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sabato 5 febbraio 2011

Milton Babbitt


....Non posso credere che la gente realmente preferisca andare ai concerti cercando di riascoltare qualcosa in modo da ricreare le stesse condizioni intellettuali, sociali e fisiche, quando può restare a casa con condizioni più confortanti e stimolanti sentendo quello che desidera nel migliore dei modi. Non riesco ad immaginare cosa accadrebbe alla letteratura oggi se si fosse obbligati a riunirsi in una sala di lettura sgradevole leggendo romanzi proiettati su uno schermo.... Babbitt, Classic Essays on 20 century music.

Il vero obiettivo di Babbitt era quello di trovare una giustificazione al nuovo modo di pensare dei tempi: si trovò davanti ad un'era (quella moderna) che era riuscita a divenire una vera mente pensante, che se da una parte elevava il contenuto culturale dei temi trattati, dall'altra ne evidenziava "pericolosamente" tutti i suoi aspetti, anche quelli più profondi e nascosti. Dalla scuola viennese di Schoenberg, riprese il tema della serialità, ma lo approfondì in modo ancor più matematico per poterlo estendere a tutti gli elementi primordiali della musica (ritmo e dinamiche); ne uscì fuori per la prima volta (ed in parallelo con l'esperienza parigina) un nuovo modo di "sentire" la musica che forse costituiva un miglioramento della serialità dodecafonica di Schoenberg e Webern, poichè proiettava in maniera ancora più precisa e chiara quali fossero i problemi che l'uomo stava per affrontare. Certo, uno status mentale, fatto di riflessioni, di ansie, di mistero e glacialità sociale, ma tremendamente al passo coi tempi; qualsiasi musicista oggi, "deve" e sottolineo "deve" inserire nei suoi ascolti formativi il Babbitt integralmente seriale. La sua carriera spesso viene divisa in tre parti: la prima, fondamentale, dove il serialismo è utilizzato soprattutto al piano e agli archi, la seconda, altrettanto importante, dove le sue teorie vengono letteralmente trasferite nel mondo dell'elettronica soprattutto per le pregnanti novità introdotte dal compositore nei rapporti tra sintetizzatore (anche registrato su nastro) e canto (anche sovrainciso), la terza che allarga a tutto il resto degli strumenti le proprie idee compositive, regalando spesso anche motivi di più immediata comprensione. In tal senso importanti furono i contributi seriali dati alla chitarra, al sassofono e al clarinetto, senza dimenticare che egli indicò una strada alle nuove avanguardie jazzistiche grazie al seminale episodio di "All Set". La sua scomparsa deve indurci a pensare che l'agognata complessità musicale non dovrà rimanere solo un modello tecnico per i nuovi compositori, la sua "apparente" voglia di razionalità, di calcolabilità nasconderà sempre un'obiettivo presente nell'animo più profondo dell'uomo a cui pochi hanno voluto dedicarsi nella seconda parte del secolo passato, secolo rappresentativo dell'alienazione umana e sociale. E di questo aspetto creato dalla modernità contemporanea (e che ci accompagnerà anche per il futuro) e, quindi non solo della rinomata tecnica, bisognerà fargliene carico.


Discografia consigliata:

Dal 1947 al 1971

-Piano Works, Taub, Harmonia Mundi
-String Quartet No. 2 su String Quartets: Seeger, Perle, Babbitt, Nonesuch LP, Composers Quartet
-All set for jazz ensemble su Spectrum: New american Music, Nonesuch

Dal 1972 al 1980

-Philomel/Phenomena, etc., New Wordl Records
-Correspondences for string orchestra and synthesized tape, Chicago Symphony Orchestra, Levine
-Images for saxophonist and synthesized tape su Contemporary Saxophone, Sampen, Neuma

Dal 1981 in poi

-Soli e duettini, Naxos
-Concerto for Piano and Orchestra; The Head of the Bed, New World Records
-Sheer Pluck su Contemporary Guitar Works Music and Arts, Todd Seelye

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