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mercoledì 25 maggio 2011

Peter Evans



Cover Art




"Suonare una sola nota di tromba con sordina Harmon è una cosa il cui argomento è ormai assodato e ha come risultato un sound immediatamente riconoscibile in quello di Miles Davis, ma cosa succede se si sostiene quella nota per 10 minuti? Non suona più così jazzy!...E' frutto di un'improvvisa tecnica estesa?.... Io non uso la frase "tecnica estesa"perché penso che sia fuorviante, e molto parziale, poichè fa sembrare che certe tecniche che usano una tecnologia non siano 'naturali'. Ovviamente con la consapevolezza che hanno i musicisti globalmente di questi giorni, è abbastanza chiaro che ciò che sembra naturale per un trombettista zingaro in Serbia non sembra così altrettanto naturale per il trombettista di un'orchestra sinfonica occidentale. Questo dimostra che ci sono molte domande che riguardano la natura della tecnologia e se esista o meno una cosa come la tecnologia "pura", che abbia un'informazione culturale incorporata in essa che possa considerarsi come un dato di fatto.

Le parole del trombettista Peter Evans, riportate in una sua intervista, sono chiarificatrici dell'attuale visione che i musicisti jazz più oltranzisti hanno del loro futuro: utilizzare tecniche estensive può aiutare certamente a caratterizzare maggiormente il suono di quel musicista, ma potrebbero avere una scarsa capacità di penetrazione commerciale, non essere capaci di essere rispettosi della tradizione jazzistica. Il dubbio di questo bravissimo trombettista americano emergente di New York sembra essersi definitivamente risolto in questo quintetto in cui è chiarissimo che Evans porta a termine un'operazione che è lontana dallo sperimentalismo estremo di "More is more" e "Nature/Culture", con la prerogativa di consolidare quella teoria dell'equilibrio tra il modo di suonare e il grado di emotività che è alla base di un prodotto di qualità. Qui gli episodi "free" si mescolano con robuste iniezioni di mainstream jazzistico che ci riportano anche alla tradizione be-bop moderna; ma sia in un caso che nell'altro Evans fa il massimo possibile per non farci cambiare idea che esiste ancora la possibilità di mescolare tra generi facendo lavori che possano non far rimpiangere i cavalli di battaglia del passato. Ma Evans in più ha un'arma: l'uso della respirazione circolare (che lo ha portato alla conoscenza e alle collaborazioni con Evan Parker) e della "sordina" viene effettuato in maniera originalissima, con una fluidità e velocità di suono che ci pare di avere a che fare, ad un certo punto, con un mitragliatore di suoni, sebbene questa caratteristica di elasticità emerga con più forza negli episodi di pura improvvisazione libera. Una cosa è certa: in questo momento non ci sono trombe così intense e musicalmente preparate come la sua che riescono a comunicare lirismo, fascino armonico e soluzioni pirotecniche.

Discografia consigliata:

-Peter Evans quartet, Firehouse 12 R., 2007
-Nature/Culture, PSI 2009
-Peter Evans quartet, Live in Lisbon, Clean Feed 2010

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