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sabato 23 aprile 2011

Aggregazioni jazzistiche inglesi recenti




Il jazz in Inghilterra ha subìto un'influenza notevole dagli ambienti del rock; se è vero che i precursori hanno radici americane, è anche vero che gli inglesi svilupparono una personale forma di fusione che era espressione di una nuova dimensione dei musicisti che aspiravano nel loro genere a ricreare forme e misure della musica colta: si andava dalle suites progressive alle ambientazioni orchestrali così come se si dovesse replicare un concerto o una sinfonia. Sebbene tali musicisti non entrassero nel merito di quella musica, i musicisti di Londra o di Canterbury fecero parlare di sè per le impressionanti e ricercate unioni tra il jazz e la ritmica rock. Il progressive e il jazz-rock inglese nell'arco di un ventennio fecero passi da gigante, creando vere e proprie associazioni di musicisti che si riunivano per suonare in più progetti d'intenti. Tuttavia nell'ultimo decennio trascorso, grazie al lavoro graduale di alcuni musicisti, in Inghilterra si è tentato di far convergere le riconosciute istanze jazzistiche con elementi di classicità. Gli ultimi Earthworks del batterista Bill Bruford, ex Yes e King Crimson, dimostrano che l'iniziale versante jazzistico è in perenne evoluzione e in procinto di andare molto più avanti del prog-jazz rituale, sebbene non ci sia ancora un centro di gravità stabile sulla classica: il progetto di Bruford è utile perchè utilizza i migliori musicisti inglesi e soprattutto costituisce il modo per portare alla ribalta il talento del giovane multi-fiatista Tim Garland, musicista jazz di estrazione classica. Garland, dopo alcuni iniziali lavori in cui si poneva in luce per le sue qualità tecniche ma ancora immerse in un contesto jazzistico, nel 2002 cominciò seriamente a trasferire le sue conoscenze "colte" nella composizione, dando un diverso dinamismo al suo jazz che acquisiva maggiore freschezza strumentale. Garland è uno di quei personaggi "misconosciuti" ai più con poche registrazioni ma tutte di valore: Garland diventa la pietra angolare di una parte considerevole del jazz inglese recente: i progetti con il trio degli Acoustic Triangle o degli Lighthouse Trio, permettono un avvicinamento sempre più calzante con la classica e portano alla ribalta un altro potente musicista: il pianista Gwilym Simcock. Le strade degli Earthworks, di Garland e Simcock si incroceranno più di una volta mostrando un nuovo lato del jazz britannico, che è diverso sia dagli approcci di molti gruppi che tendono ad aggiungere elementi derivanti dall'accrescimento delle competenze tecnologiche come ad esempio l'elettronica (è il caso dei Spring Heel Jack o dello stesso sassofonista Ian Bellamy primo militante degli Earthworks nei suoi progetti con i Food), sia da quello che tradizionalmente ha fatto la sua storia (tutto il blasonato jazz-rock dei sessanta ed oltre, partendo dai Soft Machine, passando per Keith Tippett, fino ai giorni nostri). La sensazione che se ne ricava è che una parte del jazz inglese stia pesando in maniera più determinante l'influsso della musica classica che in Inghilterra lasciò una prima vera impronta nell'età vittoriana con la nascita dei movimenti romantici e impressionistici (in cui è viene coinvolta direttamente) e poi con i primi barlumi della modernità; questa considerazione contrasta con quello che molti compositori stanno facendo al di fuori dell'Inghilterra e cioè quello di fornire agganci jazz alla composizione. Comunque sia, nonostante queste contrarietà, vanno rimarcate le qualità "colte" dei musicisti coinvolti la cui formazione esula da un preciso piano stilistico: a proposito del concerto di pianoforte solo scritto da Garland e suonato da Simcock, l'Independent scrive ".......Simcock è un musicista corretto del 21° secolo per il quale i confini dei generi non fanno ostruzione. Jazz?, funk?, boogie?, Shostakovich?. Tutta la musica è nelle sue orecchie....."
Stranamente però se questi artisti ricevono premi e consensi nella madrepatria, sono quasi trascurati dalla critica internazionale (ad eccezione di qualche critico d'oltreceano che inserisce le loro prove discografiche nelle best selections dell'anno, specificatamente il critico canadese John Kelman di All About Jazz): la critica jazz europea che specie in Francia, Spagna ed Italia assume spesso caratteri di campanilismo inutile, sembra non interessarsi più di tanto a dei musicisti jazz che sanno scrivere musica con un rinnovato senso di freschezza compositiva (seppure nell'assenza di innovazione artistica, poichè totalmente tonali) e soprattutto cogliendo la storicità in maniera semplice con un approccio stilistico che rimanda spesso ad un certo tipo di jazz che vide con Keith Jarrett negli anni settanta spostare il suo baricentro. Tuttavia, gli artisti inglesi sembrano più indulgenti con il patrimonio classico nazionale (quello romantico) e meno con la tematica nord-est europea che è stato un fondamentale elemento per Jarrett e tutti i musicisti Ecm. A favore degli inglesi va detto che, con probabilità prossima al 100%, solo i musicisti più preparati, più variegati e prodigiosi, possono riuscire nella contribuzione ad una formula musicale consolidata.

Discografia consigliata:
Earthworks:
-Random Acts of Happiness, Summerfold R.,2004

Acoustic Triangle:
-Catalyst, Audio B, 2003
-Resonance, Audio B, 2005
3 Dimensions, Audio B, 2008

Tim Garland:
-Storms/Nocturnes, Sirocco Music, 2002 (con Geoff Keezer, Joe Locke)
-If the Sea Replied, Sirocco Music, 2005
-Libra, Global Mix, 2009

Gwilym Simcock:
-Perception, Basho, 2007
-Blues Vignette, Basho, 2009
-Good Days At Schloss Elmau, ACT, 2011

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