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sabato 26 febbraio 2011

La nostalgia come elemento della composizione odierna



C'è stato un momento nella storia nella new-age, specie ai suoi albori, in cui molti avevano individuato una sorta di rinnovamento del movimento romantico classico; questa appendice derivava da un'analisi che non era limitata solamente al periodo d'oro del Romanticismo costituito dalle composizioni meno virtuosistiche dei vari Chopin, Schumann, Liszt etc., ma abbracciava anche quei movimenti apparsi temporalmente più tardi che sposavano le visioni impressionistiche e neoclassiche apparse tra la fine dell'ottocento e i primi vent'anni del novecento: il riferimento era in questo caso a Debussy, Ravel e agli autori inglesi, nonchè alle visioni "ambientalistiche" di Erik Satie, vero e proprio "tesoro" riscoperto a piene mani sessant'anni dopo e facente parte di quei filoni letteralmente rivoluzionari della letteratura di quegli anni: al di là del tributo in musica di "Parade" fatto per omaggiare Picasso e il cubismo, Satie nelle sue "Gymnopèdie" e "Gnossienne" stabilisce un nuovo standard allora sconosciuto per la musica, fatto di poche note ripetute, sospese, irrimediabilmente "atmosferiche" che hanno la malinconia e quella forza intrinseca dei maestri romantici ma se ne distanziano per la rilevanza tecnica. In verità un fondamentale contributo venne anche dai compositori provenienti dalla scuola classica russa, in particolare quella imparentata con le opere degli impressionisti (Rachmaninov ad esempio), con la parte più nostalgica e religiosa delle composizioni di Shostakovich e soprattutto quella che abbracciava le allore nascenti teorie filosofiche provenienti dall'Oriente, che tendevano all'equilibrio psico-fisico umano sfruttando "apparenti" stati di calma fisiologica; questi insegnamenti, che arrivavano da artisti orbitanti nella zona russa ed armena con evidenti allacciamenti con la cultura religiosa ortodossa, come Georges I. Gurdjeff* e Thomas De Hartmann, venivano tradotti egregiamente in musica tramite composizioni (per lo più pianistiche) che tendevano ad un chiaro misticismo e intrinseco spiritualismo, come nelle rivelazioni dei quadri di Kandinski, cui De Hartmann era fortemente legato. Su questo impianto musicale si sono inquadrati gli assi principali su cui si basa (e si basa ancora oggi) tutta una serie di movimenti, musicisti e istituzioni discografiche: quei nomi altisonanti diventano i modelli imprenscindibili di riferimento di molta parte della new age pianistica (chiamata anche "neoclassica" in ossequio a quanto detto), ma anche di quella non strettamente pianistica, che coinvolge in maniera variegata e in alcuni casi con allargamento dei modelli citati, molti suoi rappresentanti, confondendo spesso anche la fruizione: penso per es. a Yanni o a Vangelis che nell'apice delle loro carriere discografiche venivano presi in esame più per la ricercata commercialità delle loro proposte considerata come punto di arrivo della musica cosmica, e non tanto per le qualità "classiche" della formula musicale. Inoltre, le impostazioni musicali che affondano le radici in quei modelli sono anche uno dei termini di riferimento dei pianisti e/o musicisti dell'etichetta Ecm di Eicher: se la ricerca di Keith Jarrett è l'esempio primario e maggiormente influente, tutto quello che l'etichetta ha espresso a livello di musicisti nei decenni successivi in molti casi ha sempre un referente in quella cultura, sebbene venga mediato dalla modernità e naturalmente anche da altre influenze. E gli esempi non si fermano qui: il "neonato" movimento chiamato "modern classical" è un chiaro esempio di come anche altri generi si siano accostati a quel sentiment musicale mediando posizioni musicali che partivano da situazioni che solo con un notevole rallentamento dei tempi potevano dare vita a risvolti "neoclassici": si parte dallo slow-core, dal post-rock o dall'elettronica per raggiungere un nuovo punto d'incontro che ha sempre quello spirito di "sospensione" o da "sogno". Ed ancora: tutto il movimento minimalistico europeo, da Part a Gorecki fa una profonda riflessione che è frutto sia delle ovvie tematiche di stampo baltico ma è anche immersione nelle tonalità "in sospensione" di Satie e Gurdjeff. Si può quindi affermare che oggi una parte rilevante dei musicisti di ogni genere sta conducendo sforzi in quel senso, forse nell'estrinsecazione della difficoltà dei tempi e dei suoi effetti che si rinnovano nel tempo (specie se si pensa che di solito nella storia hanno preceduto sempre periodi di depressione economica e/o di guerre), con musicisti che invece che lavorare sull'innovazione musicale, cercano di lavorare magnificamente sull'innovazione dell'animo e la sua preservazione.



Appendice

Il pensiero di Gurdjeff tratto da un passo di Wikipedia sull'autore:

Gurdjeff propose una sua personale classificazione delle tradizioni spirituali esistenti:
La prima via, la "Via del Fachiro
", basata principalmente su un lavoro sul corpo.
La seconda, la "Via del Monaco
", basata principalmente su un lavoro sul sentimento.
La terza, la "Via dello Yogi
", basata principalmente su un lavoro sulla mente.
Secondo Gurdjieff
, le "vie" tradizionali per lo sviluppo interiore dell'uomo risultano inadatte alla vita dell'uomo occidentale, in quanto richiedono l'abbandono della vita ordinaria per dedicarsi interamente ad esse.
La Quarta Via
, la "Via dell'uomo astuto", pone l'accento sulla armonizzazione dell'uomo in tutte le sue parti costituenti, permettendogli di poter continuare la propria vita quotidiana normalmente. La sua particolarità consiste nell'essere attiva nella vita di tutti i giorni, perché propone l'apprendimento di un "Sapere" antichissimo, tramandato esclusivamente oralmente e per pratica diretta, con il quale l'uomo addormentato può risvegliarsi dal suo torpore profondo, iniziare a conoscere se stesso, ed "aprirsi" a quelle zone luminose interiori, inesplorate e Sacre, attraverso il primo raggiungimento di una nuova qualità di Essere.

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