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venerdì 29 aprile 2011

Domenico Scarlatti e la fase di transizione della sonata per clavicembalo




Molti ritengono che il periodo del classicismo musicale sia da anticipare alle vicissitudini di Domenico Scarlatti (1685-1757): questa interpretazione rispettabile, che abrogherebbe di fatto tutto il periodo di transizione dall'età barocca fino alla prima scuola viennese, prenderebbe spunto dal fatto che Scarlatti incorporerebbe una piena adesione agli stilemi di quello che poi fu la seconda metà del settecento; l'autore nativo di Napoli ma che costruì la sua fama a Madrid, è oggi considerato il padre putativo della sonata per pianoforte e non vedo come si possa dimostrare il contrario quando si pensa alla cospicua produzione che Scarlatti fece sul genere (usando chiaramente il clavicembalo): ben 555 sonate. La sua importanza storica segue logiche e direzioni in più sensi: ci risulta che fu attivamente impegnato sul suo strumento intorno al 1720 quando si pensava che il clavicembalo fosse probabilmente arrivato alla sua fase di maturità. La scuola barocca italiana, quella francese di Couperin e Rameau, nonchè J. S. Bach e Frogeberg in Germania, avevano già fornito rilevanti sviluppi sulle tecniche e modalità di studio del clavicembalo, ma mai nessuno aveva approfondito quella materia in maniera così capillare; d'altro canto con Scarlatti nasce un nuovo tipo di impegno musicale, che corre in maniera parallela alla produzione concertistica o sinfonica; accanto ad un gusto smaccatamente rivolto verso la pluralità strumentale (la scuola di Mannheim è un valido esempio di quei tempi) ne nasce un'altro, decisamente più intimo, decisamente lontano dagli insegnamenti di Frescobaldi e del padre Alessandro, che vede il compositore/musicista in solitudine appropiarsi di nuovi schemi: la sonata per harpsichord, progenitrice di quella al piano, riveste i panni di un nuovo veicolo espressivo che ha come prerogativa quello di fissare lo stato della tecnica pianistica affiancandola all'espressività del musicista e alle sue particolarità: nell'àmbito delle sue 555 sonate, oltre a fissare nuove modalità di utilizzo della tastiera (tra le quali sarà introdotta come una vera innovazione l'uso incrociato delle mani) fissa anche uno standard universale. In questa impresa l'autore metterà in evidenza tutte le sue influenze, dai lampi barocchi alle sonorità spagnole derivate anche dalle dominazioni arabe, ma soprattutto con lui nasce una nuova estetica musicale che gradatamente rompe con l'elevazione spirituale e con il contrappunto barocco per affermare il nuovo ordine delle "regole" musicali: è in tal senso che la storiografia cerca di assegnargli un posto nel classicismo retrodatando la sua comparsa. La sonata, quindi, diventa una sorta di "studio" in trascrizione che proprio per la sua natura fornirà a tutto il movimento classicista, nonchè a quello romantico, gli elementi per il suo sviluppo armonico e cromatico: sarà proprio l'elemento complessità (dicasi anche virtuosismo) che spesso fornirà quella divisione tra sonate "tecniche" senza particolari profondità emotive e sonate "efficaci" che per complessità ed emotività potrebbero considerarsi come componimenti per concerto o sinfonie travestite nella forma sonata. In maniera silenziosa, ma temporalmente sempre più evidente, la sonata accompagnerà il piano nel suo processo di distinzione strumentale che lo vedrà diventare un protagonista che riuscirà gradatamente a superare in termini di diffusione il violino, lo strumento musicale che aveva guidato i musicisti per secoli. Così come nel barocco vennero istituite e donate al mondo musicale idee come la fuga e il contrappunto, nel classicismo la sonata istituisce la teoria musicale.
L'ultima operazione di Tharaud, che segue quella fatta da altri pianisti contemporanei, si basa su una scelta individuale delle sonate di Scarlatti che continua a confondere critica ed appassionati: il problema nasce dal fatto che si tende a "travasare" nel piano gli intenti che erano propri di uno strumento con caratteristiche "minori" (clavicembalo): la domanda che spesso ci si pone è se sia possibile rivestire di contenuti pianistici qualcosa che non è temporalmente contestualizzato; cosa pensereste se rifacessero la facciata di un grande monumento antico utilizzando tecniche moderne? Di certo quel monumento assumerebbe un nuovo volto, quello voluto dagli architetti, ma non esprimerebbe più il tempo della sua costruzione. Qualsiasi modifica che non rispetti la storicità, e ponga in essere operazioni "troppo moderne" su compositori "antichi" è poco auspicabile, poichè tali operazioni costituiscono esternazioni altrui. Se è vero che l'opera di un compositore può essere apprezzata anche a distanza di tempo, è anche vero che devono essere riconosciuti a quel compositore fattori "musicali" che siano immediatamente percepibili, non confondibili in una scala di valori, altrimenti si compirebbero valutazioni personali irrimediabilmente lontane da un pensiero (quello del creatore della composizione) di cui non possiamo conoscere la sua portata. Se non vi dicessero che Scarlatti è suonato da Tharaud avreste un arduo compito nel riconoscere la provenienza della sua musica: le operazioni "pianistiche" su Scarlatti risultano essere "coraggiose", ma non dovrebbero andare oltre una possibile celebrazione dell'autore. E' da notare, che quando, dopo il 1750, entrò il pianoforte nelle composizioni, le sonate vennero scritte ancora per qualche tempo nelle due forme strumentali, e dopo il suo comprensibile accantonamento, il clavicembalo fece una sua comparsa sporadica solo dopo il superamento definitivo del periodo romantico. (vedi Martinu). Carl Philip Emanuel Bach, l'allievo di Scarlatti, padre Antonio Soler furono gli ultimi più validi fruitori del clavicembalo, poi cominciò l'era classica in grande stile di Mozart, Haydn, Dussek, Hummel che estremizzarono ed arrichirono lo stile in sonata di Scarlatti. In Italia particolare riguardo deve essere data all'operato di Muzio Clementi che con il suo "Gradus a parnassum" compì una delle prime formalizzazioni su carta delle tecniche pianistiche: le sue sonate furono certamente di ausilio a molti compositori austriaci e tedeschi, tant'è che venne nominato editore ed esecutore della musica di Beethoven che aveva acquisito una fama notevolmente più estesa della sua. Beethoven, in particolare, costituirà un'altro punto di arrivo della sonata al piano, che, grazie alla ricchezza musicale della composizione in questione, rappresenterà la sfida per tutti i compositori/pianisti del periodo romantico.

