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domenica 27 marzo 2011

Alle origini della musica cosmica (seconda parte)


L'avvento della new age e le esigenze di melodicità e relax che da essa scaturivano (la nascita della "space music") e una ormai collaudata esplorazione sonora dello spazio cosmico posero dei forti paletti ad una continuazione omogenea del fenomeno della scuola di Berlino. I Tangerine Dream con "Stratosfear" intraprendono un evidente ingentilimento delle loro prerogative e lo stesso faranno i suoi elementi, con Klaus Schulze e Edgar Froese che non esitano anche a sfruttare economicamente il successo che arrivò dopo le loro migliori prove. In Germania, comunque, l'eco di quelle suite "spaziali" che avevano rappresentato una delle pozioni musicali più originali della musica in generale, non si spense; nacquerò ancora per altri venti anni, artisti e gruppi che rimandavano a quella "vecchia" idea di cosmo: basti pensare al duo Software o a Bernd Kistenmacher, che comunque nulla aggiungevano alla collezione essenziale del genere; altri invece tentarono di condividere le esigenze "cosmiche" con altri stereotipi: si pensi a Peter Frohmader, dimenticato e sottovalutato musicista che era riuscito nell'intento di affiancare l'elettronica (anche quella di Schulze) alle tematiche dei compositori classici sperimentali come Stockhausen e Cage e che nel periodo migliore della sua carriera, dedicò uno specifico episodio allo spazio in "Macrocosm"; oppure poco fuori dai confini tedeschi si pensi a Klaus Schonning in Danimarca, che tentò di coniugarle con l'ascetismo naturalista delle sue zone, oppure a Gandalf, in Austria, che invece tentò di conferirle in un involucro folkloristico di tipo fiabesco: in generale, però l'aspetto che emerge è che quella formula trovata dai Tangerine Dream e soci sia stata accantonata per dar posto a qualcosa di più accessibile (tutta la copiosa discografia successiva dei Tangerine lo dimostrerà) e in linea con il bisogno di "benessere" strumentale: tutta la new age dagli anni novanta in poi diventerà riciclo di idee supersfruttate (dischi in piano solo, soprattutto neoclassici, pasticci elettronici che spesso presentavano elementi più per la fruizione "leggera" che per un pubblico di appassionati preparati)

La scuola berlinese fu però dimenticata in maniera abbastanza evidente, nei primi anni ottanta da quella che nacque a Los Angeles per opera di alcuni musicisti chiaramente influenzati dalle teorie cosmiche tedesche. Si cominciò ad imporre un'estetica diversa dell'insieme cosmico tradizionale, poichè i musicisti cominciavano ad utilizzare lo spazio cromatico musicale per creare "monumenti" sonori, vere e proprie costruzioni musicali composte attraverso l'elettronica. Lo scopo era quello di raggiungere i legami correlati all'interiorità dell'individuo: l'intuizione fu quella di cercare di sperimentare sulla musica, la possibilità di descrivere i possibili stati d'animo dell'uomo riproducendo in scala umana quello spazio che era riservato al cosmo. Steve Roach, discepolo dichiarato di Schultze, è stato tra quelli che più si è impegnato allo scopo, con una discografia vastissima e di valide proporzioni, tuttora in aggiornamento; Roach, che da molta critica specializzata viene considerato una della massime espressioni musicali del novecento, ha riversato la lezione cosmica nell'onirico, nella ricerca sonora dell'arcano in compenetrazione con il moderno, ma di spazio in senso stretto raramente se ne parla in maniera diretta o in tal senso si consolida una trattazione. Più specifici al riguardo furono Michael Stearns, che partendo da "Planetary Unfolding" costituì invece una diretta e approfondita meditazione sullo spazio cosmico, con molti elementi che ne richiamavano una sorta di "rappresentazione cinematica": Stearns fu uno dei pochi a lavorare in tal senso, tanto da diventarne un esperto. Così come Kevin Braheny su "Galaxies" rappresentò la sua idea di cosmo "gentile" e "sospeso" che possa cullare l'individuo senza aggredirlo psicologicamente. Ulteriori esempi della dicotomia tra cosmo inteso in senso materiale e sonorità cosmiche dirette all'uomo, furono prodotte a San Francisco, dove Costance Demby costruisce in "Sunborne" la sua ipotesi di new age cosmica e sacra correlata con gli spazi "psicologicamente" innarivabili dell'umanità. Direi, poi, unica è l'esperienza di Robert Carty, originario del Kansas, che forma una propria etichetta indipendente la Deep Sky Music, vendendo i suoi cd su richiesta (l'ascolto invece è interamente disponibile sul sito www.soundclick.com alla pagina dell'artista): Carty, specie agli inizi della sua carriera (più di quaranta raccolte), affianca alla cosmicità delle sue organizzate sculture elettroniche, un evidente misticismo utile per la mente ed il corpo; così come quest'ultimo aspetto è evidente ed ulteriormente approfondito nella spiritualità tibetana di David Parsons. La new age strettamente di stampo cosmico quindi subisce una personale evoluzione che con il tempo tende a riportare il cosmo nella dimensione interiore umana: negli ultimi tempi, un esempio valido di musicista che abbia utilizzato l'ambiente cosmico in rapporto al contesto mi sembra quello di Jonn Serrie: specializzato ormai in musica per planetari, così come viene richiesto a molti musicisti di "space music", l'artista americano ha cercato di creare anche un certo "romanticismo" non vacuo di fianco allo sfondo spaziale.

