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sabato 12 marzo 2011

Alcuni nuovi riferimenti del jazz del Far East


Gli ultimi vent'anni trascorsi in Giappone hanno prodotto un significativo cambiamento nei gusti musicali dei suoi abitanti: dopo aver avuto isolate individualità che si riconducevano comunque al jazz più tradizionale (vedi Toshiko Akiyoshi, Toshinoro Kondo, Makoto Ozone) il paese ha avuto una vera e propria esplosione delle teorie sperimentali e delle nuove forme di espressione musicale; non era solo l'avanzare dell'elettronica moderna attraverso colonne sonore o video animazione, vi era un consistente substrato di musicisti che da una parte rielaborava i punti di incontro tra generi più convenzionali, dall'altra faceva uso pesante della dissonanza, dei feedback e più in generale delle teorie che approfondivano l'utilizzo del "rumore". A coronamento di questa gioventù innovativa, che chiaramente si ispirava alle dimostrazioni scientifiche di Cage, si formò persino un movimento nazionalista chiamato "Onkyo Movement" di cui il principale artefice fu Otomo Yoshihide: chitarrista eclettico sempre a caccia di orgie rumorose, si divide tra la sperimentazione più ortodossa allo strumento, una vista nei meandri dell'elettronica e dei cosiddetti turntables (giradischi con mixer utilizzati per produrre rumori in skretch) di cui è un iniziatore, e un'attività jazzistica in organici allargati dove implementare il suo punto di vista musicale moderno con l'ausilio di eccellenti strumentisti che stilisticamente gravitano nell'area dei musicisti affiliati al jazz-rock con particolare enfasi sulla ritmica. Quest'ultimo aspetto è stato probabilmente il leit-motiv ripreso da tutta la nuova generazione giapponese, la quale, accanto a Yoshihide ha prodotto talenti anche in comparti affini: basti pensare alle evoluzioni progressive di molti gruppi nipponici o anche alle esperienze poste ai confini con il rock evoluto di gruppi come i Mono. Yoshihide quindi costituisce un punto di riferimento per l'improvvisazione jazz in Giappone e l'ultima prova discografica fatta di personalissime covers con il gruppo degli Emergency! ne costituisce una valida testimonianza: a differenza dei tanti dischi nettamente più sperimentali, questo con gli Emergency! risulta essere sicuramente più accessibile ma allo stesso tempo non dà un'idea errata del musicista.
Rimanendo nell'àmbito dell'area asiatica, la fusione tra jazz, rock, improvvisazione ed accenti progressive è l'impostazione del trombettista vietnamita Cuong Vu, incensato dalla critica specie per le sue collaborazioni frequenti nella band di Pat Metheny (era in "Speaking of now" e "The Way up"); figlio del modo di suonare di Kenny Wheeler e Chet Baker, Cuong Vu ha formato anch'egli alcune importanti formazioni in trio e in quartetto in cui ospitava artisti di notevole caratura, in cui ha presentato il suo stile attento a cogliere la dimensione e le sfumature dei suoni dello strumento: Vu alterna momenti musicali più lenti, atmosferici, in cui cerca di offrire uno "spatial sound" attraverso giochi di amplificazione, a momenti "neurotici" dove può esprimere anche il suo potenziale tecnico (questo nevrotico suono è prerogativa di pochi nel jazz, il trombettista americano Peter Evans ne è un fautore). Cuong Vu ha decisamente un suono accattivante e sebbene la sua discografia solista sia ancora minuta, il vietnamita può già vantare dentro essa due notevolissimi dischi: "It's mostly residual" con l'apporto scintillante di Bill Frisell alla chitarra e "Vu tet" in quartetto con Chris Speed sugli scudi al sassofono e clarinetto, lavori in cui molti critici intravedono anche una vena "psichedelica". "Leaps of faith" sua ultima fatica discografica rimane inserito nel solco musicale dei precedenti episodi con la differenza che l'artista prova a rimescolare attingendo al repertorio classico del jazz.
Hiromi Uehara è invece una fantastica pianista nata negli anni in cui i movimenti erano già a massimi livelli di divulgazione: in possesso di una tecnica pianistica formidabile, la stessa accosta il piano e le tastiere elettroniche in un ambito jazz-rock memore dei tempi migliori di Chick Corea, con un elemento in più, quello costituito da una impostazione "tradizionale" riscontrabile nei meandri delle sue composizioni. "Another Mind" del 2003 e "Spiral" del 2006, la proiettano in un spasmodico viaggio musicale e ritmico che è qualcosa in più di un semplice ripescaggio della fusion dei settanta con tanto di influenza classica, vi è un utilizzo eclatante dell'elettronica tradizionale applicata allo strumento e un fervore tutto "giapponese".

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