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venerdì 8 aprile 2011

Bob Seger: poliglotta esplosivo del rock




In una sua ultima intervista alla celebra rivista Rolling Stones, sembra che Bob Seger abbia manifestato il desiderio di ritirarsi dalle scene e questo per vari motivi: problemi fisici dovuti all'età (65 anni) che non gli permetterebbero di lavorare bene specie in tour (è in arrivo un nuovo lavoro discografico), voce non più intonata con sbavature dovute al fumo e al peso, ridimensionata voglia di scrivere. Devo confessare Seger è sempre stato uno dei miei preferiti nell'ambito del rock americano: l'idea era quella di essere di fronte ad un personaggio che affascinava irrimediabilmente sia per via del suo stile da beautiful loser sia per il bagaglio artistico (un bagaglio tra i più semplici ed emotivi). Sperando in una decisione contraria di Bob, quello che mi interessa rimarcare è come il rock, mai nella sua storia, si sia trovato dinanzi un precursore di tale livello mai "riconosciuto": infatti, gran parte degli appassionati di rock sono legati al suo periodo d'oro (quello centrale/finale degli anni settanta), ma molti, compresa la critica, ha letteralmente dimenticato quello che Seger suonava e cantava prima e dopo quel periodo; spesso nei miei post vi ho parlato del rock che io chiamo "romantico" in parallelo al movimento classico (mi riferisco a Springsteen, Petty, Cougar, etc.), il cui trade d'union era musicale e in qualche modo "sociale" (i blue collars); ebbene, Seger cominciò a pubblicare musica nel 1968, quando quegli artisti che proponevano una nuova eccitante mistura degli elementi "americani" della musica si proposero di farla diventare più diretta cercando di riposizionare il lato testuale sul quale Bob Dylan aveva lavorato magnificamente in maniera filosofica. Seger può considerarsi, quindi, come un vero e proprio anticipo di quello che diventerà la musica americana dopo la metà dei settanta. Ma la sua importanza non sta solo in questa considerazione: il rock'n'roll, dopo quell'effervescente periodo iniziale in cui aveva espresso la prima vera rivoluzione musicale della musica leggera grazie ai contributi di Chuck Berry, Elvis Presley, etc., aveva subito un'evoluzione che gli aveva fatto perdere la memoria storica sul punto: fu proprio Seger, che scrisse dei nuovi, moderni episodi che non fossero mera clonazione di quello che era stato fatto dall'universo musicale del passato. In possesso di una voce "straordinaria" (ripeto "straordinaria") plagiata dall'ascolto intenso della musica nera, frutto delle lunghe giornate passate ad ascoltare alla radio Wilson Pickett e James Brown, Seger non perse tempo a proporsi non appena capì di poter contare su quella voce: il primo periodo discografico non fu semplice, poichè Seger non aveva ancora maturato il suo stile e si accontentava di rifare lo stile altrui: tuttavia alcuni brani tratti dall'esordio "Ramblin' gamblin' man" (hard blues allo stato puro) o dagli albums successivi (il soul derivato di Mongrel, il rock poliglotta di Smokin' O.P.'s) lo ponevano già in considerazione come personaggio assolutamente non scontato. Il suo primo lavoro di caratura sarà "Brand New Morning" in cui si stabiliscono le sue vere coordinate: l'album in perfetta solitudine strumentale (voce, piano e chitarra) è una di quelle perle nascoste della sua discografia che mostra l'essenzialità dell'artista, che finalmente matura anche un personale stile di approccio alla composizione. "Back in '72" è la conferma (con una veste pienamente musicale) di quello che Seger stava facendo in quegli anni: il sound è vario e riprende i generi principe americani (blues, rock'n'roll, soul) con una forte componente emotiva soprattutto nella ballata che, grazie al canto roco inimitabile dell'artista di Detroit, non ha nulla da invidiare ai migliori cantanti del "soul" americano, anzi direi che ne viene amplificata. In "Seven", poi, compare anche una personale vena di ironia sociale nel blues di "UMC (Upper Middle Class)" che accompagna i nuovi classici dell'artista; quello che stona un pò è l'inserimento di qualche cover di troppo, ma per il resto nel rock non c'era niente di più eccitante di Seger e i suoi concerti dal vivo lo testimoniavano. Con la nascita della Silver Bullet Band, Seger fa un ulteriore passo distintivo nella qualità della sua musica: la band diventerà una leggenda degli spettacoli dal vivo, contribuendo al "Live Bullet", un live che ben coglieva le perfomances di Seger e band, con un arrichimento propulsivo introdotto nella composizione di Seger: la quaterna "Beautiful loser"/"Night Moves"/"Stranger in town"/"Against the wind" gli porta un successo strameritato, nonchè l'apprezzamento quasi unanime della critica mondiale. Scrive una sequela di canzoni memorabili, semplici dal punto di vista strutturale, ma con un feeling emotivo da far spavento. Melodico al punto giusto da non sconfinare in nessuna banalità, spesso con esplosioni di energia al limite della durezza sonora, si pone come un osservatore della realtà della vita che non vuole effettuare nessun approfondimento, si limita a far emergere quello status (sia di difficoltà che di gioia) attraverso il potere di esternazione della sua musica; sono solo quelle le vibrazioni che contano alla fine. E' la scoppiettante America di quegli anni che si sta raccontando, che viveva ancora con speranza e positività le sue frustrazioni.
"The distance" e "Like a rock", gli unici albums degli anni ottanta, confermavano gli standard qualitativi di Seger, sebbene in quegli anni non si pensava che quelli sarebbero stati episodi finali della sua carriera: da qualche momento (siamo nel 1986 con "Like a Rock") pubblicherà solo 3 albums in 25 anni: "The fire inside", "It's a mistery" e "Face the promise", i quali, pur contenendo alcuni brani da poter inserire nei suoi classici, si rivelano alla fine solo discreti se rapportati ai tempi di preparazione, con la consapevolezza dettata da un certo appagamento artistico: sembra essere ritornati al discreto anonimato di quando era ancora un musicista in incubazione. Comunque sia, è doveroso riflettere sul fatto che molti altri musicisti hanno cercato di creare "invano" delle figure musicali a lui vicine ed alternative e sarebbe ora di offrirgli un tributo maggiore (al pari di quello riservato ad artisti come Springsteen) per i suoi meriti musicali nella complessa macchina valutativa del rock di tutti i tempi.


Discografia consigliata:
-Brand New Morning, Capitol 1971
-Back in '72, Reprise, 1973
-Seven, Reprise, 1974
-Beautiful Loser, Capitol 1975
-Night Moves, Capitol 1976
-Stranger in Town, Capitol 1978
-Against the wind, Capitol 1980
-The distance, Capitol 1982
-Like a rock, Capitol 1986
e per una sua valutazione dal vivo, naturalmente Live Bullet, Capitol 1976

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