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lunedì 30 maggio 2011

La sonata al piano nel novecento impressionista e surrealista





Quando Debussy si affacciò nel panorama della musica colta, già parecchio era stato scritto in materia di piano e di sonata: il patrimonio musicale pianistico cominciava a prender forma con la splendida forma libera barocca con tanto di contrappunto, poi annoverava i capolavori di Scarlatti, conteneva gli stadi di virtù pianistica di Beethoven, l'apoteosi delle sonate di Brahms e Liszt. Nonostante, il classicismo cercasse comunque di restare alla moda attraverso nuove riproposizioni, alla fine dell'ottocento i movimenti musicali francesi e poi inglesi, costituirono una profonda riflessione dei compositori che dovettero ammettere la decadenza di molti principi collegati ai movimenti romantici; Debussy, usando comunque la tonalità, evocava immagini di fantasia esotica o semplici impressioni rinvenienti dall'osservazione della natura: era un suono "galleggiante", atmosferico e sensuale al tempo stesso, che pretendeva, come nella migliore letteratura pittorea, di fornire un'immagine subliminale, un'evocazione visiva ottenuta attraverso l'ascolto. Pur non scrivendo mai nessuna sonata per pianoforte, è innegabile che molta della sua produzione solistica al piano possa essere il referente ideale del movimento impressionista al piano sviluppatosi in Europa: una scelta specifica potrebbe ricadere sui due libri di "Images" uno dei fulcri dell'attività pianistica diretta dal francese, oppure sul prisma estatico dei 12 Etudes, opere con un'importanza di eguale livello rispetto alle sonate per piano di illustri compositori che formarono la modernità musicale: così si sottopongono i suoi studi di fianco alle Suite/Pieces per piano di Schoenberg, così come alle storiche sonate seriali di Boulez. Chi invece, forse anche casualmente, ne scrisse una in Francia nel 1905 fu Ravel con la sua Sonatina, fissando una precisa estetica pianistica, fatta di rottura con il passato romantico, di consistente caratura virtuosistica, tonale, in cui i "colori" musicali invadono il campo. E' chiaro che la gabbia formale e sentimentale dettata dal romanticismo era in una netta crisi, per cui c'era bisogno di un nuovo ordine di idee che non lasciasse posto ai rigori formali, che non fosse composizione (anche di alto livello) confinata in una struttura; in breve si avvertiva l'esigenza di una più ampia libertà compositiva che rifiutava una prestabilita forma-sonata o una prestabilita forma-sinfonica: sebbene Debussy non amasse essere riconosciuto nella corrente relativa, la sua musica sposava perfettamente gli aforismi dei pittori francesi, sviluppando quel chiaro effetto di "sospensione" grazie al particolare utilizzo del piano dovuto alle scale esatonali. Scriabin fu l'unico pianista che fece un percorso simile a quello di Debussy, quel percorso fu graduale, ma perveniva agli stessi risultati. (vedi post preced.) Inoltre, è necessario sottolineare come il ricorso a quella maggiore libertà compositiva dovesse fare uso di elementi già noti nella letteratura classica e che recuperavano modi e forme dell'età musicale per definizione più libera da vincoli (appunto quella barocca); ma allo stesso tempo non era possibile (nemmeno per Debussy) liberarsi della base teorica classica, perciò spesso si attribuì al movimento impressionista caratteri neoclassici che comunque andrebbero valutati caso per caso: esistono più modernità, più correnti nel novecento che si arrichiscono di riferimenti diversi.
Le teorie di Debussy e Ravel ebbero un seguito notevole, in una sorta di avvicinamento del mondo classico alle altre tradizioni musicali; ma uno dei fattori importanti dell'impressionismo fu quello di essere il pass-partout del surrealismo francese e di tutta l'epopea dei cosiddetti Les Six. Le sonate di Milhaud, Poulenc, Tailleferre, Auric nate come reazione ai movimenti impressionistici, tendevano a far confluire nel loro bagaglio culturale folklori e stili provenienti dalle altre culture musicali, chiari riferimenti al teatro da caffè-varietà inglese e parigino, con forti escursioni nel bizzarro (frutto dell'adesione al dadaismo), ma comunque si basavano su quella sorta di anomalia tonale, di "moderno" neoclassicismo, che era anche il punto di partenza delle evidenze di Debussy. L'appendice più consona al processo di modernizzazione della sonata al piano vide i più validi esponenti in Inghilterra, e sebbene Vaughn Williams e Holst non si dedicarono alla sonata, l'attività relativa di compositori come Ireland, Bax e Bridge, Bliss e più tardi di Bowen, compensò la discussa mancanza. Da notare come ritornasse utile lo stile di sonata di Grieg, per le generazioni norvegesi di compositori di quegli anni, nelle figure di Klaus Egge e Geir Tveitt che introdussero finalmente nella sonata la potenza evocativa e il folklore della Scandinavia.

Discografia consigliata:

-Debussy, Images/12 Etudes, Gieseking, Emi
-Ravel, Sonatine, Argerich, Emi
-Milhaud, Piano Sonata 1&2, Choveaux, Koch
-Poulenc, Sonate for deux pianos/4 hands, Rogè, Decca
-Ireland, Piano sonata, Leneham, Naxos
-Bridge, Piano sonata,Wass, Naxos
-Bax, Piano Sonata 1&2, Wass, Naxos
-Egge, Sonata per piano n. 1 (Draumkvede) & 2 (Patetica), Torgersen, Simax
-Tveitt, Piano sonata n. 29, Botnen, Simax

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