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domenica 13 marzo 2011

Michael Daugherty



In "Earle Brown: Selected works 1952-1965" troverete al piano, computer ed elettronica, il nome di Michael Daugherty: l'americano, uno tra i più preparati compositori con un "curriculum" musicale da far invidia a qualsiasi compositore, pubblica tramite Naxos una ulteriore collezione di composizioni orchestrali, "Route66". Daugherty è molto apprezzato in America e d'altronde non vedo come non lo potrebbe essere data la sua impostazione musicale: un polistilismo non pieno, con riferimenti specifici alla tonalità di tutto il secolo romantico (da Beethoven a Ravel), afflato seriale inesistente, e una forza strumentale che si origina dalla sua formula musicale molto "americana", figlia per certi versi, del sinfonismo del novecento statunitense, con chiare influenze jazz e popolari. Virtuoso negli arrangiamenti orchestrali, Daugherty ha corso il rischio che spesso i polistilisti corrono, e cioè quello della mancanza di profondità della sua musica (un parallelo potrebbe essere fatto in positivo con l'altro compositore Michael Torke); nonostante i forti riscontri di una certa parte della critica Daugherty dà l'impressione di essere più incisivo nelle produzioni per "concert band" e molto più parco emotivamente in quelle "sinfoniche per orchestra": penso che l'americano abbia probabilmente raggiunto il vertice della sua espressività nelle composizioni meno popolarizzate e mi riferisco a "Motorcity Triptich", "Deus ex machina" oppure, in questo "Route66", a "Ghost Ranch", episodi più caratterizzati a livello tematico e musicale; la Naxos sembra puntare molto su quest'autore, poichè negli ultimi anni ha irrobustito le produzioni discografiche del compositore americano registrando molta parte del suo repertorio anche sotto forma di "classici". Sembra, comunque, che le sue composizioni siano più efficienti quando suonate per organici "più poveri", cioè per band di fiati o da concerto, che possono considerarsi il suo naturale punto di arrivo data la naturale predisposizione per quel formato (bandistico), e lo siano meno quanto imperversano sull'orchestralità alla "Metropolis Symphony" che pur presentando un notevole dispiegamento di energie, con tagli direi anche "cinematografici", non sempre riesce ad avere l'impatto necessario per imporsi emotivamente, così come invece succede nelle sale dei concerti.


Discografia consigliata:

-Metropolis Symphony & Deus ex machina, Naxos
-Motorcity Triptich, Naxos
-Philadelphia Stories, Naxos
-Brooklin Bridge, for band, Equilibrium R.
-Spaghetti Western, for English Horn and orchestra, Equilibrium R.

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