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sabato 19 marzo 2011

L'inquietante pop futuristico dei Radiohead



Pur nella oggettiva fatica di fornire nuovi spunti in una materia come quella dell'arte pop che in cinquant'anni ha espresso complete coordinate di esaurito sviluppo, molti musicisti cercano oggi di dargli nuove impronte sebbene in realtà non si possa far altro che assemblare parti, magari in maniera creativa tali da far risaltare la personalità dell'autore: ricordo che quando negli ottanta il pop si tinse di aspetti "dark" non si pensava minimamente che di lì ad un decennio potesse prendere connotati deprimenti: gli Smiths, tanto per fare un esempio, incarnavano un pop che aveva una forma e una sostanza ben definita ma che, pur trattando di argomenti interiori, manteneva un approccio musicale ancora appartenente all'area della speranzosa felicità. Il rinnovamento del "british pop" degli anni novanta e soprattutto la nuova estetica di "Ok computer!" dei Radiohead fu realmente qualcosa di sconvolgente e vicina all'epilessia popolare: i musicisti stavano formando la nuova espressione dei tempi, conseguenza di quella profonda "depressione" che ormai circolava in tutta la musica, sebbene con forme diverse: era "depresso" il movimento del nuovo country americano, erano tendenti alla "depressione" i movimenti dark ambient o quelli classici contemporanei; nel pop, per la prima volta, grazie ad "Ok computer!" venne introdotto il tema, cancellando in un solo colpo le rivisitazioni (ciascuna con le proprie particolarità) che tutti i gruppi britannici all'inizio dei novanta avevano messo in pratica per aggiornare la materia dei Beatles, Kinks etc. (mi riferisco ai Suede, Stereolab, Stone Roses, The La's, Verve, Oasis, etc.); quello del cosiddetto brit-pop era un movimento che si sviluppò forse con risultati migliori di quello che le sue credenziali suggerivano, dando vita ad una riorganizzazione "naturale" degli elementi della musica popolare: non erano certamente figli dell'abusivismo del genere, poichè trasferivano nella loro proposta elementi di novità artistica (pensate all'intelligente arrangiamento violinistico della "Bittersweet symphony" dei Verve, alle divagazioni glam dei Suede, alle melodie sintetizzatori e art rock degli Stereolab, etc., oppure con riferimento alle ultime correnti, pensate agli inserimenti melodico-progressivi del primo genesis-iano Peter Gabriel fatte dai validissimi Elbow) che erano frutto dell'adeguamento del pop alle nuove forme di tendenza. I Radiohead erano comunque un'altra cosa: molta critica li considerò un miracolo, interpretando in prospettiva temporale la loro modernità musicale, ponendo l'attenzione sulla tecnica e la produzione, ma quello che è controversa in realtà è la valenza "emotiva" delle canzoni del gruppo e di tutti i gruppi che oggi si rifanno a quello stile: "Ok Computer!" o "Amnesiac" ci permetterebbero di affermare che il loro successo potrebbe basarsi su quelle tre o quattro invenzioni (spesso bagnate nell'alveolo dell'elettronica leggera), ma d'altro canto quel particolare "umore" è sicuramente un aspetto "originale" che indubbiamente ha aperto delle nuove prospettive sul futuro del genere pop e sul quale non penso si possa dibattere anche alla luce dell'universalità della proposta che ha richiamato l'interesse di molti esponenti validi anche fuori dal campo della musica popolare che hanno "carpito" al volo quello spirito: compositori classici come Kamran Ince o pianisti jazz come Brad Mehldau, Ludovico Einaudi o Yaron Herman, ne sono le testimonianze più esplicite. Ma la domanda che mi pongo è questa: al di là dell'apporto storico al genere pop, gruppi come i Radiohead saranno ricordati nel futuro come fautori di qualcosa che ha a vedere con il pop oppure siamo in presenza di qualcos'altro, perchè se è vero che gli stessi iniziarono la loro carriera con dosi obblique di pop convenzionale, quello che è venuto fuori dopo "Ok computer" può considerarsi pop nell'accezione generale del termine o è un sound alieno che ascolteranno i nostri posteri fra cento anni? E' ancora pop? E' una miscela di rock, pop ed elettronica? La mia esperienza di ascoltatore al riguardo mi lascia spiazzato, perchè questi brani si apprezzano ma non si impongono, rimanendo spesso nel limbo di quello che si ascolta senza "ascoltare": cosa succederà per gli amanti del pop? Il domani musicale sarà questo? Un lasciarsi trasportare dal niente? Ciascuno si dia le sue risposte.

2 commenti:

  1. Si dà solo l'impressione che ho di loro. Un ottimo articolo. Di questi, mi piacerebbe leggere più spesso.

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  2. Grazie Gianluca per l'apprezzamento. Sicuramente altri commenti critici sul pop o sulla musica leggera sono già in cantiere.

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