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sabato 14 maggio 2011

Ned Rothenberg





Una delle applicazioni pratiche dei teoremi di Philip Glass sul futuro della musica classica sta nel sincretismo che si può originare da culture e tradizioni diverse; d'altronde il suo minimalismo era già un cammino in tal senso visto le sue sinergie con la cultura orientale. Quello che però è più difficile da creare è una miscela senza un processo di contaminazione, avere uno stile compositivo che è già frutto di un'assimilazione perfetta di quelle tradizioni di varia estrazione geografica: il plurifiatista Ned Rothenberg è uno di quei musicisti a cui questa nuova definizione di sincretismo calza a pennello. Rothenberg è uno studioso di musica in interconnessione geografica, ha il merito di aver interiorizzato nei suoi studi la passione per i suoni avanzati occidentali senza disdegnare quelli orientali e di altre culture ed è uno dei maggiori interpreti della tecnica di respirazione circolare che gli dà un potere di estensione al sassofono, nonchè di molte tecniche non convenzionali. A proposito della sua passione per alcuni strumenti caratteristici orientali è noto come Rothenberg utilizzi lo shakuhachi e abbia un debole per la musica tradizionale honkyoku che si basa sulla meditazione, costruita su silenzi significativi e tessiture sonore tese all'esaltazione del suono: questi elementi ritornano spesso nelle sue produzioni discografiche. Rothenberg si impose agli inizi del boom dell'avanguardia jazz di New York come un sassofonista di alto profilo, con un utilizzo pressochè totale di tutte le possibilità sfruttabili sugli strumenti. I suoi primi lavori recentementi ristampati dalla Tzadik Records offrivano un quadro pieno del pensiero e delle capacità di Rothenberg, che si presentava come musicista di avanguardia particolare, dotato di una sensibilità non comune, impegnato ad estrarre fascino dalle modulazioni dei suoni. Rothenberg ha cercato di compenetrare la sua formula anche dentro territori relativamenti più convenzionali con un paio di progetti importanti nel campo jazzistico: con i New Winds (quattro pubblicazioni) cercò di sperimentare nell'ambito del free sebbene spesso con interpretazioni leggermente intricate, mentre con i Double (sempre 4 registrazioni ufficiali) affrontò tematiche vicine al free funk di M-Base, con risultati interessanti ma che non possiedono lo stesso fascino delle registrazioni più "intime". Il meglio del musicista verrà fuori infatti nelle prove solistiche e in alcuni progetti di totale simbiosi interdisciplinare: nell'ambito della sperimentazione condotta in solitudine, oltre ai suoi primi tre dischi su Lumina (come detto ristampati), Rothenberg si farà notare anche per gli albums di "The Crux" ed "Intervals" che saranno l'anticamera graduale che sfocierò nella fase più ricca della sua musica, ossia i progetti "World" e "Chamber Music", i cui lavori di riferimento lo mostreranno vitale nella proposizione di un sound che è improvvisazione, strati orientali, minimalismo ed ancestralità, cameralità contemporanea. Su quest'ultimo aspetto sembra stia insistendo negli ultimi anni, e allo scopo ha organizzato un quintetto per clarinetto ed archi nel tentativo di inserire le sue prerogative in una più ampia accezione classica.
Con il tempo gli sforzi del sassofonista di provare l'esistenza di una nuova prospettiva musicale sembrano comunque essere andati in porto grazie ai vari inviti a festivals e seminari in varie parti del mondo procurandogli un certo ritorno di popolarità negli ambienti del settore. In una sua lezione diceva "....con World music non intendo un genere particolare o un melànge di musiche esotiche: per me world music è anche il jazz, la musica classica, il pop. Il mio è un concetto che include e non esclude...." Se concordiamo con questa affermazione, è evidente come l'artista americano abbia composto alcune tra le più intelligenti ed esclusive pagine di quel genere.

Discografia consigliata:
-Solo Works: Lumina Records, Tzadik 2006 (ristampa i suoi primi tre albums per la Lumina R., ossia "Trials of Argo" del 1980, "Portal" del 1983 e "Trespass" del 1986, con l'aggiunta di alcune nuove tracce mai pubblicate)
-The Crux: Selected wind works 1989-1992, Leo R. 1993
-Power lines, New World, 1995
-Ghost stories, Tzadik 2000
-Port of Entry, Intuition 2000
-Intervals: Solo works for woodwinds, Animul 2002
-Inner Diaspora, Tzadik 2007

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