Translate

domenica 20 marzo 2011

Kenny Wheeler



Sholto Byrnes, giornalista di The Independent lo descrisse così il 20 Agosto 2002:
Il suono di Wheeler è uno dei più caratteristici della storia della tromba jazz. Una sottile, nota soffiata oltre misura è seguita da una colorita raffica, un forte strillo che fa parte di una nota lunga e bassa che ruota intorno alla sua bocca come una gomma da masticare. Anche se i suoi fraseggi sono al confine con il romanticismo, come carta che assorbe inchiostro, il fraseggio più confortante è quello che si sostituisce a quello nostalgico, un momento di tenerezza con un urlo di panico. Egli ha i suoi riferimenti come marchi di fabbrica, ma è incapace di produrre fraseggi banali. Come le parole di un profeta, ogni nota conta". (mia traduzione)

Pochi, grandi musicisti, hanno saputo dare alla tromba una caratterizzazione tale da poter dare un senso di riconoscimento a chi la sta suonando: il canadese, trapiantato in Inghilterra, Kenny Wheeler è uno di questi. Anche oggi all'età raggiunta degli ottanta anni, Wheeler rimane un capostipite della tromba e del flicorno, con un'importanza pari a quella che i maggiori trombettisti nel jazz hanno avuto, per essere stati a capo dei nuovi percorsi stilistici che il jazz ha subito in un secolo: penso a Dizzy Gillespie nel be-bop, Chet Baker nel periodo cool, Miles Davis nell'ambito della fusion, Willie Dixon nel free, Don Cherry nell'etnia, Jon Hassell nell'approccio all'elettronica, etc.. Non c'è verso di confonderli.
Wheeler ha un significato altissimo non solo per le modalità in cui ha prodotto suoni, per cui potrebbe essere ricordato (in rapporto alla considerazione fatta prima), come uno dei fantastici dieci del nord dell'Europa, ma anche per gli ambienti frequentati. La sua carriera inizia, infatti, nel periodo in cui il jazz sta attraversando un vero e proprio "innamoramento" per le soluzioni orchestrali, con ensembles ricchi di organico, sia in Usa (con le esperienze di Carla Bley, Charlie Haden e Michael Mantler) sia soprattutto in Gran Bretagna (le aggregazioni famose della Spontaneous Music Ensemble e la Globe Unity Orchestra, in cui militavano gli astri nascenti del free jazz europeo (Evan Parker, Derek Bailey, Mike Rutherford, etc.): la sua iniziale impostazione musicale, naturalmente, ne risente con un suono diviso tra improvvisazione free e romanticismo melodico che si inserisce nelle varie strutture musicali a seconda dei casi. Il riferimento più immediato sembra Miles Davis, ma in realtà Wheeler se ne distanzia ampiamente: mentre Davis è perfetto per quei paesaggi intricanti, ritmici e misteriosi, che sembravano provenire da spazi siderali lontani, Wheeler evoca paesaggi più rassicuranti, più pastorali, immersi in una prospettiva nordeuropea se non proprio "nordica", con un fraseggio che è una perfetta simbiosa tra le possibilità che mente e fiato possono produrre nello strumento, giacchè in possesso di quella ricchezza di variazioni che difficilmente si trova in un trombettista; Kenny non disturba affatto nemmeno quando tenta di ricostruire le ballads ed è di una coerenza progettuale incredibile. "Gnu High", disco d'esordio per la ECM, è il disco che lo proietterà nella cerchia dei musicisti che contano, sebbene mostrasse una certa democrazia musicale condivisa con il talento immane di Keith Jarrett e con la perfetta percussività di Dave Holland al basso e Jack De Johnette alla batteria; un disco di "fusion" di altissimo livello, in cui Wheeler sfoggia in maniera chiara e senza ambiguità la sua bravura, rivestendo il moderno pianismo di Jarrett con il suo straordinario lirismo. Questa esperienza viene bissata l'anno dopo con "Deer Wan" dove al posto di Jarrett c'è Jan Garbarek nelle vesti di supremo guidatore di un quintetto che si arrichisce anche del contributo delle chitarre di John Abercrombie. Wheeler sta vivendo il suo momento d'oro: sia che lo si ascolti nelle prove solistiche (notevoli i dialoghi con il sassofonista Michael Brecker in "Double Double you") , sia nelle formazioni più sperimentali (le improvvisazioni di "Around 6" con Evan Parker o il quartetto dei settanta di Anthony Braxton) o nelle collaborazioni in altri ensembles (dove il suo apporto è fondamentale, si pensi agli Azimuth di John Taylor e Norma Winstone) il trombettista esibisce sempre un'ispirazione di primo piano: la sua discografia si arricchirà di molti nuovi episodi, di cui quelli più interessanti possono essere ricompresi a grandi linee nell'esperienza Ecm Records che durerà fino a "Long time ago" del 1999 e che annovera albums di spessore come "Music for large and small ensemble" in cui ritorna il formato orchestra di "Windmill tilter", con una predisposizione molto personale per il suono fiatistico e l'inserimento della vocalità della Winstone, che rispetta l'effetto lirico senza essere ridondante per via della larghezza del numero degli strumenti, e "Kajak" che doppia il precedente con un grado di innovazione minore e una maggiore convenzionalità. Il successivo ingresso nella Cam Jazz, se da una parte non aggiunge nulla nella costellazione sonora di Wheeler, il quale sembra insistere sull'improvvisazione in forma di ballata estesa, dall'altra ribadisce la purezza dei suoi intenti musicali che non pretendono di contaminarsi con le tendenze "classiche" di molti jazzisti di rango suoi colleghi.

Discografia consigliata:
-Windmill Tilter, Fontana 1968
-Song for someone, Incus R., 1973
-Gnu High, Ecm 1975
-Deer Wan, Ecm 1977
-Around 6, Ecm 1980
-Double double you, Ecm 1984
-Music for large & small ensemble, Ecm 1990
-The widow in the window, Ecm 1990
-Kajak, Ah Um,1992




Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.