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lunedì 30 maggio 2011

La sonata al piano nel periodo romantico




C'è una forte diatriba nella critica classica riguardo al tipo di componimento che può essere considerata la massima espressione di un'artista: alcuni la vedono nella composizione sinfonica, altri nel concerto (soprattutto al piano), molti invece ritengono che sia la forma-sonata il vero punto centrale della rappresentazione musicale. Sebbene queste considerazioni siano fastidiosamente di origine accademica, vale la pena comunque soffermarsi sulla sonata al piano, che al di là di faziosi preconcetti, resta oggettivamente una espressione musicale diversa sia dall'esperienza sinfonica che da quella concertistica, rappresentando il momento più intimo della vita artistica di un musicista, centrale per il pensiero da descrivere e soprattutto per raggiungere quello ideale del sentimento.
Allorchè i compositori del periodo del classicismo avevano gettato le fondamenta della sonata elaborando la tecnica (vedi mio post precedente), l'arrivo di Beethoven fissa un nuovo standard nell'opera pianistica in sonata: l'esplorazione armonica dello strumento e la crescita parossistica del virtuosismo pianistico (frutto dell'approfondimento delle tecniche relative) permisero a Beethoven di costruire il primo nucleo di sonate (32) che rispondevano all'esigenza tipicamente romantica di esprimere il proprio io-musicale, attraverso un prolungamento della lunghezza dei movimenti che la componevano, alla ricerca di soluzioni sonore che fossero il massimo che si poteva trarre dal piano, sia per costruzione tecnica, che per emotività: la sonata diventava lo strumento "ideologicamente" solitario che serviva per stimolare il massimo "sensorio" ed emotivo dell'ascoltatore; in breve, era la ricerca del "sublime" sonoro. In questa faticosa gara di tendenza al massimo dei risultati, cercarono di partecipare tutti i migliori esponenti della musica colta di quel periodo, cogliendo la sfida intellettuale che Beethoven aveva loro fornito con le sue sonate. L'argomento era scottante per qualsiasi compositore, poichè doveva dimostrare un'ampliamento delle competenze pianistiche (che erano già notevolmente sviluppate) e allo stesso tempo creare un lavoro di "risonanza" musicale: se tutti i più grandi compositori tentarono questa impresa, non tutti lo fecero allo stesso modo e pochissimi riuscirono ad eguagliare lo status elettivo creato da Beethoven. Ma quello che mi preme sottolineare in questa trattazione, è anche la considerazione per l'autore, di aver creato un componimento in cui potersi specchiare ed essere realmente riconoscibile, al di fuori di pregnanti regole pianistiche. Inoltre, è necessario ricordare come l'attività pianistica si stesse notevolmente frazionando per via di composizioni come i notturni, preludi, suite, fantasie ecc. che spesso potevano considerarsi "sonate" a tutti gli effetti ma con un più ridotto spazio temporale: sarebbe inopportuno pensare che molti compositori non abbiano cercato spesso anche un legame (anche in forma di incollatura) tra questi brani di minutaggio inferiore e la sonata. Tuttavia ci limitiamo alla considerazione formale della sonata.
Volendo impostare un ragionamento per aree geografiche, dobbiamo innanzitutto considerare l'area viennese, che era quella di riferimento per il movimento romantico: mentre da una parte i compositori austro-tedeschi continuavano a comporre in una forma classica alla Haydn o Mozart (vedi il giovanissimo Mendelhsson), con qualche evoluzione dovuta all'introduzione del canto lirico (vedi C.M. Weber), altri cercavano soluzioni che mediassero gli istinti accademici classici con la ventata di novità apportata dal romanticismo: Schubert, contemporaneo offuscato dalla popolarità di Beethoven, maturò la sua personale scrittura nell'ultimo periodo di vita, passando da composizioni più in linea con il classicismo ad altre pienamente immerse nel clima "romantico", frutto di un magnifico connubio tra la malinconica solitudine del compositore e la necessaria dignità della vita: come è possibile per Beethoven indicare in molte sue sonate similitudini con gli aspetti più innovativi ed originali di alcune sinfonie o concerti, anche per Schubert sarebbe possibile indicare "the last sonatas" come fulgide espressioni della sua concettualità stilistica da affiancare ad esempio al suo capolavoro sinfonico "The great"; Schumann, invece, raggiunge una perfezione sostanziale solo nei movimenti della seconda sonata, mentre Brahms, invece, darà con la sua terza sonata, uno splendido saggio di padronanza di questo forma-sonata con l'introduzione di una serie di dettagli che ne fanno una delle sonate cardine di tutta la storia classica.