Discografia consigliata:

Domenico Scarlatti:
Tutta l'intera opera:
-Scarlatti: the keyboards sonata, Scott Ross, Erato (34 cd)
Le più significative registrazioni:
-Scarlatti: 14 Sonatas for Harpsichord, Leonhardt,
-Scarlatti: Best sonatas, Scott Ross, Erato
-Horowitz plays Scarlatti, Horowitz, Sony (per coloro che lo inquadrano al pianoforte)
Antonio Soler:
E' stata pubblicata l'opera completa dalla Naxos di Gilbert Rowland, mentre significativa è la raccolta di Scott Ross "Fandango/Sonatas" per la Erato R.
Carl Philip Emanuel Bach:
-Prussian Sonatas & Wurttenberg Sonatas, Asperen, Teldec (3 cd)
Muzio Clementi:
-Piano Sonatas, Sonatas for the pianoforte, Jos Van Immersel, Accent Plus
Joseph Haydn:
-Piano Sonatas, Hamelin, Hyperion (2 volumi)
W.A. Mozart:
-The piano sonatas; fantasias & Rondos, Alicia de Larrocha, Bmg (5 cd)
Jan Ladislav Dussek
-Piano Works of J.L. Dussek, Frederick Marvin, Dorian R., (3 volumi)
Johann Nepomuk Hummel
-Complete Piano Sonatas, Constance Keene, Newport C. (3 cd)
L.V.Beethoven:
-29 Piano Sonatas, Emil Gilels, Deutsche Gramophone (9 cd)


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