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giovedì 3 febbraio 2011

Mogwai: la tradizione del post-rock


Quello che fa la differenza in un disco di post-rock è essenzialmente i particolari sonori, le trame e soprattutto la tensione che riesce a trasmettere: i Mogwai, punta di diamante del movimento relativo inglese, sono stati tra i primi gruppi a raccogliere l'eredità musicale che si era formata nel mondo del rock; la fine degli ottanta vede infatti l'estremizzarsi della globalità musicale che fa sì che quello che ha origine in un paese, venga suonato alla stessa maniera in un altro. Questo fenomeno, che potrebbe essere anche in qualche modo criticato perchè non lascerebbe scampo alla considerazione che ovunque si trovino le stesse persone e cose, giocò sul particolarismo strumentale in luogo di quello che il rock aveva fatto nei suoi periodi "forti" e cioè preservare l'individualismo dei musicisti ed estremizzarne la bravura; con il post-rock non è più necessario ascoltare un assolo di Hendrix per emozionarsi, qui quello che conta è la struttura del brano, il risultato d'assieme come in una somma delle parti: i musicisti, dopo gli Slint in America e i Talk Talk in Inghilterra, possono pescare in una vasta gamma di territori, alcuni dentro il rock (la durezza dei suoni tipica dei movimenti grunge e hardcore del decennio precedente senza dimenticare l'influenza onnipresente dei Velvet Underground), altri nettamente fuori da esso: l'ambient di Eno, riconosciuta in tutte le sue alterazioni musicali, dall' ambient per la dance a tutta la produzione dell'etichetta rock 4AD che per prima puntò ad una estrema visione "sognante" (il dream pop) delle tonalità musicali. La regola fu quella di poter attingere a qualsiasi cosa fosse ritenuta utile per mettere in moto la "costruzione" musicale: in tal senso molti gruppi post-rock attinsero anche dal jazz (specie per regolare nuovamente i ritmi) e dalla classica, per la quale gli accostamenti ai suoni di Satie via Eno e quelli dei minimalisti americani ben si riflettono nelle dinamiche dei tempi. Ecco quindi la spiegazione del termine post. Domanda. Rock del futuro? Gli ultimi anni di appiattimento mostrano che forse anche per questo genere musicale sarebbe opportuno interrogarsi, ma allo stesso tempo c'è anche la voglia per molti musicisti di andare oltre i limiti che lo stesso può produrre: non è un discorso semplice, e soprattutto sarebbe bene non rimanere àncorati al passato, ma la sensazione è quella di una certa saturazione data dal rapido sviluppo delle forme musicali.
I Mogwai, per ciò che concerne la loro discografia, rispecchiano tutte queste considerazioni appena dette: acclamati dalla critica per il loro vero esordio discografico "Young Team" che ancora oggi viene considerato una delle pietre miliari del genere soprattutto perchè costituisce una valida alternativa al capolavoro degli Slint (gruppo americano da cui gli stessi si sono ispirati), subito dopo quel disco si sono incanalati nel più ordinario post-rock che potesse esistere; si sono ridotte in maniera evidente le tensioni strumentali e anche le costruzioni sonore sono diventate ordinarie con la realizzazione di dischi pienamente nella media di sufficienza del genere. Con "The Hawk is Howling" il gruppò recuperò più che l'energia la brillantezza compositiva e questo ultimo episodio di "Hardcore will never die, but you will" dimostra ancora come i Mogwai possano considerarsi un gruppo pieno di competenze, nella consapevolezza di pubblicazioni che presentano episodi nettamente sopra la media ("White noise", "Rano Pano""Death Rays" "You're Lionel Richie") ed altri privi di fantasia.
Discografia consigliata:
-Young Team, Jetset 1997
-Happy songs for happy people, Matador 2003
-The Hawk is Howling, Wall of Sound, 2008

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