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mercoledì 20 aprile 2011

Unsuk Chin



Tra le recenti ristampe della Kairos, di particolare pregio, sono quelle che si riferiscono alla compositrice coreana, trapiantata a Berlino, Unsuk Chin: fattasi notare per "Akrostichon-Wortspiel" nel '91, lavoro che ebbe molta risonanza negli ambienti per via delle sue immediate riproposizioni in molte parti del mondo, l'artista coreana mise in luce un linguaggio del tutto personale nell'avanguardia, risultato di una notevole assimilazione dei precedenti storici: la sua musica è una sintesi degli estremismi strumentali di Bela Bartok o quelli orchestrali di Igor Stravinsky, possiede quella caratteristica di "sospensione" alla Ligeti e un certo tipo di primordiale serialità alla Alban Berg, nonchè sviluppa al suo interno cenni di "colorismo" impressionistico (che la pongono in diretta connessione con il movimento spettralista) e gradi di complessità strumentale che la avvicinano alla scuola della new complexity; qualcuno ha inoltre trovato in Chin un' interiorizzazione (specie nell'uso delle percussioni) delle impostazioni tradizionali dei suoni orientali, ma se questo effetto c'è, realmente va considerato nell'assieme e non come fondamentale. Se "Akrostichon-Wortspiel" sembrava tutto sommato un esperimento più tecnico che emotivo, nel resto delle sue opere (almeno quelle registrate) viene fuori invece una compositrice "moderna" dotata, che unisce ai suoi stilemi anche una passione evidente per l'elettronica. Quello che ne risulta è una compositrice d'avanguardia da "favola", che snoda le sue tematiche in musica con una sapiente dosatura di tutti gli elementi a cui fa riferimento la letteratura classica del novecento: il sound è una sorta di passaggi in chiaroscuro continui dell'anima e del pensiero, che evocano "sospensione" e "meditazione", rappresentando un'ottima occasione di ascoltare lavori di matrice avanguardistica nettamente superiori alla media di ascolto e soprattutto che dichiarano apertamente un invito alla comunicazione interiore. Molto significativa al riguardo sono le parole che la stessa ha usato per descrivere la sua dimensione sonora: "...la mia musica è un riflesso dei miei sogni. Cerco di trasferire nella musica le visioni di luce immensa e di una incredibile magnificenza di colori che vedo in tutti i miei sogni, un gioco di luci e di colori che si muovono nella stanza e allo stesso tempo formano uno scultorea fluidità di suono...... Pochi artisti nell'ambito della modernità contemporanea sono riusciti a dare una precisa caratterizzazione alla loro musica senza essere risucchiati dai contesti storici; Unsuk Chin si rivela in tal senso come una magnifica rivitalizzazione di quello che è stato prodotto da grandi personalità della musica classica. Ascoltate, inoltre, il suo "Violin Concerto" in cui riesce a creare una magia e un fascino negli strumenti che rende quest'opera tra i migliori concerti per violino di tutti i tempi.

Discografia consigliata:
-Unsuk Chin: Akrostichon – Wortspiel. Ensemble Intercontemporain. CD. Deutsche Grammophon, 2005
-Rocanà, Violin Concerto". Viviane Hagner, Kent Nagano, Montreal Symphony Orchestra. CD. Analekta, 2009

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