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mercoledì 30 marzo 2011

Storie incrociate di musicisti polacchi e finlandesi

Krzysztof Komeda (1931-1969) fu assieme a Andrzej Trzaskowski (1933-1998), il principale propulsore del jazz in Polonia: non solo il pianista sarà ricordato per i meravigliosi quadretti d'autore innestati in alcune fortunate colonne sonore, ma anche per il fatto di aver dato vivacità ad una nuova scena jazzistica nel suo paese; Matuszkiewicz, Borowiec, Walasek, Kujawski sono musicisti, che se non diranno molto in termini di popolarità artistica, quantomeno faranno la storia locale poichè facevano parte di quella scena che ebbe il merito di approndire l'allora dilagante romanticismo jazz europeo, in Polonia. Komeda,in possesso già di uno stile più avanzato, tra il be-bop più moderno e il free jazz, marcò a fuoco l'educazione musicale di tanti giovani musicisti polacchi che grazie a lui conobbero (leggermente in ritardo) gli insegnamenti jazzistici che provenivano dai mostri sacri americani (Coltrane, Davis, etc.). I musicisti che alla sua morte rinnovarono il suo impegno, e che si rivelavano come i più preparati tecnicamente sulla scena polacca con la creazione di formazioni specifiche, furono tra gli altri il trombettista Tomasz Stanko, classe 1942, (Miles Davis nello stile, John Coltrane nello spirito) e il sassofonista poi anche violinista Zbigniew Siefert (1946-1979), che raccolsero perfettamente le prerogative musicali di Komeda. Il compositore polacco era alla ricerca di un lirismo che fosse meramente adatto ad esprimere un impressionismo "cinematografico" ma che potesse avere anche una valenza musicale, accogliendo al suo interno elementi tradizionali "balcanici": Stanko, soprattutto, oltre a partecipare nel suo quintetto, gli dedicò parecchi tributi, sia riaccostandosi al suo repertorio (Komeda ha scritto circa 70 colonne sonore), sia con il proprio gusto musicale che, all'inizio della carriera, risentiva in maniera evidente delle scorribande del free jazz statunitense. Comunque sia, quel modus operandi, in molti aspetti, sia avvicinava sensibilmente alla concezione "nordica" del jazz, tant'è che Stanko venne invitato a registrare musica presso la Ecm Records. Ma quegli anni furono esplosivi anche per altri piccoli paesi europei che non avevano un sufficiente background culturale per accettare quelle innovazioni; come successe in Italia con Enrico Rava, in Finlandia il primo divulgatore del free fu Edward Vesala: grazie a questo "lupo solitario" anche in quel paese crebbe la voglia di intraprendere percorsi meno in linea con le tendenze, ma sempre rispettando le tradizioni. Vesala, batterista e percussionista eccelso, con un sound efficace diviso tra "cavalcata batteristica" e percussionismo estatico, incrociò le sue sorti proprio con Stanko e con lui diede alla luce alcuni dei suoi episodi migliori: Vesala, purtroppo anch'egli prematuramente scomparso, era un vero impressionista del free jazz; la sua impostazione musicale era paragonabile ad un racconto d'osservazione di oggetti o di personaggi tratto da un libro fatto di bozzetti che prestano attenzione ai colori e ai profumi che ne possono scaturire. La tonalità di Stanko si adattava benissimo a queste immagini in bianco e nero, non solo per un fatto di affinità paesaggistica, ma anche perchè il musicista polacco si inseriva a meraviglia nelle idee del finlandese che regolava la composizione e i suoi strumentisti a mò di orologio, lasciandoli liberi di improvvisare nella struttura da lui creata e che spesso era un crescendo strumentale, che supportato dal suo drumming (uno dei pochi a trasferire nella batteria i propri concetti compositivi), trasportava l'ascoltatore da un quasi ascetico e contemplativo stato ad un più reattivo ed efficace modo di esposizione del tema (da cavalcata free). "Twet", "Balladyna" e "Almost green" di "Stanko e poi "Satu" e "Heavylife" (seppur diluito in una partecipazione democratica del quartetto) di Vesala dimostrano come i due fossero complementari nel proporre quel particolare stile in chiaroscuro che partendo da una base "free" riusciva a raggiungere un eloquente lirismo nordico.
E questo il finlandese lo fece con tutti i suoi ensembles, cercando con il tempo di integrare la sua formula: in "Lumi" del 1986 compare per la prima volta al piano la moglie Iro Haarla che introdusse nello schema di Vesala l'uso "misterioso" del piano nonchè alcune tessiture di contorno all'arpa. Haarla, nei suoi due capitoli solistici, ha dato prova di aver saputo approfondire la lezione di Vesala, poichè il suo stile non ha fatto altro che accrescere in maniera "mirabile" quei colori che solo un gran conoscitore di quel tipo di jazz può far risaltare: in tal senso "Northbound" e il recentissimo "Vespers" fanno parte del miglior jazz nordico di sempre, poichè ne costituiscono una reale e nuova prospettiva che fa tesoro della spiritualità dei posti (e non solo nordici, perchè spesso emergono riferimenti anche a tradizioni diverse) mettendo a nudo nella loro più ampia accezione tutti i lati positivi di strumenti come trombe, sassofoni, percussioni, etc. Stesse considerazioni possono farsi per la seconda giovinezza di Stanko, che dopo aver passato un brutto momento negli ottanta a causa della perdita totale dei denti, dovette rieducare le labbra ad un nuovo modo di imboccare la tromba consigliato dal suo dentista: un'allenamento costante fatto di lunghi suoni che evitavano i problemi della protesi, ma stranamente per Stanko questo evento fu un arricchimento stilistico che mise più in luce la profondità dei suoni della sua tromba e che probabilmente ha costituito il nuovo interessamento che la critica e il pubblico jazz gli ha profuso nel suo ritorno discografico alla ECM ripreso da "Matka Joanna" del 1994 individuando in Stanko uno dei principali rappresentanti di una particolare forma di jazz isolazionista.

Discografia consigliata:

Krzysztof Komeda
-Astigmatic (1966 - Muza)
-Litania: The Music of Krzysztof Komeda pubblicato da Tomasz Stańko Septet, Ecm 1997 (raccoglie rifacimenti di alcuni suoi brani relativi alle principali soundtrack dell'artista)

Tomasz Stanko
Quintetto con Seifert/Muniak/Stefanski/Suchanek,
-Music for K, Power 1970/Jazz Message from Poland, 1972/Purple Sun, Calig 1973
Quartetto con Vesala/Szukalski/Warren
-Twet, Power Bros R., 1974/Balladyna, Ecm 1976
Quartetti vari
-Leosia, con (Stenson, Jormin e Oxley), 1997 Ecm
-Soul of things, Ecm 2002/Suspended night, Ecm 2004 e Lontano, Ecm 2006(con un quartetto formato dai nuovi talenti del jazz polacco, Wasilewski, Kurkievicz e Miskiewicz)

Edward Vesala
-I'm here, Blue Master (per apprezzare il suo stile nell'unico disco di sola batteria)
-Nan Madol, Ecm 1976 (il suo capolavoro ed uno dei migliori dischi in stile "nordico")
-Satu (con Stanko e Rypdal) Ecm 1977
-Lumi, Ecm 1987 (con molte personalità del nuovo jazz finlandese)
-Ode to the death of jazz (con i Sound and Fury) Ecm 1989

Iro Haarla
-Northbound, Ecm 2006
-Vespers, Ecm 2011

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