In Francia, Chopin si dedicherà alla sonata con tre magnifici episodi che possono essere a ben vedere affiancati alla sua migliore produzione e molto vicini a quel massimo d'asticella di cui si parlava prima, mentre nello stesso periodo Charles Alkan costruisce una delle prime sonate a programma, descrivendo con sapienza e tecnica le quattro fasi della vita umana. Ma quell'asticella sarà alzata definitivamente con la sonata di Liszt, che in un turbinìo di virtuosismo tecnico unito ad una vitalità continua di fondo di oltre trenta minuti, fissa in maniera equivocabile un punto di arrivo per quel tipo di composizione, confermato anche da due elementi che si sviluppano subito dopo la sua pubblicazione nel 1854 circa: il primo è che per trovare una sonata rappresentativa bisognerà aspettare quasi 40 anni con la pubblicazione della "Grand Sonata" di Tchaikovski, l'altro è che molti compositori cercano di trovare altre strade parallele per esprimere gli stessi concetti, basandosi sia sull'evoluzione delle nuove forme musicali, sia sullo svuotamento del concetto di sonata-forma così come inteso fino a quel momento: si cercherà di lavorare meno sulla tecnica e più sul contenuto: esempi in tal senso provengono dalle scontate sonate al piano di fine secolo dei compositori maggiori di tanti paesi europei: basta pensare alle filiazioni viennesi di Albeniz in Spagna, a quelle di Dukas in Francia o del MacDowell statunitense. Inoltre, laddove avrebbe potuto dispiegarsi un più profondo legame della sonata con gli aspetti nazionalistici o folkloristici, questo o non avviene per rispetto della forma imposta dalla storia, o avviene con deboli elementi distillati all'interno della composizione sonata: è il caso delle sonate di Grieg in Norvegia o Sibelius in Finlandia. D'altronde persino nell'area germanica alla fine dell'Ottocento la forma sonata venne quasi trascurata: Strauss e Bruckner ne composero una a testa, ma con grande denutrimento della tecnica utilizzata, mentre Wagner e Mahler erano diretti a tutt'altra visione musicale.
In Russia i movimenti post-Tchaikovski, vedono in Scriabin uno dei maggiori esempi di ricompenetrazione nel modello di sonata classica, utilizzato stavolta con nuove e specifiche personalità compositive; considerato un sinesteta le dieci sonate di Scriabin rappresentano un'ideale itinerario per ricostruire il percorso stilistico dell'autore che introduce di fatto l'estetica "mistica" della tonalità "naturale" almeno cinquant'anni prima della comparsa del minimalismo ascetico. La sua importanza è fondamentale per tutti i compositori incentrati sull'uso del piano in Russia come Rachmaninov, (le cui due sonate però non raggiungono i livelli dei concerti), Medtner (che introduce in maniera specifica la skazka, la favola russa) e quello forse a lui più vicino, Prokofiev, che nella fase di maturità musicale, unisce le tematiche virtuosistiche con i temi politici riguardanti le guerre imperversanti nel suo paese. La scuola nazionalista di Balakirev o Mussorgsky non riuscirà a sortire effetti sul piano sonata mostrando una voluta aderenza ai modelli classici senza apportare quegli elementi folkish che avrebbero dovuto essere presenti: probabilmente venivano ritenuti incompatibili con la serietà e la forma della proposta lanciata quasi un secolo prima da Beethoven.

Discografia consigliata:

-Schubert, Last piano sonatas, Perahia, Sony
-Chopin, Pollini, Piano Sonatas 2&3, Deutsche Gramm.
-Schumann, Piano Sonata 2, Banfield, CPO
-Brahms, Piano Sonata 3, Katchen, London
-Alkan, Grande Sonate "Les quatre ages", Hamelin, Hyperion
-Tchaikovski, Grand Sonata, Richter, Melodoiya
-Liszt, Piano Sonata in B minor, Zimmerman, Deutsche Gramm.
-Scriabin, The complete piano sonatas, Hamelin, Hyperion
-Medtner, Fairy Tales sonata/Sonata Reminiscenza, Hamelin, Hyperion

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