Translate

martedì 1 febbraio 2011

Nuove prospettive della musica country



Il primo tentativo di coniugare il country con l'elettronica fu fatto nell'83 da Neil Young nel suo album "Trans": sebbene il connubio facesse leva sull'utilizzo di una elettronica "povera", molto semplice nell'approccio, Young fu pesantemente criticato per aver creato qualcosa che era molto vicino all'orrendo o al disgustoso musicale, tant'è vero che quel disco e i relativi concerti furono qualcosa che si chiuse subito nelle intenzioni dell'artista. Un'altro esperimento fu condotto qualche anno più tardi da Stan Ridgway che segnalava il ricorso ad una elettronica subliminale, nell' episodio morriconiano di "Camouflage"; sta di fatto, comunque, che riesce difficile per i musicisti che si cimentano nell'argomento riuscire a creare qualcosa che possa funzionare veramente e spesso i connubi sono casuali. Nei novanta nasce tra le tante applicazioni della musica, l'elettronica lo-fi applicata alle registrazioni, un modo nuovo di presentare un prodotto musicale che si caratterizza per la "bassa fedeltà" delle registrazioni, che manipolate divengono ovattate e smorzate: la nuova rappresentazione musicale colpisce molti sottogeneri musicali del rock e viene preferita da tutto il movimento indie del momento, senza escludere anche quei filoni musicali che fino ad allora si ritenevano lontani da quel tipo di rappresentazione sonora, perchè incompatibili con le proprie tematiche: il country ed in specie la sua parte moderna, costituita dai gruppi alternativi a Nashville, grazie anche ad una copertura pop che si fa presente nelle origini compositive degli stessi, comincia a prendere in considerazione l'elettronica non pesante che possa fornire adeguato contorno alle canzoni; in particolare i californiani Grandaddy, gruppo di Jason Lytle, si distinguono in "The Sophtware Slump" per l'uso appropriato dei ritagli elettronici dentro la struttura, sebbene anch'essi (come la generalità dei gruppi che tentano qualche strada in tal senso), la usino in maniera ambigua, affascinati dai nuovi percorsi ma anche sospettosi di una loro invadenza. Dal mondo delle indie molti cercheranno di inserire le loro trame pop nei meandri di una elettronica più o meno diffusa nelle loro composizioni; si tratta sempre di opere che non fanno parte di una carriera stabilita ma rivestono un carattere episodico. E' ad esempio il caso dei Matmos, che nel loro album "The West" danno la migliore dimostrazione di come ci siano ancora territori da esplorare in questa unione. ......"The West" sembra un disco di country & western strumentale suonato dalle macchine oppure suonato da Pierre Henry....commenta Scaruffi nella biografia a loro dedicata, che, aggiungo, prende in considerazione i nuovi modelli dell'elettronica rock e fa dimenticare completamente quella poco funzionale alla Kraftwerk usata da Neil Young in "Trans": la cosiddetta glitchmania, la tecnica di collage sonoro ristabilisce un nuovo contatto tra mondi musicali apparentemente incapaci di potersi confrontare.
Quando il glitch non è usato, molti gruppi sperimentano leggiadramente: i Wilco nell'album "Yankee hotel Foxtrot" o in "Less than you thing" di "A ghost is born", fanno largo uso di suoni digitalizzati in una struttura country, così come il country-folk lo-fi degli Iron & Wire di Samuel Beam di "The Shepherd's dog" sono esempi di questa nuova sensitività che passa anche da una presunta freddezza di suoni campionati. Inoltre, non si escludono le possibilità interattive che potrebbero provenire dagli artisti operanti nei generi dell'ambient o della newage: tutti spunti adeguati per donare una vera e più duratura prospettiva alla musica country, quantomeno per quella che da molto tempo è legata ad aspetti meramente "tradizionali".

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.