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mercoledì 6 aprile 2011

Georg Friedrich Haas




In questo post voglio evidenziare le doti artistiche di questo compositore austriaco che fa parlare di sè per la particolarità dei suoi concerti e delle sue rappresentazioni musicali. Con un articolo su "The New Yorker" del novembre scorso, il famoso critico musicale Alex Ross evidenziava la tipologia di prestazioni che veniva richiesta ai musicisti durante l'esecuzione dei brani commentando uno dei suoi capolavori "In iij Noch" (terzo quartetto di archi). Haas rappresenta una realtà nel mondo dell'avanguardia classica odierna, poichè la sua musica è il risultato di un processo di approfondimento di quello che le avanguardie stesse hanno offerto negli ultimi decenni: la preparazione del compositore è indiscutibile e passa dallo studio degli strumenti attraverso lo spettro computerizzato, alle teorie dei sovratoni e degli armonici, all'uso dei toni frazionati e la loro sovrapposizione in ambienti sonori del tutto decontestualizzati: quello di cui parlava Ross era un concerto "da pipistrelli", suonato al buio dai musicisti che non si vedono assolutamente durante l'esecuzione che viene quindi portata avanti a memoria con il solo direttore d'orchestra che (almeno nelle registrazioni) sembra essere in chiaro: queste considerazioni sono indicate anche nelle note di copertina di "In Vain", unica suite di un'ora circa per 24 strumenti, che personalmente ritengo sia la massima espressione raggiunta dall'austriaco; Haas, però, non è un minimalista (nel senso più risaputo del termine), nè un musicista totalmente spettrale, nè tantomeno un massimalista rivestito di americanità (alla Glenn Branca ad esempio per intenderci, cioè che tende a far risaltare in maniera regolare i sovratoni di poche note): è un compositore che propone musicalmente un mix di elementi e conoscenze moderne, un punto di sutura che unisce tutte le nuove "scoperte" che sia in Europa che negli Stati Uniti la musica contemporanea ha coltivato e perciò può essere visto come un compositore di collegamento tra banchie dell'avanguardia sviluppatesi anche in sedi diverse. Solo in questi ultimi anni si sta comprendendo la fattezza stilistica del compositore con opportune registrazioni in studio: ma la sua discografia risulta ancora scarsamente rappresentativa in relazione al totale della scrittura. Comunque sia, la composizione di Haas si configura come un "magnete" sonoro, un viaggio "sonico" che va al di là di quella presunta tenebrosità della sua musica, poichè regala all'ascoltatore una prospettiva di immagini in movimento in divenire temporale che aggiorna con le nuove modalità tecnologiche il ventaglio di esperienze fatte nel passato sul tema da compositori illustri (vedi Lygeti sulla microtonalità o Grisey nello spettralismo).
Pur non avendo la fortuna di assistere ai concerti di Haas, vi cito (in traduzione) alcuni passi dell'articolo di Ross, con alcuni apprezzamenti critici che mi trovano pienamente d'accordo sulla efficacia stilistica di Haas:
......Nel mese di settembre, ho visto, o meglio non visto, una performance del JACK (Quartet) "In iij. NOCT." presso il Forum Austriaco di Cultura, sulla East Fifty-Second Street. Quando il blackout è iniziato, inizialmente ho provato una paura, come non avevo mai sperimentato in una sala da concerto: era come essere sigillati in una tomba. Nessun scalpore suscita il fatto che i membri del JACK, di solito provano per un breve periodo di oscurità, con ogni pubblico, per vedere se mostra segni di sofferenza. (Infatti, un giovane timidamente si alzò e uscì.) Eppure la paura scompare quando la musica comincia. Gli esecutori, che sono posizionati negli angoli della stanza sembrano aver la mappatura dello spazio tonale, come i pipistrelli che possiedono l'ecolocalizzazione, per spostarsi in una grotta senza luce. Essi hanno memorizzato la partitura in anticipo, e si tratta di un spartito insolito: Haas espone diciotto "situazioni" musicali, (con istruzioni dettagliate per improvvisare in maniera preventiva sul set, sugli accordi, e sulle tessiture violinistiche) e una serie collegata di "inviti", per cui i musicisti si segnalano quando sono pronti a procedere da un passaggio all'altro. Spesso, la musica è al confine del rumore: le corde emettono scricchiolii e gemiti, sciami di grilli di pizzicato, stridule note alte, gementi glissando. Altre volte, raggiunge una bellezza ultraterrena, quando i suonatori prolungano crescenti armonie di overtoni. ......."In Vain" è una narrazione fatta di opposizioni, regolazione della luce contro l'oscurità, dissonanza contro gli intervalli puri, sintonie moderne contro le risonanze naturali. .....Haas ha scritto In Vain , sulla scia della risalita elettorale del Partito di destra delle Libertà nelle elezioni del 1999 austriache: il pezzo vuole trasmettere, in parte, la sua disperazione di fronte alla decadente speranza di progresso sociale. Il titolo ha anche una traccia di ingiunzione biblica, un avvertimento sull'utilità degli orgogli. Eppure quel barlume esaltante di un paradiso notturno del suono rimane nella mente. Questo capolavoro moderno trasforma la sala da concerto in un luogo di misteriosi brividi, suggerendo che la via della verità passa attraverso il buio. (Alex Ross, The New Yorker, L'oscurità udibile, 29/11/2010)
Discografia consigliata:
-In Vain, Klangforum Wien, Kairos R, 2003
-String quartets n. 1-2, Kairos Quartett, Edition Zeitlang, 2004
-Wer, wenn ich schriee, hörte mich..., Kairos R., 2002
-Hommage a Ligety, for 2 pianos, tuned a quartet-tone apart, M. Formenti, Col Legno 2008
-Works for ensemble, Collegium Novum Zurich, Neos 2009

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