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martedì 10 maggio 2011

Marc Andrè Dalbavie e la spazialità del suono




Gli studi più recenti sulla percezione dei suoni in un ambiente tendono a consacrare il principio dell'"avvolgimento spaziale" degli stessi: migliorando alcune caratteristiche dell'ambiente acustico, nonchè le posizioni dei musicisti si è capito che la composizione poteva raggiungere un livello di profondità musicale diverso dal solito, aumentando la capacità emotiva di coinvolgimento grazie ad un miglior uso delle dinamiche sonore: qualità acustiche del palcoscenico, grado di percezione delle note musicali, eventuali riverberi dei suoni etc, se migliorate erano in grado di fornire una "nuova" lettura ad un brano musicale apparentemente inespressivo se ascoltato in condizioni normali. Il francese Marc Andrè Dalbavie (1961) è uno dei compositori francesi contemporanei che ha cercato di unire la preparazione classica fatta di tonalità, ma anche di ottime ricerche sugli spettri, con le interazioni che tali "frequenze" sonore potessero avere in un'ambiente di tipo "spaziale". Nei suoi concerti, spesso si assiste ad un vero e proprio spostamento fisico dell'orchestra, con un piazzamento degli strumentisti in parte diversi del teatro, al fine di creare quell'avvolgimento di cui si accenava. In verità Dalbavie ha cercato anche di trasferire su cd questa tecnica di modificazione dell'ascolto, ma purtroppo senza grandi risultati imitativi, poichè i suoi principi sono davvero difficili da dimostrare nella limitata espressività sonora di un cd. Comunque, resta il fatto che Dalbavie è uno dei pochi che ha saputo coniugare assieme dinamiche spettrali e ambienti acustici. La sua ancora breve discografia "incisa", non ci permette ancora di ascoltarlo in maniera più approfondita ed estesa, tuttavia a livello stilistico emerge un compositore di stampo nazionalistico, con un'anima rivolta al passato (con riferimenti chiarissimi al Debussy della maturità o anche del Ravel più oltranzista) e l'altra addentrata nella moderna avanguardia (con molti echi della scrittura di Messiaen e soprattutto con una forte aderenza alle teorie degli spettralisti Grisey e Dufour). Quello di Dalbavie è un nobile tentativo di mediare le istanze musicali basate su una ricerca mirabile dei migliori suoni possibili con il ricordo di quello che la musica ha scolpito nella storia musicale; nella "Ciaccona" ad esempio, emerge in tutta chiarezza la perizia con cui fonde le dinamiche delle partiture (nei vari crescendo degli strumenti orchestrali) con quel fondo di "misterioso" che spesso caratterizza quel tipo di composizione d'avanguardia. Siamo di fronte ad inserti di tonalità dentro una struttura "spettrale" perfettamente sfruttabili per aderire alla teoria dell'avvolgimento sonoro. Questo peculiare dinamismo di Dalbavie si fa presente anche in quelle composizioni dove più difficile è l'applicazione degli spettri, con risultati comunque originali ed efficaci, in possesso di un'intensità strabiliante: il suo concerto per piano è una splendida dimostrazione di come sia ancora possibile catturare emotività nell'ambito delle produzioni "contemporanee" così bistrattate.


Discografia consigliata:
-Color, Orchestra de l'Opera de Paris, Eschenbach, Disques Montaignes
-Concerto pour flute, Radio France Philarmonic Orchestra, E. Pahud, Emi
-Piano Concerto, Leif Ove Andsnes, Emi (in "Shadow of silence")
-Paradis Mècaniques, Ensemble Musique Oblique, Anne Berteletti, Accord


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