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giovedì 10 febbraio 2011

Keith Fullerton Whitman



Mentre Brian Eno fa discutere per il suo concetto di “musica generativa”, altri musicisti nel campo dell’elettronica utilizzano programmi tarati sulla propria personalità musicale: Keith Fullerton Whitman, compositore americano si esibisce con un computer sul quale sono montati un paio di programmi (Max/Msp, Logic Pro) che gli permettono un ampio controllo delle fonti creative di suono.
La formazione musicale di questo interessantissimo cultore della materia è variegata e prende in considerazione tutta la storia dell’elettronica applicata anche ai generi musicali: si va da una base di Stockhausen e Subotnick, una pennellata di elettronica moderna (drum’n’bass e psychedelic jungle), la sperimentazione dei gruppi progressive (in specie i primi Pink Floyd), l’ambient di Eno , il movimento cosmico tedesco, tutto il minimalismo americano, i suoni concreti, la musica per computer. Quindi, un’artista preparato, la cui produzione discografica è cominciata nel 1998 con “Oiseaux 96-98” grazie allo pseudonimo Hravatski, esperienza quasi totalmente addentrata nell’elettronica dance: ma di quest’ultimo aspetto in verità già si notano coordinate alquanto eterogenee, che mostrano Fullerton Whitman alle prese con la ricerca di un suono digitale confezionato in forma d’arte: sebbene il tentativo di amalgare trame sonore che possano condurre a quel risultato non riesca compiutamente in quel disco (e anche in quello successivo”Swarm and dither” del 2002), l’idea giusta è quella di tracciare un percorso musicale quasi “pittorico”: aderendo alle teorie di Kurt Schwitters, pittore particolarmente apprezzato nel collage e nella raccolta dei materiali “residui”, Fullerton Whitman cerca anch’egli di costruire un “mosaico” digitale facendosi scudo di elementi vecchi e nuovi che incorporano sia la sperimentazione dei vecchi maestri sia la sua voglia di rinnovare l’arte attraverso la manipolazione digitale su strumenti (soprattutto chitarre e sintetizzatori) e suoni. La ricerca di Whitman è tutta imperniata sul raggiungimento di quest’obiettivo così come documentata nel decennio passato dagli episodi discografici che mostrano una maturità artistica in crescendo, che si caratterizza inizialmente per la riproduzione digitale delle chitarre in “Playthroughs”, episodio che sposta il musicista completamente sul versante “drone”, l’eterogeneità di “Antithesis” e del più sbrigativo “Schöner Flußengel”, entrambi posizionati nei meandri della sua originale formazione stilistica così come accennato prima, il minimalismo alla Reich di “Multiples” che presenta comunque una sua caratterizzazione musicale in antitesi rispetto a quelle teoriche del compositore americano, fino a “Lisbon” la sua prova più personale, dove il drone, l’effetto elettronico alla Subotnick, il noise, il sottofondo “mantra” cosmico, il caos pink-floydiano subisce uno dei migliori collage sonori mai prodotti, non entrando in contatto con banalità che avrebbero potuto rendere il lavoro poco interessante.
Frattanto, l’attività di Whitman (che spesso si concretizza anche in registrazioni fatte in apposite stanze universitarie) si diluisce anche in una serie di materiali sonori pubblicati sotto forme antiche (non solo LP, ma anche cassette, 7”, etc.) che meglio sarebbe stato, se gli stessi fossero stati assemblati con coerenza su un unico disco a tutto vantaggio della qualità: in queste registrazioni spiccano la Parte 1 del progetto “Taken Away”, gli esperimenti fatti con la chitarra oud (sì la chitarra egiziana) che viene inserita nei suoi contesti musicali di riferimento senza le stesse manipolazioni costruite su quella acustica o elettrica, i riferimenti a tutto l’asse tedesco Stockhausen-Kosmic music che imperversano in “Disingenuity b/w Disingenuousness”.
Discografia consigliata:
-Oiseaux 96-98, Reckankreuzungsklankewerkzeuge, 1999, come Hravatski
-Playthroughs CD, Kranky, 2002
-Antithesis LP, Kranky, 2004
-Multiples CD, Kranky, 2005
-Lisbon CD, (riproduzione live dell'esibizione del 4 Ottobre 2005 a Lisbona), Kranky 2006

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