento. Nielsen fu il codificatore dell'incrocio delle istanze tradizionali della musica del suo paese con i fermenti che in quegli anni si opponevano agli ideali più strettamente romantici: la bucolicità di Sibelius, i nuovi fermenti dell'impressionismo in musica (soprattutto la formula di derivazione neoclassica francese), e le novità dei primi Stravinsky e Bartok. I nuovi compositori come Jorgen Bentzon, Knudage Riisager, Finn Hoffding etc., saranno il collante che unirà le primordiali esperienze di Nielsen con il pieno rinnovamento della seconda metà del novecento post-seconda guerra mondiale, quelle che condurranno alla piena e moderna mentalità nordica di Norgard, Norhold e Gudmunsen-Holmgreen : ma prima di intraprendere questa consapevole e matura modernità musicale, la Danimarca ebbe una triade di compositori, silenziosamente rapportati alla storia, che si distingueva per la sua originalità e per il fatto che risultava essere il tramite necessario di quel percorso che definitivamente affrancherà la musica classica danese dalle derivazioni umorali europee per spostarsi a quelle cosiddette "nordiche": la triade era composta da Herman D. Koppel, Vagn Holmboe e Svend Erik Tarp. Questi compositori furono sicuramente influenzati da Nielsen, da Stravinsky (per le modalità di utilizzo della strumentazione) e da Bartok (per i caratteri di interazione con le forme tradizionali), ma se di elementi "neoclassici" si parla quelli francesi furono nettamente preferiti ai modelli tedeschi: le nuove tendenze di Debussy, Ravel e dei lampi di bizzarria del movimento dei Six svilupparono modalità compositive che prevaricavano l'esperienza "neoclassica" tedesca in quegli anni (Hindemith e Kurt Weill).
Koppell ne diede magnifici esempi nelle sue prime due sinfonie, nonchè in molti lavori al piano: il compositore invero fu artefice di un'approfondimento che lo portò a vivere due periodi compositivi di natura diversa: se nel primo le caratteristiche evidenziate erano magnificamente inserite nel suo idioma, il secondo lo vede abbracciare le tecniche serialiste che, sebbene non utilizzate in maniera snodata, sclerotizzarono la produzione sinfonica per arricchire magnificamente quella da camera, valorizzando, in maniera unica per il suo paese, il ruolo del violoncello.
Vagn Holmboe emerse come teorico della composizione in metamorfosi, che nascondeva una concezione spirituale della musica: una fortissima presenza della natura e delle sue forze, unita ad un certo scetticismo per le costruzioni intellettuali europee, costituiva il suo dogma di partenza, dove il suo compito era quello di far emergere posizioni che bilanciassero gli istinti emotivi con una scrittura cerebrale, cercando una possibile via d'arrivo che avesse caratteri di contemplazione: era un particolare esempio di "neoclassicista" che si preoccupava di equilibrare le forze musicali in campo del suo tempo e ci riusciva magnificamente.
Svends Erik Tarp era sicuramente un classicista di derivazione francese, soprattutto in quel campo così ben sondato dai compositori francesi di quel periodo che fu quello delle "miniature" musicali: con l'avvento del Romanticismo, la sonata ed in particolar modo quella per piano, divenne lo strumento più diretto e puro per scavare nei mendri emotivi dell'anima: le sue dimensioni divennero variabili, e se è vero che una maggior durata era il segnale di un maggior impegno artistico che presupponeva un confronto difficile con la materia ed un' atteggiamento di sfida (specie dopo le sonate di Beethoven) per alzare l'asticella della perfezione formale, era anche vero che le strutture di riproposizione del linguaggio al piano potevano anche frammentarsi: si pensi agli ètudes, valzer, suites, notturni, fantasie, etc., che qualora non fossero state fornite di adeguato spessore emotivo, costituivano meri esercizi tecnici; Tarp fu uno di quelli che fu accusato proprio di una certa leggerezza di scrittura, pur essendo tra quelli che in qualche modo contribuirono ad elevare il modello "miniatura" delle sonate al piano e la recente uscita discografica fatta dalla DaCapo Records, con alcuni suoi lavori nell'àmbito delle sonatine, variazioni od improvvisazioni, dimostra l'inesattezza di quelle conclusioni.

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