Se è chiaro che qualsiasi genere musicale possa mostrare obsolescenza in rapporto al passato non è chiaro il motivo per cui non ci possa essere qualcuno che lo possa rinverdire con nuovi episodi: aprire nuovi spazi alla ricerca (e l'elettronica è certamente uno di quelli dove più veloce e consono si presenta il processo di ammodernamento) non significa dimenticare la storia. Quello che oggi rimprovero ai nuovi musicisti (e l'ammonimento servirebbe anche per i "mostri" sacri) è di non avere abbastanza coraggio per poter continuare ad esprimere la loro coerenza umana ed artistica. Se una volta, attraverso la musica, si sognavano i viaggi intergalattici (l'esperienze cinematografiche di "Incontri Ravvicinati del terzo tipo" o "Star Trek" con le colonne sonore di Jerry Goldsmith furono l'apice dell'interesse per lo spazio) perchè non continuarlo a farlo? Nel campo della composizione classica vi è stato un ritorno alle tematiche cosmiche (i danesi Brosgaard e Holmen, vedi miei post), mentre latitano nell'elettronica delle reali proposte che non siano calpestate da quelle che oggi potrebbero essere solo una colonna sonora di un ipotetico passatempo in un centro commerciale; come asseriva Edgar Froese...."noi non ci siamo mai autodefiniti una band elettronica o che produce musica elettronica, quello che facciamo è qualcosa di completamente diverso".



Discografia consigliata:

Berlino
-Edgar Froese, Aqua, Blue Plate Caroline, 1974
-Chris Franke, Babylon 5, Varese S. 1995
-Software, Electronic Universe, Innovative Communication 1985
-Peter Frohmader, Macrocosm, 1989
-Bernd Kistenmacher, Wake up in the sun, 1987
-Klaus Schonning, Symphodyssè I, 1989/Symphodyssè III, 1991

Los Angeles e California:
Michael Stearns
-Planetary Unfolding, Continuum Montage 1981
-Lyra sound constellation, Continuum Montage 1983
-Kronos, Sonic Atmosphere 1985
-Kevin Braheny, Galaxies, Hearts of space 1988
-Robert Carty, Natural wonder, Cro2, 1992
-Constance Demby, Sunborne, 1980
Steve Roach
-Empetus, Fortuna 1986
-Dreamtime Return, Fortuna 1988
-Wordl's Edge, 1992



Vi consiglio anche la lettura di "Digital Gothic", libro di Paul Stump dedicato ai Tangerine Dream in cui viene commentata criticamente e divisa in quattro periodi tutta la discografia del gruppo.

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